Tagli (32). quelle con gli occhi grandi

<<Questo “Tagli (32)”… mi ‘getta’ oggi, dopo pranzo, ma ha due flussi principali che pulsano attraverso… Nel piccolo periodo in  cui sono stata a scuola tra … no, non bambini, già ragazzi e quasi tutti più alti di me, mi sono tuttavia resa conto parlando con loro (di attualità, informazione, sessualità, altro…) ci sono delle zone d’ ‘ingenuità’ che conserviamo nelle vite, per cui crediamo alla realtà di alcune cose, e sono per noi tali. Non è banalmente ignoranza… non so se riesco a spiegarmi. Non è, tantomeno, il mio un elogio al candore, ma è una riflessione sul fatto che questo può essere meraviglioso, quanto può diventare pericoloso questo se i cattivi, quelli veri della vita, strumentalizzano.

In connessione a tale esperienza mi è venuto in mente di come rispetto alle favole che mi raccontavano da bambina fossi poco, o per nulla, propensa a cercare nell’immediato dei simboli, o affini, … (magari ricordo male). E, al di là della divisione tra buono e cattivo, non credo di aver mai dato centralità alla morale della favola, tranne al “felici e contenti” che doveva piacermi tantissimo, credo.

Ho chiesto a mia madre: “Ti ricordi quella favola che mi raccontavi sempre, di Gomitolino? Ha cominciato a ripercorrere alcuni passaggi, ma ci siamo accorte che non ricordavamo più precisamente il finale e penso questa favola si potrebbe perdere alla memoria finché non troverò delle tracce al di fuori del cerchio d’oralità tra me e mia madre

Segue “Tagli (32)”. Credo di essere sempre più distante da qualche ‘forma’ di poesia… Quindi?… >>

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[…] il bacio della notte, appena sul pube,

bambino, il bacio della notte, appena

uomo, il bacio della notte

un po’ più giù sul cuore: lì dove arriva

il cuore, per quando vorrai amare,

fuori morale, ogni pre-visione.

[…]

Vorrei tu mi raccontassi una storia,

quelle con gli occhi grandi

come fanali nella notte

a bordo ciglio

quelle storie dove i lupi sono veri,

la nonna non è la tua nonna, il cacciatore

è buono, però povero lupo…, il bosco è proprio quello,

proprio in quel posto lì; dove non ci sono simboli,

metafore, dove Cappuccetto scappuccia il capo rosso

ed è proprio CappuccettO, e mai CappuccettA, mai rossA.

Vorrei tu mi raccontassi una storia,

quelle con gli occhi grandi,

con la bocca grande,

con la nonna in mutande, si, hai ragione, la camicia da notte,

ma si vedevano le mutande, […] Vorrei tu mi raccontassi

una storia, dove i lupi sono veri, dove il bosco è proprio quello,

dove Gesù è proprio Gesù e Benito dorme, dove

non ci sono simboli, allegorie, metafore,

qualche similitudine può darsi: per le tue schiocche rosse: come

le rose, come le mele, vere pure quelle, ma velenose. Vorrei

tu mi raccontassi quella storia, dove non ci sono simboli, allegorie,

metafore. Anche se ci fossero non sarei io a raccontartele.

Perché per me Gomitolino è sempre stato Gomitolino. Un giorno

la mamma era a letto ammalata e chiese a lui di comprare un chilo

di pane, ma era tanto piccino, Gomitolino, che nessuno lo vedeva

da dietro al bancone, e tutti, uno ad uno gli passavano il turno avanti;

e la sua voce, come sentirla? … Ladro una volta, ladro due, tre volte

incorreggibile… […] E la morale della favola al finale? Aspetta,

chiedo alla mamma, non la ricordo più. Forse non l’ho mai ricordata.

Perché Gomitolino è sempre stato Gomitolino.

E ci penso solo oggi che a quei tempi c’ero una volta una bambina

ed ero proprio come lui, con quella voce piccola e quei miei occhi grandi.

Ma Gomitolino era proprio Gomitolino, il Lupo era proprio il Lupo, la Nonna

non era la mia nonna, mentre la mia nonna mi raccontava, e la Mamma

era un’altra mamma mentre la mamma mi raccontava, e

Gesù era Gesù, Gabriele un angelo, perciò le ali, e […]

 

Vorrei tu mi raccontassi, bambino, una storia di

quelle con gli occhi grandi: dove non

ci sono simboli, allegorie, metafore,

se queste storie io non  so più raccontare. Ma per i tuoi occhi

grandi: m’innamori e ritrovo tutte le storie vere da raccontare.

C’era una volta, bambino, c’eri una volta. Si lo so, ci sei,

benedetto sia l’Angelo che ti porta in grembo.

 

[…] il bacio della notte, appena sul pube,

il bacio della notte

un po’ più giù sul cuore: lì dove arriva

il cuore […]

 

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18 thoughts on “Tagli (32). quelle con gli occhi grandi

  1. quali occhi sognanti sanno vedere il vero? Occhi di bimba, occhi grandi che nell’innocenza selvaggia vogliono vedere le cose come sono davvero…c’è un modo particolarissimo tuo di riannodare memoria al presente…davvero toccante.

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    1. è una cosa a cui non avevo mai fatto caso: il modo di recepire le favole. Mi si è aperta questa riflessione in me che ho trovato interessante e perciò ne ho scritto. Poi, lo dico, quei ragazzi m’han fatto molto pensare…

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  2. sei immensa e se qualcuno, ancora, dovesse chiedermi, dimmi di una poetessa italiana che ti emoziona – ecco… sei tu. ogni punto è un dolore e ogni virgola è un sospiro, beato, immortalato da si.. grandi occhi.. Molto interessante ciò che hai scritto. sarà che da maliziosa quale sono le favole non mi sembravano “vere”. Per quanto assurdo possa sembrare. Ci ho visto sempre quella realtà, e messaggi, dietro, e ora pagherei l’oro che non ho per ascoltarle, solo per qualche ora, con diverso udito… magari una favola di poesia.

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    1. non ti posso rispondere alle cose belle che dici verso di me perché mi viene solo un affettuoso sorriso e non sai quanto mi scaldi, anche se io mi percepisco diversamente, forse nemmeno mi leggo più.
      Le favole, come le viviamo, è comunque legato ai nostri passaggi, ai momenti in cui le leggiamo, al nostro stato di coscienza diverso, agli eventi della vita. Certo, sarebbe bello credere alla realtà di quei personaggi e magari scrivere tutti lieto fine… Ma… Hai mai provato a scrivere tu delle favole? hai una scrittura che sento potenzialmente abile in questo. Ne uscirebbero delle meraviglie, me lo sento!

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      1. non leggersi a volte è bene. per dire: a volte se lo faccio mi scollego. Ero talmente dentro la poesia (o il contrario..?) che… si, è successo, una volta, il pensiero – ma chi ha scritto cosa e chi, chi?
        Giusto anche che ti percepisca diversamente. Ma tu, Dora, che davvero non ti conosco, hai un grande dono che è una scioltezza anche nei punti, crepature, anche nelle parole tagliate che, credimi… Parla… sei scrittura, ecco, lo sei, per cui definisciti diversa, io ti penso poeta…
        Per quando riguarda favole… Ah… Forse ne avevo scritta una a 13 anni? Però si… se le mani iniziano il canto… Potrei provare. So già che ci sarà la luna dentro, perché è la luna. Aha.

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