Ci sono storie

….

Svengo di te

nel fuoco delirante

tra le mie cosce ferme

estrema intelligenza

dell’uomo col suo male

 

Non più madre trovo,

non più sorella

custodita

gelosamente al ventre.

Dovrò imparare come si torna

 

bambini, come si cammina e

avanza, senza soffrire, urla

mute, sui carboni di ceneri

quel giorno ardenti.

 

Digrigno.

 

Strappami gli occhi,

non voglio vedere.

Mozzami le mani,

non ho saputo cosa

fare.

 

Spegnimi le acque

del pube con un cero

senza religione. Leva

implorazioni e pianti

al tuo canto sommerso,

troppo pietoso per l’umano.

 

Vengo a te

curvo sulle mie vertebre

nel più fondo abbraccio.

Rifammi gli occhi,

tra le tue dita,

come vogliono vedere;

riallaccia le mie mani

tra le tue mani

spaziose compagne.

Non ho saputo come fare.

 

Perdonami, madre, se oggi pianto

al vento

semi d’uno stesso canto sommesso

troppo pietoso per un dio

quando

 

la gioia gli ha sottratto

l’Uomo.

 

padre, anche tu,

rimasto accanto,

il mio stesso canto,

abbi cura di te.

Dovrò imparare come si torna

bambini. Dovrai imparare.

 

Perdonami, madre,

se oggi piango.

Pianterò, un giorno,

abbi fede, un nuovo seme

anche per te

 

….

 

d°’

 

[Bozza per un’annotazione introduttiva al componimento:

 la prima strofa la volevo ambigua. Ma c’è un riferimento principale ad un evento: un incendio in un ‘rifugio’, situazione provvisoria di chi sta fuggendo da una condizione di guerra. Una bambina si trova a dover assistere in questo alla morte della madre gravida. Le cosce sono ‘ferme’ perché incapaci di muoversi e fare qualcosa, fosse anche scappare. Lei si salva. Il padre si salva.
Questa cosa che ti sto dicendo è simile ad altri eventi veri, altre storie, che ho ascoltato i giorni scorsi.
Tra tali accadimenti come fanno questi bambini a trovarsi bambini ancora? e come fanno gli adulti? cosa succede?
E vedi quei bambini nelle loro attività quotidiane…
Storie terribili, ma anche storie di una vita che continua, che deve continuare.
E allora la bambina si farà adulta, forse avrà un uomo a cui chiederà senza chiedere come si fa a ricordarsi la vita, la possibilità di mettere al mondo, in questo mondo, e dopo tutto questo, altri bambini.
C’è il tema anche del canto. Un cantare legato a un atto anche religioso, ma che diventa un momento umano.
C’è il canto in diverse prospettive. Non definisco.
Una parola non ho scelto a caso: “spaziose”. La prima scrittura che avevo fatto del verso portava “salvifiche”, le mani salvifiche di un compagno, d’un uomo d’amore. Ma non volevo un termine troppo cattolico e ho preferito “spaziose”: parola che ha comunque una forte connotazione religiosa per certe genti, ma ho usato questa (fuor di religione?): l’ho sentita più appropriata alle storie che rimandavo a mente, anche se non voglio precisare, non c’è bisogno: è questa guerra, poi l’altra, sarà un’altra ancora, sarà la guerra del quotidiano, spero non sia, ma sarà, e non so.
Questa la traccia, ‘invisibile’ forse. ]

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11 thoughts on “Ci sono storie

    1. a volte mi chiedo se sia giusto toccare alcune questioni ‘poeticamente’, ma in questo caso c’era un mio bisogno di sensibilizzazione, dopo aver ascoltato ieri delle testimonianze in tv di bambini e adulti che davvero hanno delle vicende sulla pelle terribili. Alcune cose che scrivo, echeggiano frasi non mie. Ci tengo a sottolinearlo.
      In questo caso: si sfugge, in qualche modo alla guerra presa di faccia, ma si perdono corpi cari nell’incendio improvviso in un rifugio.
      Grazie del passaggio.
      Ho dato un occhio ai tuoi lavori pittorici: comincio a farmi un’idea, ma ripasserò

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  1. Permettimi di dire che è splendido connettere la “solitudine” lirica del proprio canto/corpo con le sofferenze e le solitudini che si consumano in un mondo sempre meno “umano”…C’è anche un laico ringraziamento a chi ha salvato il tuo corpo dal dolore della fame e della malattia epoi dico: sai tornare bambina perché sai ancora indignarti con forza nel tuo canto.

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    1. Scusami… Non ho capito… Parlo in prima persona, è vero… Ho generato un equivoco mi sa… Non facendo come al solito un introduzione.. Non sono io il soggetto… Non c e il mio corpo… È una sorta di voce narrante? Non so come definirla… Una voce evocativa d altre voci o nemmeno voci… Quella la mia intensione … Anche se ammetto: È suggestiva e bella l interpretazione che hai dato
      Scusatemi ho creato io l intoppo… Pensavo dai tag si arrivasse al tema… Certo anche la guerra di tutti i giorni, ma non erano ricordi o episodi miei personali. Ma alcune testimonianze di bambini e adulti che ascoltavo ieri in tv… Storie davvero terribili…
      Sono per strada a lavorare ma volevo sciogliere l equivoco avendo dato un occhio al tuo commento
      Chiedo perdono per l introduzione mancata

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      1. Nessun equivoco: sei comunque tu che canti , è il tuo corpo che produce versi…è tutto molto chiaro, anche il riferimento a ciò che è causa del tuo pianto/canto…forse sono io che non mi sono espresso bene…parlo della “solitudine” non di Dora, ma della sua voce in poesia nel deserto post catastrofico del mondo…spero che così sia più chiaro…

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  2. la prima strofa la volevo ambigua. Ma c’è un riferimento principale ad un evento: un incendio in un ‘rifugio’, situazione provvisoria di chi sta fuggendo da una condizione di guerra. Una bambina si trova a dover assistere in questo alla morte della madre gravida. Le cosce sono ‘ferme’ perché incapaci di muoversi e fare qualcosa, fosse anche scappare. Lei si salva. Il padre si salva.
    Questa cosa che ti sto dicendo è simile ad altri eventi veri, altre storie, che ho ascoltato i giorni scorsi.
    Tra tali accadimenti come fanno questi bambini a trovarsi bambini ancora? e come fanno gli adulti? cosa succede?
    e vedi quei bambini nelle loro attività quotidiane.
    Storie terribili, ma anche storie di una vita che continua, che deve continuare.
    E allora la bambina si farà adulta, forse avrà un uomo a cui chiederà senza chiedere come si fa a ricordarsi la vita, la possibilità di mettere al mondo, in questo mondo, e dopo tutto questo, altri bambini.
    C’è il tema anche del canto. Un cantare legato a un atto anche religioso, ma che diventa un momento umano.
    C’è il canto in diverse prospettive. Non definisco.
    Una parola non ho scelto a caso: “spaziose”. La prima scrittura che avevo fatto del verso portava “salvifiche”, le mani salvifiche di un uomo d’amore. Ma non volevo un termine troppo cattolico e ho preferito “spaziose”: termine che ha comunque una forte connotazione anche religiosa per certe genti, ma ho usato questo: l’ho sentito più appropriato alle storie che rimandavo a mente, anche se non voglio precisare, non c’è bisogno: è questa guerra, poi l’altra, sarà n’altra ancora, sarà la guerra del quotidiano, spero non sia, ma sarà, e non so.
    Questa la traccia ‘invisibile’ forse. Magari dopo riporto il commento in introduzione. Non so.
    Giusto perché non è detto che ogni lettore si debba scorrere tutti i commenti. Ci vorrebbe un tempo che anche io non riesco mai a trovare quando leggo gli altri siti.

    Comunque per ora vi lascio qui queste due parole.
    Vediamo se, poi, inserisco su

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  3. Emozionante e coinvolgente. Non so perché ma entro sempre, leggendo le tue poesie, nel mio vissuto e si riaprono ferite, si allargano ricordi (e questo per me è positivo perché la mia vera paura, il mio più grande terrore è il regno delle cose rimosse). Pianterò … un nuovo seme/ anche per te. Non posso purtroppo piantarlo ma lo pianterò percorrendo a ritroso le immagini più belle, quei ricordi che mi vedono bambino nei momenti più bui o nei giorni più luminosi. Quel rifammi gli occhi tra le tue dita, infatti, mi suona così: aprimi gli occhi e portami nel tempo a per rievocare la vita. Una grande poesia.

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    1. ogni volta che leggo i tuoi commenti sorrido perché sono enormi e io per contrasto mi vedo sempre ‘minima minima’. L’altra reazione è di piacere per il fatto non che ti si riaprano ferite, ma che si accende un percorso tuo che, mi sembra di capire, ti è anche buono. Poi si, ognuno di noi ha ogni giorno da prendersi cura di come maturano i semi piantati e di piantarne altri se necessari. E’ la vita questa
      Ti auguro una bella giornata
      a presto leggere anche cose tue 🙂

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