Tagli (22). Immagine

“non riesco a scrivere. non mi regge la parola. vedo, assorbo, rilascio, m’inciclo e natura m’insemina, l’attraverso, mi traversa, ma non la so dire. Andare, così difficile trovare le parole, un’incertezza di stile, il non stile e la volontà di non stile (lo stile mi soffoca, in me, in altri) e anche questi tagli che cominciano a non trovar parole. Ieri mi fai pregna, Natura, di rosso in azzurro; oggi un taglio sul naso e un piccolissimo pianto di ragazzo scoperto fanciullo, e il tempo con le sue scadenze, e io che vado e resto andando o viceversa, in tutti i posti che mi toccano, e la natura che mi tocca, solo quella, questo strano amore senza oggetto/soggetto, con tanti passaggi, che non mi so spiegare. Sentirsi la pace di sé, liberati dal sé, come faccio a spiegare? Edito l’articolo di oggi per un bisogno di portarmi fuori, provare a osservarmi fuori, in questo luogo pubblico per la mia impersonalità. Non mi fa paura la ‘solitudine’, come la intendo io, come mi porta, ma provo dolore per ogni creatura che non mi comprende; perché è questo sconfinato amore nei limiti della mia natura come mi coglie natura: egoistica mente? no, no, con una coscienza diversa dall’umano esercizio di coscienza… Come faccio a spiegare la voce del fiore, del ramo che dà la mano all’azzurro cielo cavo d’un immenso indicibile cosmo? come faccio? vorrei un dio, la fede d’un dio, talvolta, per tornare alle domande sull’esistenza che oggi non trovo, perché ho tutte le risposte che natura non domanda come libera ci coglie fecondi tra i nodi del corpo…

Scusatemi… qualcuno potrebbe chiamarlo ‘panismo’? proprio ciò che m’accade? non credo. Avrei un linguaggio se fosse così.. forse..

Voglio solo correre sull’altopiano… (slanciarmi dove cade…?)”

[…]

natura

[…]

nessuno

elemosini amore, nessuno vada, insoddisfatto,

per solitudini d’orgasmo, la carne è fonte: di presenze,

affondi: carne: amore d’assenze, affondi carne, l’essenza

più pura di te stes(s)a da’l cosmo, inenarrabile, irriducibile,

velo gonfi bianco d’oceaniche radure, […] risvolti in notte, della

notte gonade inquieta, levrieri: abitanti slanciati al fondo calmo

delle conche, su, altopiani di carne […]  azzurro […] ocra […] Monti

[…] affondi carne, rossori: di verginità.

[…] Natura:

mi passi la tua vita, con trasporto potente,

immagine ravvicinata, ai limiti della visione, farle un tatto, tutti

i sensi del mio corpo, entrarti nell’organico, trovare nella carne lo

spirito biologico d’ogni tua fibra a me ignota. Mi penetri:

più intima d’ogni penetrazione, più intima questa distanza,

tutto fa intimo, senza esteriorità, come possibile tutto questo?

è linfa che passa nel cuore e: lo sento pulsare.

Il viso sale caldo e aspetta il bacio delle dita,

di petali, in cristallo, piume d’uccello, volo

d’occhi negli occhi, ciclo continuo, qual

ragazzini su pelli di tamburo nel giorno di festa, stregato, o

distesi, a altopiano incantato, scoprire la pace, nel sesso e

il suo cuore, di nuovo il cuore, lì come

pulsa ogni cellula del cosmo. La natura è natura

 

che preme, dentro la terra, nella mia carne,

nella tua carne: pianta madre di rosso in

azzurro, tra vertigini d’occhio: […]

tu che mi penetri miele ove la tenerezza

è forza d’attrazione, aggrappata immagine

al limite arcano d’ogni rapace visione

[…]

Si esce dolcemente

dalla fatica di certi passaggi. Dolcemente per

quei visi che appena ricorderai, e manco

tutti. Per quel gesso che ti sporca, tuo, malgrado […]

[…]

e quel naso tagliato, all’ultimo minuto,

perché i corpi son sangue

e va evidenziato, per erranza,

senza blande fosforescenze

[…]

[…] Quei ragazzi che scorrono

sul davanzale proibito senza false morali solo a

salvo di pelli; scavallami banco, tra le vergini pelli,

quelle vergini pelli alle guerre dell’uomo,

all’inganno, o al con senso, di responsabilità

[…]

e quel naso tagliato, all’ultima immagine,

perché i corpi son sangue e va evidenziato,

per erranza, senza blande fluorescenze

[…]

Misurami il sesso tra i vuoti del collo; la morsa è

al ventre un richiamo d’incisi […]

feconda membrane d’ineludibili immissioni,
il punto più fondo d’impronunciabili parole,
il verso costretto del libero suono; sgorga mi voce
da le cosce schiuse
alla tua religione spogliato di fiore  […]

[…]

nessuno vada in sé disfatto

per solitudini d’orgasmo […]

la carne è fonte:

di presenze, l’immagine con/f(r)onde,

tutta fa intimo l’esteriorità

Come possibile?

[…]

tagli

[…]

Annunci

12 thoughts on “Tagli (22). Immagine

  1. è possibile quando ci si espande con la parola oltre la parola e ci si immerge nel tutto…di questo tutto ti senti parte…vivi libera questa stagione…come nel tuo ultimo verso di stupore e meraviglia:” Come possibile”?

    Mi piace

    1. Non è solo vedere come ti stanno davanti le creature, umane e non, non è solo il vedere il dolore delle distruzioni che noi stessi generiamo; è il ritrovarsi: quella che batte pure la testa nei muri, ma scavalca i cancelli, e non in senso simbolico, ma fisico. Ciò senza perdere la responsabilità della propria vita e d’ogni vita altra. È nella distanza da ogni creatura ritrovare l immersione in se.
      Questi giorni che ho lavorato uno pensa alla disciplina, che mi piglia la disciplina, ma la mia disciplina è il ritmo del cuore della terra, la pulsazione dei bulbi oculari, il pianto che devi trattenere di tenerezza quando vedi questi ragazzi apparentemente dispersi, già intrappolati da vuote convenzioni, che però … Non mi so spiegare.

      Liked by 1 persona

        1. come possiamo aiutare anche questo mondo che soffre restando chiusi nelle nostre prigioni e come possiamo far del bene a noi stessi a questo modo?
          e vedere già ragazzi a quella età imprigionarsi da soli, ma anche vedere che a giuste sollecitazioni nel giro d’un giorno modificano le loro vite nonostante le paure che avevano, fanno pur piccole cose che sono apertura, uno adulto si deve interrogare e deve dire: come io agisco che esempio do? perché questi ragazzi, questi figli, potevano essere figli miei, hanno già tutta sta gabbia, e pure aperta ma non capiscono che ne devono uscire o la porta si chiude?
          In realtà è questa la riflessione.
          E’ difficile, ma è da questo che sembra il nostro piccolo circuito che penso dobbiamo cominciare a fare passi di uscita dal baratro in cui si sta menando il paese già da tempo. O non siamo migliori di certi governanti.

          Liked by 2 people

          1. Nei miei intrecci di vita anch’io ci provo…forse l’impatto onesto tra coscienze può molto…qualcosa hai già fatto molto farai anche tu…forse è questo seguire ed esser parte di madre natura.

            Mi piace

              1. mi fai pensare al mio ultimo componimento…il satirello che vede la metamorfosi arborea della sua ninfa e le chiede che da questo nuovo stato nascano germogli fioriti 🙂

                Mi piace

      1. “Non mi so spiegare.”
        E ti sei spiegata benissimo, Dora, con le tue immagini, “tue”, così incisive.
        “il pianto che devi trattenere di tenerezza…”
        Conosco quel pianto che trattieni…

        Un abbraccio
        gb

        Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...