Nel cavo del tronco

….

Se sono l’alba nel cavo del tronco

la ribellione della luce come si protegge

di scorcio insinuata tra i cerchi della vita,

la frangia sul fronte proibito ai soldati

prima che nudi all’amore, l’uniforme

del corpo come sovrasta la culla con

la sua ombra senza spettri di morte.

Se sono sempre l’alba, nel tronco

del corpo, la guerriera col fronte

scoperto al caschetto, l’inerme e

il forte sul filo spinato, l’equilibrio

dei filari di luce negli occhi tra la

rete dei sogni, prigionieri tra i canti

che il vento spande, trapassando,

a quadri, con rantolo infinito. Sono

la voce senz’assoluto: il fischio relativo

del petto esposto al volo in folate di vento:

sono la caduta in ginocchio senza preghiera

dalla bocca impegnata a dissetarsi su libera

fonte tra l’arsura delle mani affondate alla

terra battuta coi tuoi gravidi piedi di passati

percorsi: cancellami tra i capelli con le dita

a pulsante pressione gli inibitori pensieri

troppo pregni di storia per risorgere, io

l’alba come sogno nel cavo del tronco, la

ribellione della luce di scorcio imbrattata

tra i vortici del sesso, io la natura pura tra

le schegge del giorno, io la notte dove

lo scuro è l’intenso d’ogni tensione al

creato, io l’accoglienza e il punto di fuga,

la prospettiva maschile nel femminile,

l’occhio calmo del ciclone dopo la tempesta

magnetica delle carni imbracciate alle carni,

io la pace senza stelle graduate sull’abitudine,

io la pace delle stelle pulsanti tra il ventre cavo.

Se io sono l’alba nell’arco del tronco,

la natura, come ribelle, frecce di luce

conduce […]

….

 

d°’

 

 

 

 

 

 

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8 thoughts on “Nel cavo del tronco

  1. il testo, non ci provate, stavolta non ve lo so spiegare… almeno non precisamente… mi piace che ci vedete cosa vi pare..

    l’immagine (mal scattata) l’ho incrociata un po’ di giorni fa:
    mi sono persa; volevo solo andare e mi sono persa; una lunga discesa, da sola, tra natura coltivata e natura selvatica; alla fine della strada: uno scorcio di visione meraviglioso; un insieme di visione meraviglioso, forte, che ti si incide d’umori, colori, asperità e aromi nei sensi. L’ho ritrovato tutto questo oggi nella memoria del corpo, forse. Non lo so.

    Poi, ovviamente, non riesco a tenermi nel personale e diventa un’altra cosa, oltre me.

    Di certo c’è un perdersi che è sottrarsi sicurezze; mentre c’è un perdersi che è straordinario viaggiare tra margini di libertà

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    1. non mi sentivo Alice (figliola troppo perbene, in fondo, capace di far rientrare le sue pulsioni). Come esprimermi? era come trovarmi in una situazione “d’allerta”. Il fatto, tra l’altro, di non conoscere il luogo e doversi orientare ‘a pelle’ avvertendo anche una possibilità di ‘rischio’, forse perché stanchissima per il percorso precedente, poi una salita, … Non so se rendo. Perciò,probabile, al di là di me, son venute altre immagini che ho scritto, a mio modo maldestro come sempre. Tutto qui.
      mi do alla mia cena
      un buon sabato sera per te

      Mi piace

      1. Sull’Alice “per bene” non sarei tanto d’accordo (altrimenti non tornava ad attraversare lo specchio)…si, poi, l’erta mi ha dato l’immagine dantesca…poi, se ti fai alba…sei da te la tua Beatrice…(altra fanciulla per bene)…dai volevo dire in tono ammirato che gestisci alla grande il tuo viaggio tra le allegorie fantasmagoriche…

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        1. Forse ho capito… Mi si dev essere svegliato qualche ricordo di lettura da Calvino… Ma una lettura fatta da bambina. Devo riprendere il libro…
          Scappo alla mia cena, magari mangiando mangiando faccio la fine d Alice 😃

          Liked by 1 persona

  2. …ogni scritto quando viene messo in rete subisce varie interpretazioni dai lettori, sono sempre soggettive e possono essere distanti dal pensiero principale di chi scrive, ecco ad esempio, oggi mi è capitato un vecchio libro di Nietzsche, Aurora, dopo avergli dato una piccola occhiata, sono stato colpito da questo piccolo brano, te lo lascio pensando che forse nulla ha a che vedere con il tuo, non so, mi piace però tu lo leggessi…

    Serena notte Dora

    “Quanto più ci innalziamo, tanto più piccoli sembriamo a quelli che non possono volare. Tutti questi arditi uccelli che spiccano il volo nella lontananza, nell’estrema lontananza, di sicuro, a un certo momento non potranno più andare oltre e si appollaieranno su un pennone o su un piccolo scoglio – e per di più grati di questo miserevole ricetto! Ma a chi sarebbe lecito trarne la conseguenza che non c’è più dinanzi a loro nessuna immensa, libera via, che sono volati tanto lontano quanto è possibile volare? Tutti i nostri grandi maestri e precursori hanno finito coll’arrestarsi; e non è il gesto più nobile e il più leggiadro atteggiamento, quello con cui la stanchezza si arresta: sarà così anche per me e per te! Ma che importa a me e a te! Altri uccelli voleranno oltre! Questo nostro sapere e questa nostra fiducia spiccano il volo con essi e si librano in alto, salgono a picco sul nostro capo e oltre la sua impotenza, lassù in alto, e di là guardano nella lontananza, vedono stormi d’uccelli molto più possenti di quanto siamo noi, i quali agogneranno quel che agognammo noi, in quella direzione dove tutto è ancora mare, mare, mare! E dove dunque vogliamo arrivare? Al di là del mare? Dove ci trascina questa possente avidità, che è più forte di qualsiasi altro desiderio? Perché proprio in quella direzione, laggiù dove sono fino ad oggi tramontati tutti i soli dell’umanità? Un giorno si dirà forse di noi che, volgendo la prua a occidente, anche noi speravamo di raggiungere l’India, ma che fu il nostro destino a naufragare nell’infinito? Oppure, fratelli miei? Oppure?”

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  3. Grazie Nico, è un passo molto intenso, oltre che ‘poetico’ come la scrittura filosofica di Nietzsche sa essere
    Io sono felice che il lettore faccia i suoi percorsi e trovi in se una traiettoria di volo, non so, chiamiamola così
    Auguro anche a te la più serena delle notti
    grazie ancora per aver condiviso la bellezza di questo brano che apre, certo, altre piste di riflessione connesse con quanto ho scritto

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