La parola è scomoda. Le poltrone sono per farci l’amore

<<Avevo promesso ieri una nota per spiegare il perché non volevo l’ultimo scritto editato (A far l’amore non s’impara) fosse frainteso come un’accusa, ma fosse preso come invito alla vita, a non restare imprigionati non solo dalle regole che appaiono imposte da un di fuori (non credo, sia, precisamente così…), ma dalle nostre stesse regole.

Non ho scritto la nota, ma m’è venuto stamattina un nuovo testo e vorrei proporvelo perché lo ritengo legato a quello di ieri.

Ho riflettuto molto in questi giorni per una serie di notizie belle rispetto a persone a me care che sono riuscite a passare per dei punti di svolta in questa vita, dal punto di vista anche lavorativo. C’entro qualcosa rispetto a questa possibilità che si è per loro generata. Non importa la misura di quanto io c’entri e se sono stata brava, solidale, non importa questo. Ci sono persone che hanno ‘lavorato’ e penato tutti i giorni, anni e anni, senza mollare, e credo sia importante aprire delle possibilità laddove uno queste possibilità le cerca e sembra proprio non ci siano. L’uomo senza avvertimento del possibile rischia di morirsene giorno per giorno perdendo il senso e l’energia di tutto quanto costruito o tentato di costruire. Basta pochissimo, a mio avviso, per vivere bene. Ma che quel poco ci sia. E posta da me questa questione delle ‘possibilità’, da me che non riesco a muovere la mia vita di due centimetri in questo periodo, nonostante sia molto più forte a incoraggiare altri da me e con gran senso e piglio pratico, credetemi che ha un suo valore.

Sembrerò una predicatrice stamattina, ma ci tengo a invitarvi a riflettere su questo, lo ridico, sull’importanza per l’uomo di avvertire possibilità. T’accendono energie per fare che sono importantissime per il benessere e l’agire personale quanto per quello interrelazionale e collettivo.

Buona domenica

Non me ne vogliate se in questo fine settimana mi son seduta a parlare, ‘minima’ come sempre, roccia su roccia…

Non mi rileggo, caso mai qualche erranza…>>

 

….

La parola è scomoda. Le poltrone

sono per farci l’amore, per scambiarsi i ruoli,

riposare, fammi le carezze che faresti al cane

di fiducia, al figlio che piange perché il compagno

l’ha picchiato e la testa dell’uomo ragno non è più lì,

ho sempre amato l’uomo ragno, senza perversioni,

l’elasticità del corpo, lo regalai a mio cugino e ancora

lo rimpiango, come ho potuto regalargli spider man?

più affezionata oggi ai miei giochi che ieri; sempre

affezionata ai miei giochi e a parlargli, oggi come ieri,

anche del domani di cui non parlo più. Voi

di belle poltrone dove il ruolo è un conteggio,

a volte uno scambio di favore, non togliete

all’uomo la possibilità, un giorno, di comprarsi

la sua bella poltrona, dove sprofondare alle

incomprensioni dell’umano quotidiano, dove

chiedere con un soffio di dita a una donna o a un

passaggio di donna la stessa carezza della sera che

ebbe, un tempo, o avrebbe voluto da una madre.

è singolare scelta il suicidio, familiare a raggio

stretto o largo la conseguenza, ma non dimentichiamo

come mancava la poltrona per mollare la fatica

e tenere salde solo le ginocchia dove farci cavalluccio

a un figlio proprio o altrui, sempre alla stessa donna

di sosta o di passaggio, o a quella solitudine che

quando viene poi ti passa anche la voglia di saltare

sull’ultimo tronco abbattuto d’un naturale bisogno

per la troppa volontà sconfitta nelle guerre sociali

d’ogni giorno. Quale società? animale sociale, come

tutti gli animali sanno essere con leggi diverse nel

loro cosmo, vorrei non dimenticare i suicidi per

mia mano, quando non ho mosso a pugno alto

sventolando la mia rabbia in segno di un voglio

vivere, vogliamo vivere, e non nel rimando a

un futuro progresso, e chi vivrà vedrà. Il pugno

tu pensi faccia molto comunismo e reazionario?

no, ti prego, l’unica preghiera che ti porto, non

ho partito e non ne prendo, torniamo a giocare

con spider man.

Vorrei non dimenticare tutti i suicidi per mia mano,

la poltrona della sera dove senza femminismo

vorrei anch’io tornare a sera, e trovare la mezzora

di riposo che mi basta a riprendere il buongiorno

mentre infilo i pantaloni o la gonna da ufficiale,

mentre i gatti son rimasti là incastrati a far l’amore,

mentre vedo l’uomo all’uomo stringer forte quella

mano, come scioglie le carezze d’ogni specie senza

peso per le nostre inibizioni, bei consigli dentro stati

 

di governo assai distratto, a dire il vero, se

l’abbiam dimenticati quei suicidi, sul muretto,

tu li vedi?, a guardarci assai incapaci di lasciarci

come noi lasciammo loro senza il rischio che ci

fosse una salvezza in qualche offerta possibilità

uno spiraglio di presente senza alcuna elemosina

ché non è nostro costume, nostra cultura. Vorrei

non dimenticare che ogni azione sta in come

muovo il corpo, la biologia del giorno, e qualche

volta il sogno, vorrei non dimenticare che come

muovo io tu già ti stai muovendo e non è mai destino

se ci veniamo incontro o a scontro o ci ignoriamo

per strade assai lontane di questo stesso mondo;

vorrei non dimenticare tutti quelli che non ce

la fanno e tagliano le fila al volo di propria mano;

tutti gli assassinati per non aver rinunciato alla

libertà e dignità collettiva con la propria autonomia

di pensiero, d’azione, e li chiamiamo eroi se di qualcuno

c’accorgiamo? Dimenticheremo, dimenticheremo,

abbiate fede, abbiamo già dimenticato, eppure,

pensa, anche la tua chiesa, un tempo mia, dice

sotto questo tetto di cielo, fratello, non dimenticare

i fratelli, non dimenticare. Cosa vorrà dire?

 

La parola è scomoda. Le poltrone sono per

farci l’amore, le carezze sul capo, umano

umano, filo d’erba, c’è anche il cane, guarda,

c’è anche il ragno, pensa, la ragnatela,

saggezza prossemica d’ogni costituzione,

c’è l’uomo ragno, ridammi l’uomo ragno,

pensieri troppo infantili a bordo poltrona,

ma la parola è scomoda, e qui si sta bene,

fianco a fianco, tra uno spiraglio di stelle,

a ciondolar le gambe.

Pensa, come si sta bene, pensa

fianco fianco. Slaccia sempre

la cravatta, non farne un cappio

per te e per i loro, anche tu così

strozzato dal compromesso sistema,

non pensare tra le parole scomode,

troppo popolari (?), t’abbia dimenticato,

siamo tutti complici d’ogni abbandono

della vita per nostre stesse mani.

Come sono scomode stamattina

queste parole  anche per me.

….

d°’

 

 

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21 thoughts on “La parola è scomoda. Le poltrone sono per farci l’amore

    1. *Mi spiego meglio*
      Non è superbo certo il mio pensiero, no no.
      Lo è il tuo invece, Dora, quello di… “dare musica” ai tuoi versi con questo grande grande De Andrè.

      Grazie.
      🙂
      gb
      Poi c’è qualcosa nei tuoi versi di cui canta anche Faber nei suoi.

      Mi piace

      1. sempre cara…
        nemmeno il mio è un pensiero superbo, ma un pensiero che si muove tra tutti noi/voi ed è un bene sia così. Può essere importante per se stessi e per attraversare il confine della nostra autoreferenzialità
        ho letto gli altri tuoi commenti. Ti rispondo qui per l’augurio di repentina guarigione!! uff! dai, dai..
        buona domenica
        si, durissima, ma intensa canzone che fa sempre riflettere

        Mi piace

        1. superbo nel senso di grande e il tuo commento lo è proprio perché cammina tra noi/voi

          ho ancora febbre. passerà.
          grazie, Dora

          notte di tanta musica senza parole, solo note da far vibrare in te
          gb

          canzone molto bella che dà una “scossa” e fa riflettere.
          di Faber bisogna leggere con attenzione i testi.
          ascoltare poi la musica e sentire quella sua voce “unica”

          Mi piace

  1. Io ho sentito il tuo canto precedente, quello di ieri sera come un invito alla vita, a non restare imprigionati dalle regole…
    Avvertire possibilità serve a se stessi e nell’interagire con gli altri, sì.
    Ho un po’ di febbre questa mattina, ma leggere ciò che hai scritto mi ha fatto bene.
    Grazie, Dora.
    🙂
    gb

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    1. scrivere penso sia un viaggio continuo tra flussi d’esistenze. Leggersi è forse modo per confrontarsi, provare a interrogare le strade che percorriamo, diverse, ma comunicanti per fatto stesso che ci siamo, qui nel mondo, nel cosmo, non so, chi può saperlo. Forse non diventiamo così migliori o più risoluti in tante cose, ma credo sia comunque importante per non rimanere fronti ed estranei alla realtà stessa, per renderci conto che ognuno di noi agisce e influenza in modo consapevole o meno l’insieme delle vite. Non so, un pensiero lasciato scivolare così
      non rileggo
      grazie Massimo,
      una bella domenica per te

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  2. Parlavi alla luna, giocavi coi fiori/, avevi l’età che non porta dolori/e il vento era un mago, la rugiada una dea/ nel bosco incantato di ogni tua idea….visto l’ LP che hai pubblicato mi vennero in mente questi versi…de “la leggenda di natale” contenuta nel disco. o ancora “L’autunno negli occhi, l’estate nel cuore/ la voglia di dare, l’istinto di avere/ e tu, tu lo chiami amore e non ti spieghi perché/ tu, tu lo chiami amore e non sai che cos’è…..”

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    1. posso sbagliare, correggimi, ma la canzone che citi e che conosco benissimo in ascolto, ma meno come significato, parla in effetti di una bambina che poi si trova a vendere il proprio corpo? o l’ho sempre interpretata io male?
      comunque è poeticissimo l’intero disco (io ho il cd), anche se canta un’umanità fragilissima, la nostra umanità anche fragilissima

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      1. No non sbagli…ma più che una bambina è una fanciulla che affascinata dai bagliori mondani di un amante munifico s’ingrigisce e si perde…ma qui volevo sottolineare i primi versi che mi sembrano calzanti col tuo spider man …e poi l’amore in poltrona…e mi son venuti in mente gli altri versi…semplici e bellissimi nella stessa raccolta.

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