Tra le labbra nuda di denti

<<una poesiola banale, tra me e me, come potrei scriverla sul banchetto se potessi tornare a scuola oggi, ma a scuola non mi vogliono, perché io non voglio la scuola e un figlio mio non ce lo manderei.

Segue a mo’ di ‘buongiorno’. Preparo la gommina per cancellarla… (però il titolo fa bello, ammetto)>>

 

….

Donna,

dimmi che cinque dita sono troppe

per ricontare tutti i miei amori,

come segnati su quella panchina,

portati in palmo di mano, mai portati

al collo dove non amo lacci; manco

ne son venuti nei baci poi così tanti

da sciogliere a morsi come ceri d’una

religione che non voglio, come catene di

quella favola umana che preti, monache,

zitelle, si sposano solo con Dio e tengono giunte

le mani pure nella solitudine delle preghiere.

Dimmi che cinque dita sono troppe

per raccontare tutti i miei amori

(dovrei tornare alla panchina pitrea,

aggiungere un paio di nomi, manco

incisi a carne; manco?). Dimmelo duro

che a soffiarci su questi fiori

di campo, le battaglie perse in

partenza, ma chi vince cosa in guerra?,

(frasi fatte, frasi sfatte, diletto stamani);

dimmelo duro, mentre mi rimbocco

le mutande al giorno che viene, sopra

non cresce l’orgia d’onde libere a soffiarci,

né un volo d’uccello si leva sotto l’ombra

del mio petto dove il tuo pube passa a largo

spazio come un treno a vapore, vecchia forgia,

(frasi fatte, frasi sfatte, puerile pudore)

accordandosi al mio cuore, il tuo umore,

come pulsa traccia di stille, di

stelle, per tutti i viandanti che di

mano in mano ho iniziato a contare;

ma due mani sono troppe per sciogliere

il mistero della vita, potesse la mia

bocca dirtelo senza spreco, sovrumana

di fecondità, potesse la mia bocca dirtelo

tra le labbra nuda di denti.

 

Dimmi che cinque dita sono troppe

per ricontare tutti i miei amori,

come graffiti su quella banchina,

portati in palmo di mano, mai portati.

Mentre rimbocco le mutande, lascio

gli uccelli volare al nuovo giorno che

viene.

….

 

d°’

 

 

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22 thoughts on “Tra le labbra nuda di denti

    1. sto ridendo, non per il tuo commento, ma perché nessuno di voi ha scovato un po’ di autoironia che pensavo di averci messo, eh eh. Scherzi a parte, tutto è nato dal ricordo di una panchina che affacciava su una stazione al ritorno dalle vacanze. Quell’estate rimase memorabile perché il mondo ruotava intorno a dei pastelli che portavo con me per disegnare al maneggio… va be’.. non racconto…, ma nel dire addio al luogo e a quanto disegnava con me, segnai su quella panchina i nomi dei ragazzi importanti nella mia vita fino ad allora. Insomma.. Questo la molla scatenante del tutto
      Un caro saluto anche a te, Silviatico e una bellissima serata, magari tra un vento che porti profumo di buon pane caldo (lessi il tuo componimento 🙂 )

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  1. enumerare le emozioni e il rossore pastello dell’adolescente…con l’intreccio di mille possibili sensi…è un gioco monello e tenero al tempo stesso la domanda è: ma sai quanti occhi hanno rapito il tuo sguardo, quanti vi hanno costruito su sogni innocenti e sogni impertinenti?…Mi vengono in mente Le passanti di De Andrè Brassens… 🙂

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    1. No, Franz, pochi e rari sogni sui miei occhi, molti sogni io negli occhi altrui, anche se sempre soffermandomi con trasporto, verso pochi sguardi nonostante fossi adolescente con grandi energie.
      Conosco la canzone e calza bene con questo mio piccolo scritto, con la sua piccola anima.
      Notte Franz
      Già dormivo perché poi ho il turno notturno classico d insonnia, ah!
      Serenità per te e un buon sonno

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          1. non puoi sapere, ed è vitalissimo, in quanti ricordi a te sconosciuti campeggia il tuo sorriso, o , magari nache a distanza un tuo passo lieve,una tua postura. In questo siamo davvero come gli angeli: passiamo e attraversiamo le vite altrui con il lieve vento della nostra presenza e non siamo tenuti ad inorgoglircene. Credo sia bello questo.

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            1. be’.. di certo anche io osservo la gente, memorizzo atteggiamenti, piccole immense bellezze, me ne ricordo, e non è che glielo vado a dire. Quindi tutti i torti non hai sul fatto che non sappiamo mai quante persone restano colpite e memori per una sfumatura che vedono in chi passa
              questo, si, rende affascinante la possibilità

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  2. Ripenso ai cuoricini incisi su panchine di metallo nel mio caso in parco fluviale con il torrente che gorgoglia leggero in estate e ai baci di coppie nuove ancora acerbe nel loro amore ma talmente intense le loro emozioni da essere ricordate fino alla notte dei tempi. Cinque dita per carezzare e abbracciare e il sesso come desiderio naturale evidente ma innocente. Emozioni forti che tornano con i loro profumi d’un misto di chewing gum e sapore d’aria fresca incontaminata piena d’ossigeno. Poi da te c’è il porto, la banchina da me è un po’ un osare ma potrei pensare alla cantina, luogo di feste, dipinto d’azzurro covo di gioie e risate e rimbocchi vari. Complimenti Dora, Le tue poesie scavano dentro di me.

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    1. ognuno ha dei ricordi che è bello emergano. Condividere in poesia i propri, sia pur immersi in una miscela che non rende sempre distinguibile il vero vissuto, l’andamento cronologico dei tempi, e l’inventato (a suo modo vero anche quello), è interessante proprio nel vedere cosa salta fuori dal lettore. Almeno per me questo diventa interessante
      buona giornata, LuxOr
      grazie ancora per il tuo passaggio e i tuoi commenti (continuo a chiedermi come fai a scriverli così!)

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