Annotazione: Io e scrivere

…stamattina quando mi sono trovata l’alba in faccia, ancora a letto, e immagini e versi, parole, e un pensiero a tante persone la cui alba forse non c’era, forse era diversissima dalla mia, e…  Immagini e parole e un sentire e sentori e non sentire, come sentire qualcosa che non si ‘tocca’, e… Tralasciamo discorsi scientifici o fantasiosi sulla memoria (del passato, attualizzante, e del futuro). Voglio dire che mi sono ritrovata tra me stessa e la questione che da molto tempo, ormai, non mi si scolla. Se ora tu scrivi “canti sui morti”, perché vuoi cantare, tra le cose, sui morti, o sul dolore; e perché vuoi continuare questo scrivere, quasi quotidiano, fosse anche sulle gioie della vita, perché? A cosa serve e a chi? Che azione ha questo tuo scrivere, quasi domestico? Tralasciando la ‘minimità’ del canto, o il ‘non canto’.

Ma è successo qualcosa in me, ho smesso di farmi queste domande, quasi di colpo, poco fa, si sono sospese; s’è acceso come un ascolto su “cosa accade a me scrivendo” e questo scrivere ha preso un suo senso; ho capito che (sia oggi, domani non so) ha un suo senso nel mio esserci vivente e nella mia partecipazione alla vita. Fino a stamattina continuavo ad ossessionarmi senza via d’uscita. Non dico che ho trovato una risposta a quelle domande, ma ho trovato almeno una delle motivazioni per questo scrivere che mi viene o s’assenta, mi tace, mi urla, mi muove, mi commuove qualche volta, mi… Lo ripeto: quando scrivo non è personale, anche quando parlo di me. Non è personale nel senso che non perdo di vista l’ “ascolto” d’altri da me, anche se è sempre attraverso me che mi tocca ciò che ascolto o mi pare d’ascoltare.  L’alterità… ne ho parlato spesso, sia pur senza proporre una soluzione, che non mi piace proporre una verità su nulla, anche se prendo sempre una posizione rispetto alle cose e attraverso ciò che dico. Lo faccio in una modalità non sempre ‘definita’ per forma d’esposizione, ma è l’unico modo in cui riesco a toccare anche tematiche che meriterebbero, certo, un’argomentazione più colloquiale, più ‘logica’? non so come dire, ma credo, mi capite lo stesso.

Dicevo, dunque. Io e la scrittura: io e scrivere: io e scrivendo: io e scriverò?

Concepisco che scrivere non è per me uno sfogo, una liberazione, ma è un “prender forza”. Scrivendo mi destino a non dimenticare, a osservare, a non accettare che sia in un modo che non ho io stessa attraversato per capirci qualcosa, anche non capirci; scrivendo mi trovo a mutare, ne esco come mutata ogni volta, anche se non so spiegarvi ogni volta come e cosa accade; scrivendo prendo forza nel senso che ho necessità, urgenza, poi, d’agire, siano le ‘minime’ cose che posso fare ogni giorno, sia il non accettare l’inazione;  inazione apparente perché partecipiamo a un andamento degli eventi comunque, perché non siamo mai isolati nell’agire, c’è un interconnessione, credo,  sia quando uccidiamo una mosca, sia quando ci rifiutiamo d’ucciderla, o quando ci resta indifferente fare l’una o l’altra cosa.

Concepisco che scrivere non è per me uno sfogo, ma un “prender forza”.

Spesso, molto spesso, esco fisicamente sfinita dallo scrivere, ma mi rendo conto che lì qualcosa ha da succedere. Potrei farvi un esempio perché si possa capire cosa accade, ma non so se vi funziona. Quando si svolge un’attività come il danzare o uno sport o… tu sai che sei davvero pronto, che davvero qualcosa puoi e senti di dovere, non si sfugge, nel momento in cui sei talmente stanco da superare la soglia della debolezza; c’è come un’accensione particolarissima e integrale che …

Lo ripeto: oggi mi sembra di comprendere almeno quello per cui sta servendo a me stessa scrivere: non un uno sfogo, manco una liberazione, ma un mutare e prender forza, un sapere particolarissimo che: non puoi a quel punto non agire, non puoi stare a lagnare, non puoi trovarti sempre allo stesso punto perché non sei più allo stesso punto, e…

Non è per me una soluzione questo comprendere di oggi, ma è un passaggio che sento importante.

Perché parlarvene, perché esporre ancora quella che sembrerebbe una questione mia, anche egocentrica. Perché non credo che sia così: è nella responsabilità, certo personale, del mio essere in questo spazio e scrivere, ed esser letta, e convivere la scrittura, e ascoltare ancora e ascoltare e ascoltarmi vivere, e non accettare che le cose siano come mi/ci vengono dette o mostrate o proposte, ma esporsi per traversare, traversarsi, fare dei percorsi, rischiare di non comprendere, ma mai adeguarsi a un buon senso, a un vogliamoci bene, a una scontatezza o una svendita del vivere, delle nostre posizioni, e…

Tagliate a un popolo le mani, anche solo a una creatura, a ogni singola creatura, cecategli gli occhi, mangiategli la lingua, forategli il cervello e succhiatelo fino a togliergli ogni possibilità di concepire anche un solo pensiero, riducetelo a coriandoli, fatene un magma originario senza più origine, fate delle sue orecchie delle parabole sorde ad ogni segnale radio, continuerà a parlarvi. Non lo so adesso che voglio dire con questo. Noi vogliamo non vedere, non ascoltare, non toccare, pensare che non si possano concepire tante cose, che sia inumano questo o quell’altro, ma è tutto umano, umanissimo, abbiate fede. Scusatemi: forse è il momento che ho da tacere.

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10 thoughts on “Annotazione: Io e scrivere

  1. Ti sei spiegata perfettamente. Ed aggiungo che sono felice per te per le risposte che ti stai dando…non che finisca il rovello, ma certo individuare i processi che ti danno forza ed energia è un gran passo avanti…come la volontà umanissima di volerlo condividere con noi…tu anima nuda tra noi, anime nude…

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  2. una domanda fessa: ma le scrivi anche da qlche altra parte, ce le hai salvate da qlche parte queste annotazioni e non solo qui vero? gran lavoro. Bello e condivido la parte legata al superamento della stanchezza da parte del danzatore, bella l’ultima parte da tirare fuori da tutto e continuare;) ciao Dora buona giornata:))

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    1. si, me le salvo su di un file e poi le passo su una memoria esterna al pc. Penso sia una cosa che facciano un po’ tutti, poi non so. Ovvio: chi usando una strategia d’archiviazione, chi un’altra.
      Ho preso l’abitudine di scattare una foto all’articolo quando proprio sono stanca, o mi manca il tempo, per fare i vari passaggi di copia e incolla. Magari può essere un’idea quando capita di scrivere direttamente in wp
      Si, Veronica, ho per molti anni praticato danza e se non l’ho continuata come mia strada, perché ho sentito di fare altro, ho comunque incorporato alcune cose che restano per la vita, per il vivere.
      Sempre cari i tuoi passaggi per me
      T’abbraccio e ti auguro una meravigliosa serata
      Grazie di questo trovarsi e ritrovarsi 🙂

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        1. a te non lo chiedo perché sono certa che salvi i tuoi scritti. Non mi chiedere come faccio ad esserne certa, ma penso sia così. Quando le scritture passano, si generano e rigenerano viaggiando nei corpi e tra i corpi, credo venga naturale la necessità di non disperderle, non rischiare di perderle, perché sarebbe perdere qualcosa del vivente e il suo movimento.
          Buona serata te l’avrò già detto
          quindi passo al Buona notte e sogni stupendi per te 🙂

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          1. :)) salvo salvo ma poi perdo! mi dimentico dove tengo le cose… prima giravo sempre con quadernetti che poi lasciavo ovunque come ombrelli ora ho un pc davvero pieno che ci mette secoliii prima di aprire i documenti, mi devo organizzare meglio;) ps. un mio regista che ho adorato dopo 9 10 ore di prove ci guardava con un’aria bella serena e diceva: è quando siete stanchi che fate le cose più belle.., me lo porterò sempre dietro… notte:)

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