Tagli (19). A mezzo foglio

[...]
sono il qui(d) e l'altro(ve),
l'occhio il punto di fuga,
la prospettiva del cosmo
rovesciato alla man(t)ica

tra le vene(ri) che batte

in/alba [...]

[...]

come il vento vorrà spirare i tronchi
come l'onda navigare i corpi
come i corpi scavare le carni
prima del desiderio il tatto
prima del gioco il riso
prima del sogno  passione
come i prati vorranno rotolare i corpi
come le strade distendere i passi
come baciarsi la fronte e liberare i pensieri
come l'imprimerci l'un l'altro e il penetrarsi
che naturale viene, come pieno viene [...]

ogni svuotamento è un colmarsi

[...] con "il coltello in mano o tra i denti"
i segni grafici affiorano la carne
all'evidenze dell'occhio [...]
fiato
sentimi alle vertebre
come assassino, di pace,
vengo a te
armato d'amore

[...]

Segni grafici affiorano la carne
all'evidenze dell'occhio. Ogni poesia
ha i suoi cicli: un'arabesque biologica
contaminata di quotidiano

 […]
oggi ho bagnato il mio corpo
nel vento gelato, il calore che ne consegue.
[…] approssimo ogni giorno la partenza
al giorno che viene, ogni giorno parto
alla mia scalza sete di rena portata
lontano dal mare. Volevo andare in
India un tempo. C’era una volta… c’erano
i colori terrigni, fuori d’ogni stagione; l’arabesco,
polvere, di tutte le vite […] Ma lì pure, poi,
capisci, si paga per cacare e c’è fame da svendere. I colori di ruggine.
Troppi sogni, bambina, sognavo troppi sogni,
lontani dal taglio d’ogni lingua non mia.
Forse vado in India, in quale India non so. Non ho terre, nuove,
da scoprire, solo terre: d’andare. Un’unica arma,
imperfetta e volgare, di volgo e vagina, la parola
che non tace, mia, sgretola, mortale
il mio corpo mortale, immortale: il mio corpo
nelle biologie del giorno, arabesco ciclico.
Quanti spiriti ha la terra? Quanti il vento?
Quanti il rosso tramonto tra le stuole delle vesti
sacre, povere, mondane, scalze, impure, le mie vesti impure,
solo pieghe di corpo destinato a concime. Se vedi un fiore un giorno
sulla polvere pasciuta a lardo umano, se vedi un fiore,
quel giorno,
esile, grinza sagoma d’elefante avorio […]
l’avorio non brucia
a roghi di vanità; pure
svelte le radici
come ramificano mente e cuore
l’anima unica del cosmo
[…]
Quanti spiriti ha la terra? Quanti il vento?
Quanti il rosso tramonto tra le stuole delle vesti
sacre, povere, mondane, scalze, impure, le mie vesti impure,
solo pieghe di corpo destinato a concime.

 

[...]
Se mi scavo
la fossa un giorno, se mi
scavo, sia nel cavo del tronco.
(Ci passi un vento benigno, già domani, in questo vuoto di corpo, tu
troppo piena di corpo per non sentirti battere
da mano umana o dal picchio del sole) […]
Io lo sbaglio,
io bagliore
d’ogni lontano luogo, d’ogni vicino luogo, e non ho luogo:
solo terre d’andare
ovunque sia, fuori delirio, che non delirio se ho la
poesia tra l’osso, e ho la poesia tra l’osso, dove non
ci vogliono manco i poeti, crudamente reale, voglio:
solo terre d’andare
[…]
non ho perso, il filo, di perla,
non ho perso, i campi di grano,
non ho perso l’orizzonte umano, la riva del monte
più alto nel cielo, non ho perso gravità del volo e
di massa il muscolo come rema oltre vento, e
non ho perso, responsabile, la vita d’affrontare, e
non ho perso nelle fughe il mio occhio da guerriera,
con la pace sulla bocca, lance gli occhi d’ogni luce

[...]

questa travolta di parole che versi
nelle insenature della mia carne [...]

Quei ragazzi che corrono
sul muretto di cinta
con le spine di rose,
con i piedi, di rose [...]
quei ragazzi che scorrono [...]

Ho bisogno di piangere
quei ragazzi che scorrono
si fucilano da soli
rifiutando di mostrare
la loro pelle senza abitudine
a una ribellione che gira vuoto
e a tutti appartiene
a nessuno appartiene

Segni grafici affiorano la carne
all’evidenze dell’occhio.

<<non mi piace il rapporto che ho con le professoresse
perché quando io sbaglio non dicono niente
invece dovrebbero dirmi "smettila">>

[...perché non mi sentite
quando dico "smettila", diamoci la mano (...)?]

<<penso, come Malala, che una penna
sia più affilata di un AK-47 [...]

perché con un articolo di giornale possiamo dire
quello che pensiamo su [...]

A me l'istruzione serve e mi è servita sempre [...]
quest'estate durante un'uscita con amici DJ
ci siamo messi a parlare della musica Jazz e di
Luis Armstrong riguardo un disco che suono spesso
nei miei dj set [...]

[..Cosa sentite? come sentite?...]

[...] Questa scuola l'ho scelta perché così posso
lavorare appena esco da qui, perché io cerco sempre
modi di guadagnare onestamente per fare quello che
voglio e quello che mi piace.>>

<<[...] Io penso che un lavoro si può trovare
solo se uno ha la passione di quella cosa. [...]>>


[...Cosa sentite? Cosa senti, come senti? 
"E tu, e tu, e tu, ...
perché non scrivi? 
E tu, e tu, e tu..."
"Perché ormai non ce la posso più fare? L'hanno detto."
"Chi l'ha detto?! Se pure qualcuno l'ha detto, 
hai questo foglio, scrivi, dicci che non è così."
"E che scrivo? Non so che scrivere. Non ho nulla da scrivere."
"Perché sei qui. E anche questo che pensi...]

<<deluso [...] persone che dovrebbero insegnare a
maturare gli alunni, ma i primi immaturi 
sono loro, buttando le loro cose negative 
sugli alunni per sfogarsi [...]>>

[...Sia benedetta la bellezza d'una parola che
finalmente sgorga, pur se aspra pagina...

...Cosa sentite, come sentite? Come vedi?...]

<<[...] secondo me, l'intelligenza è l'arma più
forte che l'uomo possiede. [...] ci dà l'opportunità
di andare avanti nella vita e saper prendere
una decisione senza mai usare la violenza. [...]
vorrei diventare chef [...] 
Il mio sogno è diventare anche un militare.>>

[Aaaah, fanciullo, l'uomo: questa presuntuosa specie]


[...]

Segni grafici affiorano la carne
all'evidenze dell'occhio. Ogni poesia
ha i suoi cicli: un'arabesque biologica
contaminata di quotidiano

[...] con "il coltello in mano o tra i denti"
[...]
fiato
sentimi alle vertebre
come assassino, di pace,
vengo a te
armato d'amore

[...]

Quei ragazzi che corrono
sul muretto di cinta
con le spine di rose,

con le bocche di rose [...]
Quei ragazzi



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 d°'




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10 thoughts on “Tagli (19). A mezzo foglio

  1. Avvertenza a chi passerà di qua e avrà la pazienza di percorrere l’articolo:
    non è volontaria la “formattazione” al modo che si visualizza dal lettore, ma, tenuto conto che sono troppo stanca per cambiarla e tenuto conto che, forse, ha una sua ragione spontanea, la lascio così.
    Notte belli/e 🙂

    Liked by 2 people

  2. Diario d’amore sbocciato per tanti figli abbandonati e diseredati. Diario di un giorno ribelle tutto vissuto pelle a pelle. Diario d’intrecci geniali tra le tue fenditure d’amore e i bagliori d’animelle incerte ma forti e viventi! Complimenti Psorèèèèèè…La realtà d’altre grafie da te fatte sgorgare s’intreccia coi tuoi umori di viaggio…L’india è vicina. La tua India, Dora.

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    1. L’India è un ricordo d’infanzia. Tra l’altro da non confondere con la nazionalità della fanciulla che i ragazzi han menzionato nei loro scritti. Qualcosa, mi sono accorta leggendo il loro compito, è passata e in autonomia pure l’accendono la testa. Ma oggi son morta e adesso mi do’ al riposo. Poi a me non piace essere costretta al punitivo.
      piu che animelle incerte hanno dei pregiudizi da scardinare sul sistema (compreso quello scolastico) per cui assumono comportamenti indomiti, delle prese prepotenti di posizione che sono ‘non prese di posizione’ in realtà, o non so. Ma è un discorso complesso che a quest’ora mi sa non ce la posso fare e che appena appena comincio a individuare nelle sue angolazioni
      vediamo come procede…
      notte, Franz

      Liked by 1 persona

        1. non troverò mai pace in questa vita, io. Troppo indomita per natura. Ma la pace credo sia nel continuo viaggiare cercando, forse, di fronteggiare le piccole guerre senza paura che sia sempre catastrofe.
          Merito… no, Franz, io non credo di ‘meritare’ qualcosa, semplicemente uno prova a fare ogni giorno qualcosa che non ci dia misura di un’inutile persistenza e che ci dia un senso, anche senza che ci sia coscienza
          spero una serena serate per te 🙂

          Liked by 1 persona

          1. si serena, nonostante le quotidiane tempeste cui mi affido, pur di vivere ad ogni buon conto (e ciò in qualche misura va in simmetria con quel che dici nel tuo bel commento)…piccoli approdi sia pur ingannevoli ci danno breve pace in questo misterioso soggiorno (ho appena pubblicato inmerito 😉 ) ti auguro una serata rilassata.

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