A fare l’amore non s’impara

<<premetto subito che lo scritto non nasce prioritariamente come indagine sulla mia pelle, ma partendo da me che osservo intende porre con una certa ‘durezza’ una questione, a mio avviso, molto importante sulla nostra ‘libertà’ d’amare, sulla famiglia, sul dolore reale, sulla convenzionalità delle trasgressioni, sui desideri, sul “solo alla morte non c’è rimedio” come si dice dalle mie parti, sulle regole e sull’autoregolamentazione, sull’azione, sul dove sto io e come, sul dove stai tu e come, sulla coerenza del vivere secondo la propria verità per nulla assoluta, sui confini della responsabilità, altro, altro, tutto interconnesso… E’ sabato, molti la pigliano alla leggera la serata, e io sono un po’ stanca, quindi non mi dilungo adesso sui pensieri che sono legati al componimento e che mi auguro di esprimere con chiarezza in un’annotazione, o non so, in seguito. Forse mi piace sperimentare, adesso, come arriva lo scritto così, fraintendibile? Vedremo. In realtà va rovesciato in un invito alla vita.

Non confinato nel mio perimetro il componimento, ma molto mio è l’incipit in corsivo che rimanda alla genesi dello scritto stesso. Mi sentivo molto convinta a votare la mia vita all’inazione, ieri, come manifestazione di reclamo contro mancate aspettative alle mie azioni nei più svariati campi.  Poi, come amo fare, nel pomeriggio sono uscita con la mia “amante bianca”, cosa che mi favorisce anche i pensieri; ho l’abitudine di non portare il casco, lo ammetto, non seguo una buona regola per me stessa in questo; ma al di là del casco ho deciso di fare la consueta ripidissima discesa senza dar colpi di freno. Che significa? Di certo non che volevo ammazzarmi, anzi…

a seguire ho scritto, fermandomi, quanto segue… >>

….

Destinarsi all’inazione,

la discesa senza freni,

l’equilibrio in azione,

forze avverse e propense;

ma prendetevi le mie mani,

la mia bocca, le mie spalle,

i miei organi, tutti, anche, la

mente, questo pezzo di carne,

di nerbo cerebrale, se potete,

dovete, vostro diritto, mia libertà

da desideri miei carnali che non

sono vostri, io che proietto,

sovrimprimo inadeguata mente

dal mio ora rimandato ai vostri

tempi senz’auspicabili conteggi;

il vostro orgoglio da saldare tra

le corazze vuote delle vite che

difendete, lagnando al retrocasa,

nell’angolo più scuro, dove diventa

aria in vena anche la memoria

d’un contatto adolescente alla

scoperta dei doni, carnali, di

pane e sudo, condivisi a mensa,

di vino e sudo, l’odore umido

del canto a scale profonde,

prima del pasto della sera,

il richiamo materno, caldo e

sfuggente, appena per finta, la

consapevolezza delle vostre pure

esplorazioni, superfici, tra le pieghe

dei corpi

 

Riprendetevi, perquisitemi

la carne, la paura che disonestamente

sveli tra un settebello la permanenza

dei vostri, nostri, ricorda, intangibili

umori. Sottraetemi il corpo, dove io

non so sottrarvelo, perché non ho mai

imparato come si fa l’amore, e quelle leggi

del vostro mondo.

….

d°’

 

 

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16 thoughts on “A fare l’amore non s’impara

  1. ti leggo e non dico niente, che niente ti si può dire se non ovvietà melense…solo un augurio forte forte: che il vento nella discesa senza freni abbia portato via tutti i più brutti pensieri e il tuo cervello, carne da serbare, viva e pensante, trattenga tutti i gangli più intensi del tuo vissuto, non come memoria vana, ma come cellule frizzanti di un tessuto vitale tutt’altro che banale.

    Liked by 1 persona

      1. o per farti prendere le misure? comunque ti ripropongo la domanda?: nel “misurarti” hai scacciato le cose brutte e serbato nelle tue cellule cerebrali quelle belle che persistono e ti sostanziano?…magari è tempo che tu affronti una bella salita che è metafora più pertinente per misurare se stessi, le proprie forze e poter scavallar oltre, ricordando come è stata dura, ma bello, riuscirci… eh?

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    1. io credo di non saper definire, mentre mi interessa insistere sul fatto che molte regole finiscono per diventare convenzioni vuote se si scollano, qualunque sia il motivo, dal nostro esserci viventi. Le relazioni in questo senso ne soffrono.
      Quindi non mi sento di ragionare per assoluti.
      grazie del commento che mi ha permesso un ulteriore riflessione

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  2. Ti sto leggendo e mi sto emozionando.
    Io sento che quella tua discesa senza casco ti ha tolto i pensieri pesanti che gravavano su di te.

    Questo tuo è un inno al vivere davvero.

    “nell’angolo più scuro, dove diventa
    aria in vena anche la memoria
    d’un contatto adolescente alla
    scoperta dei doni, carnali, di
    pane e sudo, condivisi a mensa”
    E non si vive davvero se diviene aria in vena, aria che uccide, il ricordo di un contatto da adolescenti…

    Tu conosci il vivere vero, cara Dora, proprio perché
    “perché non ho mai
    imparato come si fa l’amore, e quelle leggi
    del vostro mondo.”

    Con affetto ti auguro una notte di sogni che ti cullino come carezze calde
    gb

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    1. siamo in troppi a vivere come se tutto fosse solo regola e rispetto, come se il vivere fosse offesa per qualcuno, dolore da provocare inestinguibilmente, ma ci pensiamo che il dolore nostro portato segreto diventa un gorgo oscuro che rende il sociale ancor più sconnesso dal benessere, nel senso dello stare bene con se stessi e tra gli altri? a chi fa bene cosa? a chi fa bene tutta questa fasulla onestà, questo senso del dovere, a chi fa bene? me lo chiedo e capisco, capisco tante cose, accetto, ma non capisco perché pensare che si possa vivere solo così
      eh, mia cara, pensieri difficili, pensieri inadeguati, forse a come vanno le cose, forse pensieri fastidiosi, ma prometto altre luci, magari domani, non so
      tante cullanti carezze anche per te e belissimi sogni liberi di andare dove vogliono….

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      1. Sì, Dora, pensieri difficili, ma pensieri che condivido.
        Pensare che si possa vivere solo così come tu indichi chiaramente in questa tua replica bella per me, oh pensare questo…
        Io sono “stringata” nello scrivere, ma tu sai che ho ac_colto in me tutto.

        A me piace prendere versi tuoi per dire, versi che ho sentito molto in me e che mi “appartengono” per quello che mi giunge.

        Spero in tante altre luci per te, cara.
        Oh, grazie per i sogni liberi di andare dove vogliono che mi auguri
        Notte con una dolce ninna-nanna per te
        gb

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        1. “a chi fa bene tutta questa fasulla onestà, questo senso del dovere, a chi fa bene?”
          A chi fa bene?
          Io me lo sono chiesto e continuo a farlo, ma mi sorge immediata questa constatazione… continuare a vivere così è indubbiamente riduttivo e fa male

          Pensieri che devono volare via ora questi per poter dormire e non aspettare il sonno ad occhi aperti per ore… in ebollizione
          gb

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          1. Gelso, io penso di aver scritto pensieri troppo ‘duri’ che rivolgo anche a me stessa, ma si, la leggerezza deve restare e resta come dimensione viva anche tra mille regole che non vogliamo, o va in ebollizione soltanto il cervello e il corpo non sfebbra vapori di sanità
            notte bella
            non mi rileggo, caso mai qualche errore….

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            1. la leggerezza deve restare e resta viva tra mille regole non desiderate.

              sì, va in ebollizione il cervello (io non l’avevo indicato) e il corpo non riesce a produrre “vapori di sanità” (mi piace questa tua espressione)

              oh, non ti preoccupare per eventuali errori di battitura
              immagino i miei…

              notte, bella Dora.
              A.

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