Annotazione: come sfogo la scrittura

da quando ho aperto questo sito mai ho smesso di scrivere, mai un solo giorno ho sospeso le pubblicazioni del tutto, anche quando ho sentito, come sento ancora, che non avrò più nulla da scrivere.

da quando ho aperto questo sito non ho mai scritto come sfogo d’un mio esserci personale, anche quando ho esposto me stessa, vicende mie, miei sentimenti, miei emozioni.

ci sono momenti in cui vorresti prendere questa tastiera e andarci duro senza preoccuparti di cosa stai scrivendo, senza responsabilità rispetto alla scrittura stessa, a tutto ciò che le passa nella corporeità, a tutta l’alterità. Non parlo di ‘stile’, non mi fa bene la parola “stile”, la frase “ognuno ha il suo stile”, troppo rigida ‘sta roba, troppo da farci la fine che diventa solo uno stile, il vestito senza nudità di corpi, la doppia pelle mancata.

Ora mi sento solo di lanciare un grido, che mi fuoriesce, pure lui, perché sono stanca tante volte di essere solo l’ombra della mia stessa scrittura, e sono stanca di essere solo l’ombra di qualcosa che altri possono vedere come enorme, proiettato su di me e prima di me, rinunciando anche a concepire dove io sono, come io sono, che io ci sono, ed ecco: s’è aperta una faglia nella responsabilità del mio scrivere, dove la parola è diventata grido, anche se nessuno lo può sentire e io: non ve lo registrerò mai. Perché ogni segno è un taglio aperto che mena lava di sangue in mezzo al mare

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28 thoughts on “Annotazione: come sfogo la scrittura

  1. Mi piace molto quello che scrivi, te l’ho già detto?;) Forse, comunque a parte questo forse mi piace ancora di più il come lo stai facendo. Il fatto di scrivere ogni giorno per mesi è un lavoro immenso sulla scrittura e su stessi prima di tutto. la fatica la stanchezza ci sta, l’entusiasmo pure, le prove che uno considera non riuscite, l’incontro con gli altri , con cose che magari uno mai pensava di scrivere. Va beh avrai capito, potrei continuare per ore…
    Penso alla Abramovich e al fatto di rimanersene seduta per mesi ogni giorno davanti a sconosciuti, mi viene in mente una poeta, che mannaggia non mi ricordo il nome, che per mesi traendo spunto dalle notizie di femminicidi, scriveva una poesia..qualcuno ebbe anche il coraggio di parlarle di forma, diosanto di forma…questa donna per mesi è entrata nell’incubo e ha tentato di portane uno straccio nella scrittura, ti immagini che fatica, che dolore? e qualcuno si mette a farle le pulci con la scusa della Letteratura! Non so, boh chiudo, questo per dirti che brava Dora, davvero brava per tutto quello che fai.

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    1. Carissima! Innanzitutto è impazzito wp perché ogni tre giorni, più o meno, ci riconnette come se fosse la prima volta: cioè mi indica che sei mia nuova follower. Ma con gioia accolgo sempre la notizia 😛
      Sul fatto che sia faticoso… è proprio stremante fare il passa e spassa nella nostra corporeità (che intendo come totalità in azione del nostro esserci nel mondo, nel cosmo, non so dove altro)
      Ho sempre avuto dei problemi miei ad accettare il tipo di approccio dell’Abramovich, perché c’è un limite di ‘sanità’ del corpo che io concepisco in altro modo, e c’è anche una mia perplessità rispetto ad altro, ma lo ripeto, è una cosa tra me e l’Abramovich, e magari non mi dilungo.
      Forse guardo con maggior interesse a percorsi come quelli di Cieslak con Grotowski…
      Poeticamente mi sto da qualche mese intrigando di Amelia Rosselli, ma tra il lascia e il piglia legato alle altre cose da dover fare in giornata a volte mi areno proprio
      Comunque, al di là delle esperienze che vogliamo richiamare, trovo interessante e condivido perfettamente quello che tu osservi, oltre al fatto che lo penso anche rispetto a ciò che fino ad oggi ho potuto leggere nel tuo spazio di te. Ti commento raro, ma un paio di cose penso qua e la di aver provato a comunicartele come lettrice, ma anche come lettrice che continua a vederle ‘inscenate’, che non vuol dire metterle in scena in un edificio o in una sala teatrale, mi riferisco al fatto che le sento vive e ricche di creature che agiscono quel che dici, che poi sono loro, ma sei tu. Insomma, non so se riesco a spiegarmi.
      Come te io sto provando solo fastidio rispetto a quelli che si autodefiniscono letterati, poeti, e quant’altro. Non perché penso che siano brutte situazioni, brutte parole, ma se stiamo ancora a far le sette, non so. La gente ha bisogno di poeti, letterati, umanità, un qualcosa di tangibile, non qualcosa che sta sul piedistallo, che cerca definizioni di genere come se stessimo ancora a far le poetiche categoriche.. Salvo la buona pace di tanti filosofi e scienziati, e salvo la buona pace di parametri necessari di riferimento nel nostro agire, ma una cosa sono le geometrie della natura, una cosa sono le gabbiuzze del “siamo noi e siamo belli perché siamo questi”… Se quel che scrivi non ti ‘trapassa’, se quel che ascolti non ti trapassa, ci sei? vivi? o sono solo elucubrazioni vuote di meditazione, quella meditazione che è di chi si pone in discussione con la sua propria esistenza, che si espone e isola con percorsi di messa in gioco del sé che non si scolla da altri da sé, nemmeno quando lavora sulla separazione.. Non so se mi spiego. Penso di trovarmi con quel che dicevi
      Grazie della bellissima possibilità di riflettere che hai scatenato
      Ti auguro una magnifica giornata
      termino il giro di commenti e devo scappà a lavoro
      alla prossima!

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