Vi sono venuta a cercare

<<perché oggi mi sono persa, a me stessa e al mondo, alle parole, l’avevo annunciato, sarebbe successo; durerà quanto? E ho pensato a tutti i poeti che mi hanno cresciuta, a loro che torno a cercare, oggi più che mai, oggi che non riesco a scrivere, oggi che non scrivo perché non trovo azione per l’umano e le creature tutte in queste mie parole, non importa quanto grande sia l’azione. Difficile spiegarmi. Non trovo parole nemmeno per questo. Nuda, senza la paura di questa nudità, questa forza almeno, lascio quanto segue e un silenzio che, davvero, non so quanto durerà; se oggi appena, se domani, domani l’altro, ad esserci, bisogna mettere in conto anche ciò, senza paura, ma come assunzione di responsabilità che: la voce non può rimandare la propria azione, nulla può rimandare; io che non amo le metafore, non amo le allegorie, non amo ciò che rimanda sia pur richiamando, e non mi spiego quanto ora detto, letterariamente giudicato, non giudicate, non sono letterata, mi chiedo solo: cosa sto facendo oltre me con le parole che butto fuori ogni giorno… Eppure nutro la speranza di avere ancora parole da segnare tra e fuori da questa carne, da questo pensiero.

[preciso, il “mi manchi” è riferito a uno dei poeti, non ad un innamorato. Ci tengo molto a questa precisazione o si perde il senso che per me ha questo dire di oggi.]>>

 

“cordoni recisi  a ogni linfa vitale,

progresso senza futuro? transumananza

senza dio e senza umano? cortecce di pelle

scalfita senza nome, tavole d’un molo

segnate a lettere d’avorio tra corpi di roccia

su un bagnasciuga di sangue e petrolio.

Ma il corpo ha da sfebbrare

vapori di sanità […]”

Dove finiscono i poeti? Mi manchi, tutte le volte che ho pensato che non ho più parole, come oggi, che la mia voce non è civile, ma nemmeno risale selvatica dalle più profonde viscere, anche se la sento di lava traversarmi il pube e ricordarmi il ventre nel suo vuoto e nelle sue attese. Mi manchi, tutte le volte quando ho pensato come ho cominciato con te un affondo di carne, bestemmia e cultura, e se potessi parlare con qualcuno e dirgli che senso ha la mia voglia di partire e il dolore di non trovare strade per restare in questo paese, se potessi parlare con te forse mi capirei dove da sola con me stessa non riesco, dove non combatto più nel pubblico, dove ho scelto il confino per non morire in gabbia; e ti verrei a cercare come se fossi padre, come se fossi albero secolare di una saggezza agita, irruenta e vera che io non ho se non nel cavo della mano chiusa per paura che la penna mi cada per sempre, inutile stilo d’un macello consumato fuori dal mio corpo. Mi manchi per quel vibrare che ho amato nella tua parola anche quando non ho condiviso e non condividerò mai un certo pensiero o un altro. Mi ripeto ogni giorno che devo da sola, che non c’è guida in questi tempi necessaria, che bastano un padre naturale e una madre naturale a farmi donna e a farmi stelo, intriso delle parole che ho imparato e imparo ogni giorno dalle creature incrociate in questo mio percorso di vita, senza più religione, rinnegata ogni legge dentro e fuori di me. Ho perso ideologie e sogno? Dove cominciano i poeti? E io che poeta non sono, dove porto, dove agisco, mi chiedo lo stesso, con queste parole che lascio ogni giorno, con queste parole che oggi non ho da donare, che non invento e non sento, oggi, non sento, come se la scrittura m’avesse abbandonato al punto estremo di quel limite dove altro non è che me stessa fuori utile sociale, fuori canto, fuori tutto senza tempio, fuori dubbio e fuori certezze. Vi vorrei chiedere quante volte, uccellini soffocati nella voce avreste sporto il petto alla spina più appuntita, al ramoscello più teso nel sole, e mentre il mondo sotto continuava a parlare, avreste lasciato incidere l’ultimo respiro senza più incertezze nel flusso di sangue. Vi vorrei chiedere quante volte vi siete sentiti belli a cantare sui morti e quanta condanna avete sentito in questo bel canto. Vi vorrei chiedere quante volte avete pensato al dolore sottile di certe nenie che addormentano i fanciulli inquietando gli animi adulti per una terra madre maltrattata da noi stessi e dai nostri genitori. Stamane ho pianto, come fa un bambino quando ha sonno, come fa una bambina, quello che sono, donna, e ho pensato che volevo cercarvi solo per una carezza, il coraggio di non rinunciare alla propria voce anche oggi che non sento voci, che non trovo senso, che non trovo, non capisco, come tornare ad agire, come spargere semi al vento (fosse almeno in ciò la speranza di una fecondità della parola); oggi che guardo queste mie mani e queste dita davanti a me (con cui scrivo) e sono solo le mie mani e le mie dita e le strofino sugli occhi accecati dall’assenza di luce. Ti sarei venuto a cercare stamattina. Vi sono venuta a cercare, dove finiscono i poeti, dove non finiscono, tra le pagine che senza aprirle più non si leggono, e rivorrebbero i corpi con la loro presenza, il silenzio, la ragione, e di passione l’urlo, di passione il silenzio, di passione la ragione, e vi sarei venuta a cercare traversando tutte le terre, tutte le storie e le guerre, tutte le regioni dell’animo perdute a dio e perdute all’umano, e vi sono venuta a cercare nel muso del mio nuovo amico, nella carezza che posso fare al suo manto e all’insenatura appena sopra i suoi occhi, come se fosse l’azione più bella e necessaria che io sia ancora capace di fare, senza rinunce al mio fischio che lo chiama se non mi vede, … ora silenzio, ora…

d°’

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20 thoughts on “Vi sono venuta a cercare

            1. vedi Franz, ci sono dei giorni che io davvero brucerei tutte queste mie scritture che non partecipano e agiscono nel sociale, capisci? che faccio scrivendo? non mi so spiegare. Ma in quei giorni io ho bisogno di riaprire pagine, anche a caso, di poeti, uomini, di cui mi sono nutrita e che sono stati importanti per me al di là della pagina che resta. Non trovo così una soluzione ai miei dubbi, alle mie inazioni, ma trovo il coraggio di non fermarmi, la forza di cercare ancora e, forse, anche di cercare dove deve e come può andare questo fatto che comunque scrivo, anche se oggi non scrivo.
              perciò ho precisato che non voglio equivoci sul “mi manchi”. O tutto avrebbe un altro senso. I versi che cito sono miei e li avevo scritti a ridosso dell’anniversario d’assassinio di un poeta che mi ha segnato particolarmente a partire dai primi anni universitari: lo incrociai allora e ci ritorno sempre.
              grazie per avermi dato l’occasione di precisare ulteriormente la direzione di questo sfogo.
              buona serata

              Liked by 3 people

      1. cioè cominci il viaggio alla ricerca di colui che ti manca…quel poeta che si annida tra i libri con le sue parole carnali e civili…a volte si prova invidia per i poeti…vengono inseguiti anche dopo la morte e, dunque finiscono per essere immortali…

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  1. …dove io mi trovo silenzio tu hai trovato, invece, queste meravigliose parole, come suonano in te… Socia… me vuo’ fa chiagnere? commossa… Sono momenti, che si generano, forse, proprio perché non siamo immobili, non impassibili, ma sempre nei passi; e scrivere di questi momenti è forse già una reazione vitale, la voglia di non perdere la possibilità di fare, anche di dire come convivenza; quello che chiamo sempre “ascolto” e che da soli non basta. Qui un nodo sociale? forse si, non lo so.
    senza scrivere, senza che venga, a me manca qualcosa, proprio la misura di me e degli altri, quella che ci connette vitalmente, quell’andare a tatto, ma con tocchi che fanno luce; già un’azione questa?
    il vuoto di parola spaventa, spaventa la troppa parola senza sosta e silenzio… la corporeità in un linguaggio silenzioso che però funziona in un angolo di cosmo, mentre può sconnetterti da altri angoli di cosmo. Si può star bene con se stessi in silenzio, ma per comunicare come si fa? e per partecipare al benessere sociale e al proprio stesso benessere come si fa? lavorare è già un modo, ma il problema, appunto, non è solo l’utile che si fa più immediato, ma quello che sembra inutile eppure vorrebbe incidere, trovare traiettorie per… Mi fermo che la parola è stanca.
    gratitudine, ti dico, per il tuo commento perché è vivo, e per me la gratitudine si manifesta come situazione anche di benessere solo se c’è uno scambio vitale
    t’abbraccio socia
    buona sia la notte per te e fantasmagorica di sogni 😊
    io spero un buon vento mi attraversi i pori parabolici del corpo gonfiandomi comunque di scritture anche in questo momento di autointerrogazione, così non sparisco, che la smaterializzazione mi terrorizza peggio.. ah!
    le alucce salutano gioiose 😉

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    1. lila, penso certi momenti di autointerrogazione vengano un po’ a tutti, e come dici tu: ricerca di una ricchezza tra le parole, tra noi umani, umanissimi, ed è anche un bene accada questo, pure se brucia… Forse mi sta servendo a ‘essenzializzare’… non lo so. T’abbraccio. Sempre dolce e profonda sei

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    1. eh.. giorgio, fotografa proprio non so dove metterci mano tecnicamente. Sono i luoghi che a volte fanno piccoli miracoli nel coglierli con uno scatto 🙂
      buona notte
      mi do al sonno che m’aspetta una giornata tosta domani pure a me
      grazie!

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