Pelle d’ossa

<<Non amo trattare certi argomenti. Ma oggi pomeriggio c’era un bel sole e mi sono fermata per un po’ a parlare con una di quelle che mi piace definire “l’amica di sempre”. Si “un bel sole” e ci siamo ricordate di quando quel sole le tornava necessario per scaldarsi, anche se il freddo era per molti di noi quasi assente nella sensibilità del corpo, ma… Gli equilibri della nostra corporeità e del nostro porci di fronte agli altri, a noi stessi, e del nostro viverci carne, non sono sempre spontanei; talvolta si possono affrontare percorsi duri di conoscenza dentro, attraverso e fuori dal nostro porci corpo. Bene: di questo abbiamo parlato. Molte delle parole che riporto nel componimento partono da osservazioni e ricordi suoi. Per vent’anni, forse più, mai una parola tra noi su quel periodo, tantomeno sull’argomento che, forse poco scientificamente, io comprendo tra i “dis/equilibri della corporeità”. Mi ha molto colpito il suo parlami non tanto dell’ossessione d’immagine, quanto dell’esperienza fisica in senso molto ‘tattile’, non so se definirla così. Poi, certo, la percezione degli altri, ma qui mi fermo e lascio che qualcosa passi nel componimento. Mi ha chiesto di non essere nominata non per restare anonima, ma per una delicatezza rispetto a quella creatura che è stata in quel momento. Non sono certa di aver capito cosa intendesse dire, ma non ho ritenuto fosse importante chiederle.

Segue…>>

 

….

Non condannatemi mai

la parola di troppo, mi hanno

condannata, se non mi

contengo nei confini del

mio corpo come mia proprietà,

mi hanno condannata, non

condannatemi mai, per

tutta la carne

che ho provato a smaterializzare

senza riuscirci davvero a

fare bella mostra

dell’anima e della sua solidità.

Mi hanno condannata, e

ho capito il volo

come pesa: solo d’ossa senza piume.

Non condannatemi la

pelle di poco non forata

sulle tavole di legno incastrate

a ginocchia di dolore freddo

d’estate come inverno, più

inverno, condannatemi, mi

hanno condannato, fuori

d’ogni compassione, ed è

stato un bene; non morire per

le diafanie dei venti quasi

senza accorgermene. Non

mi condannate queste parole

smozzicate, confessione d’un

tempo distante, come lo metto a

distanza e non m’appartiene,

come m’appartiene, non mi

condannate, m’appartiene ancora

tra le pieghe del corpo, ma:

sommerso dalla gioia d’ogni

occhio che ad esso può guardare

tutta la pelle tonda, senza compassione,

a volte con amore, ignorando

i lividi e tutti i segni conosciuti

nella carne del: mio corpo, nell’

animale che vi porto, anche

senza toccare.

 

C’era un bel caldo oggi

al sole. Non m’è più necessario, ma

era un bel caldo, un bel tepore, e

mi sono messa al sole, come fa

bello il sole, un tempo necessario

a scaldare il ricordo:

dove l’osso duole; non è più

il mio corpo, così lontano dal mio

corpo. Ma è ancora il mio corpo:

non solo immagine,

non sola immagine,

non prima, non dopo;

 

è ancora il mio corpo.

Lo puoi toccare.

….

 

Io e L.(a mia amica di sempre)

 

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12 thoughts on “Pelle d’ossa

  1. guardarsi, toccarsi, uscire ed entrare dal proprio corpo che non è immagine, ma sostanza di sistema nervoso ed emozioni: ventre pulsazioni, vuoto e pieno. Sfiorare l’altro è, anche, sfiorare se stessi. ciao Dora

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    1. diciamo che ho toccato, sia pure mantenendo un tono d’apparenza ‘poetico’, solo d’apparenza, una problematica complessa dei “disturbi alimentari”? non so, mi pare in campo medico si dica così.
      Sono d’accordo con quello che dici che c’entra con tale questione. Questione che a mio avviso precede anche il contatto tra le persone; la mia chiusa diciamo che riporta le parole della mia amica in questo vivere oggi al di là di quelle problematiche legate all’apparire e altro

      Liked by 1 persona

  2. Che bello, intenso questo incontro ‘al sole’, anche metaforicamente.
    “è ancora il mio corpo.
    Lo puoi toccare.”
    Lei ha superato.
    Ha toccato se stessa per poi poter farsi toccare e toccare.

    Con affetto ti auguro una notte serena e bella, cara
    gb

    “Mi hanno condannata, e
    ho capito il volo
    come pesa: solo d’ossa senza piume.”
    I tuoi “minimi” versi come sanno far cogliere…
    Apprezzo molto anche questo tuo canto 🙂
    gb

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  3. Vivere distanti dal corpo, lasciarlo all’esterno, udirlo dal dentro come un suono differente. La nostra voce udita dal dentro è filtrata dal corpo e giunge differente. Non solo immagine infatti anche sensazione tattile, carne in formazione. Forma del dentro e (nel mio caso) anche struttura del disagio (una volta) e adesso percorso del tempo. Vorrei conoscermi. Poesia molto profonda
    non solo immagine/ non sola immagine,/ non prima, non dopo – Versi dalle cento emozioni.

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  4. stavolta mi sono proprio fatta corpo che si lascia attraversare da parole, proprio le parole, d’altro corpo. Infatti non m’importa come e se sia ‘poeticamente’…; mi interessava comunicare alcuni aspetti che a volte solo chi ha propriamente sperimentato un particolare vissuto nella sua corporeità riesce a dirci. Quando si affrontano e pubblicizzano certi argomenti la prima cosa che, solitamente, ci viene esposta è l’immagine di corpi particolarmente scarni, o siamo portati a pensare che è un alimentarsi poco, ma se sposti un attimo il tiro, anche fuori da indagini ‘psicologiche’, ci sono alcune cose che… Non so, a me questa cosa del calore del sole ricercato come fisicamente necessario in quello che chiamo ‘dis/equilibrio di corporeità’ m’ha colpito molto, come m’ha colpito quel sentirmi dire delle “ossa come quasi tagliano la pelle”: un dire oggi, a problema superato, lontano, ma un dire forte che ti affonda dentro l’altro corpo
    E in fondo ti porta a interrogarti sulla tua diversa, ma uguale problematicità quotidiana, direi, del vivere ed esserci corpo, o più totalmente: corporeità.
    Grazie del commento, LuxOr
    non mi rileggo
    Alla prossima

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  5. “mi interessava comunicare alcuni aspetti che a volte solo chi ha propriamente sperimentato un particolare vissuto nella sua corporeità riesce a dirci.”
    E hai fatto giungere tutto in modo profondo con il tuo canto e anche con queste tue parole che mi hanno colpito…
    “come m’ha colpito quel sentirmi dire delle “ossa come quasi tagliano la pelle”: un dire oggi, a problema superato, lontano, ma un dire forte che ti affonda dentro l’altro corpo”
    Grazie, Dora, per la tua sensibilità, per il tuo vivere pieno.
    Con affetto ti auguro una notte bella bella
    gb

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