Conosco una sola legge

….

Conosco una sola regola,

come assoluto morale:

il frutto d’ogni ventre.

Non ci sarà altra legge

al di fuori di me, e saranno figli

sotto le mie penne, sotto le vostre penne,

solo finché l’autonomia non

detterà loro le proprie regole:

da me, da voi, vadano in quel tempo

stranieri, memori del ventre,

unica memoria del passato

che accetto, fuori vincolo, fuori

affetto, primaria biologia del corpo,

per una frazione di governo sfuggita

a ogni umana razionalità, voluta o non

voluta genesi, parentela con un Dio

a me estraneo in quanto Dio.

Ho adattato come un animale selvatico

bisognoso di cibo tra città perbene

il mio nutrimento a palazzi di potere,

eroe convinto d’infrangere dall’interno

ogni obbligo e ogni tragico quotidiano

effetto, con tutta la forza necessaria

a me stesso, null’altro fuori di me

tranne il rispetto dove la mia libertà

è responsabile della vostra; ma il pugno

sbattuto a far saltare banchi di

scacchiere organizzate a bare

d’ogni mossa inventiva; il mio silenzio

volontario come rivolta messa a tacere

ripassandoci sopra l’esclusione, prevenendo

ogni possibile emissione sonora e il suo fragore,

la pericolosità di chi non acconsente

a quella parola che conviene, quando

conviene stare compromessi per

farsi partecipi delle politiche del

vostro mondo, omertosi se proprio

taciti. Ma non ci sto, io non so di

rivolta, manco quella, da voi

reietto con quel modo perbene con cui

si da e toglie il saluto; non so di rivolta

contro retoriche di sottomissione che

non riconosco. Non credo ai predestinati,

ma se una missione è nel mio corso

sia la scrittura lo scrollo che renda altri

liberi nell’oscuro, se non mi riesce nei corpi

esposti, timorosi d’ogni martirio, o

giustamente legati al dovere organizzato.

Come non capire? M’inchino alla vostra

solitudine e ne bevo la forza che non

appartiene al mio bisogno di protezione.

Mi dite che ho sbagliato a

nascere di questi tempi;

e i miei genitori non se ne

sono accorti ancora, se non

per quell’arte che mi porto

condanna senza pace, solo

con la pace nel fondo calmo

dove l’acqua a quiete fonde

inusitate carezze, d’uomo o

di donna, non conta, tutto

quello che s’incolla a pelle,

come resina agli alberi.

Impara a conoscermi, ti dirò

che sbagli, fuori d’ogni sistema

di riferimento che non trapassi

il mio corpo; ti dirò che sbagli

e non capirai perché, allora avrai

capito cosa intendo fuori d’ogni

parametro che non si muova nel

tuo dubbio, e sconfini: il dubbio:

verità troppo Contemporanea,

male minore a cui mi disinteresso.

Ho visto uomini morire

per mano della più pesante

omologazione: quella del cecchino;

ho visto suo figlio

proteggere tra le scale il pugno di pistola,

paterno, facendo strada ai passi costretti

nella stessa strada; la piccola libertà

fatta schiava.

Guardami, sono

libera di andare nei miei piedi,

libera d’affondare nei miei passi,

libera di morire di fame o accettare

un frutto al giorno, un sorso d’acqua,

un tozzo di pane, da chi vedrà i miei

occhi e invidierà questa libertà

inorridendo alla sua prigionia

senza predestinazione, uniti in questo.

Tu pensi che fare buona regola per buone

famiglie come comanda il signore o uno stato,

naturali o artificiali che siano nella tua saccente

reputazione, nel tuo pensiero mai privo di giudizio,

sia la soluzione ad ogni abitare secondo vero amore,

vera devozione, vera protezione, alla luce del sole,

mai trame oscure e sfuggenti affetti, per noi piccole

creature incapaci di intendere e volere la sacralità

d’ogni connubio tra le membrane della nostra misera

carne, dell’infruttuosa polpa d’un cervello

non addomesticato prima dei tuoi comandi e

dei suoi comandamenti? Tu credi in Dio ogni

volta che ti premuri di non fecondare i campi

col tuo seme? Tu credi sia tuo il seme che

disperdi nel cosmo? Tu credi possedere

diritti su tutti i simili, a tua immagine e

somiglianza? Tu credi, fratello?

Conosco una sola regola,

come assoluto morale:

il frutto d’ogni ventre:

anche quello non mio.

….

 

d°’

 

 

 

 

 

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5 thoughts on “Conosco una sola legge

  1. un paio di canzoni che voglio dedicare ai miei figli, a tutti i figli, perché abbiano la forza, anche la rabbia, di sottrarsi ai “destini” che tanti di noi, io compresa, padri/madri, ci costruiamo addosso. Si, forse la mia dedica non corrisponde perfettamente al senso delle canzoni, ma mi piace come ieri si sono connesse nel mio spirito notturno
    buona giornata a tutti

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  2. “Non credo ai predestinati,
    ma se una missione è nel mio corso
    sia la scrittura lo scrollo che renda altri
    liberi nell’oscuro”

    Grande canto, Dora.
    Come non sentire emozione e riflettere?

    Notte buona, cara
    gb

    Mi piace

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