Tagli (4). Granata

[…]

traslucido

[…]

Femminile, polluzione: sgranello,

profondo, la melagrana vermiglia,

antidoto alla morte dei grani imenei,

il frutto fecondo d’albo nettare godo,

profluvio le mani: rugiada di mestruo.

 

Albo signanda lapillo dies.

Ora colare estuaria a mare.

o   r   a   c   o   l   a   r   e   e   s   t   u   a   r   i   a   a   m   a   r   e

[…]

[sic] signanda lapillo dies

GRANATA.

[snip]

 

 

 

 

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13 thoughts on “Tagli (4). Granata

  1. Un linguaggio che oserei definire”femmineo”per eccellenza, mi fosse concesso. Di sicuro ricco di quella corporeità che i termini restituiscono con un apprezzabile filo di ironia…
    Decisamente piaciuta, anche per quanto vuole affermarsi dirompente, oltre che multilinguistica…..
    Saluto e fiore con un bacio di brezza soave…

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    1. si, mi ci ritrovo con quel che osservi: lo pensavo mentre scrivevo che alcune dinamiche propriamente fisiologiche riportate nel linguaggio (anche se, poi, hanno altri sensi pure) sono ‘femminili’, incarnate nel corpo della donna, indipendentemente, direi, dalla sua identità e scelta sessuale. Mi interessava proprio che arrivasse nella prima parte di questi sprazzi di scrittura questa dimensione. Poi, certo, sono entrate altre cose, o ne sono uscite, come quando mi sono resa conto che una delle righe poteva essere scomposta e riorganizzata in termini diversi assumendo come frase un diverso senso. Poi, la granata che è anche un arma… insomma… son “tagli”… emergon cose e le lascio emergere per non smettere di scrivere, perché ho bisogno di questo atto quotidiano, mi accorgo di questo e se accade non lo freno
      Un caro saluto anche a te, Silviatico, con l’augurio di una serata sonoramente armoniosa come la brezza lieve che richiami 🙂

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        1. ci rigeneriamo ogni giorno nel confronto con gli altri e in questo rigenerarci ci torna quanto della ricchezza abbiamo incorporato e incorporiamo proprio attraverso gli incroci. In fondo non si è mai solo autori o lettori, ma si interagisce e si circola
          Una buona serata ricca di bei pensieri e belle cose per te 🙂

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    1. si, c’era anche questa idea ‘generativa’. Poi una nota sul finale che ha aperture, comunque, di ‘guerra’. Vorrei essere più precisa perché, in realtà, ci sono una serie di cose più precise che potrei dirti, ma in questi giorni ho un po’ di difficoltà a scrivere commenti sulle cose che scrivo, solo per un fatto di stanchezza proprio fisica, non mi dire niente, penso che sto ancora smaltendo l’incidente, ah! scherzo, ovviamente… 😛
      comunque si: quello che dici mi ci ritrovo: hai ben colto. ‘colto’ per l’appunto.

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          1. e se devo saltare in aria perché il tuo melograno si è fatto bomba, rischio volentieri…vorrei spargere solo succo di melograno o (alla Blok) meglio di mirtilli…piuttosto che sangue…è vero ultimamente più che frutti dalla terra germogliano mine, in campi dove non rifiorisce la vita ma cespugli di morte infeconda.

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            1. è che anche nella storia dei frutti che ogni giorno nutrono la nostra esistenza ci sono vicende di dominio dove non si risparmia la violenza, dove la terra partoriente diventa terra di tutti e di nessuno, campo di battaglia, poi terra morta, resa infeconda, come tu dici. Questo pensavo riguardando anche ai percorsi del melograno. Poi, certo, mi si son generate anche sinapsi senza un necessario filo, più dirette. Lascio emergere finché emerge. Altrimenti accetto anche mi salga il silenzio. Devo imparare ad accettare anche il momento di inquietudine rispetto alla scrittura, al suo senso, alla mia stessa vita come la percorro, tagliata nella carne, tagliata nella scrittura, da tagli che non sono, l’ho già detto, da fuori o da dentro. Alla fine qualcosa pure sarò riuscita a dirla qui su questo articolo di oggi? mi sa di si.
              Ma ora mi arrendo al silenzio…
              Grazie per il commento, Franz

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                1. Siamo sempre ricchezza finché ne abbiamo di vita. Solo che accorgersene è difficile: a volte ci si sente inutili. Poi passa e siamo di nuovo vitalissimi. Voglio pensare sia così. Anche perché io penso bisogna sempre vivere pieno o la vita passa tra rimpianti, e tra il pensiero: avrò anche tempo per rimpiangere ancora?
                  Una notte tranquilla per te, Franz

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