Piattaforme liquide

<<lo dico subito, a sciogliere ogni equivoco: il ‘minimo’, aperto, componimento che segue non è una riflessione specifica sulle ‘zattere’ che sbarcano o non sbarcano sulle nostre rive in questi infausti tempi, in quelli andati e, si vorrebbe (?), non oltre.

è, invece, un mio pensiero meno preciso (?) sui viaggi della vita, perché viaggiamo, siamo in viaggio sempre, no?

parto per lo scritto da due suggestioni/suggerimenti. Mi interessa dirvi di quello che passa direttamente per il mio corpo. L’avvertire di schiena. Un danzatore deve essere sempre pronto su questo: avvertire di schiena. Anzi… credo ci siano delle danze che non si insegnano in modo speculare, mimetico nel senso dello sguardo, ma ascoltando le ‘onde’ d’energie come guidano e trasmettono la stasi, il movimento e i gesti, da maestro ad allievo, nella prossimità tra il fronte dell’uno e la schiena dell’altro, da dietro: che, poi, non è un dietro. Io dico impropriamente: avverti la presenza possibile dell’assassino, del nemico, sulla tua nuca; o la presenza d’amore. Ecco. Un patto d’ascolto tra se stessi e altri da se, dentro e oltre i confini delle vite, le membrane dei corpi. Uso poco o quasi mai la parola ‘spirito’, o quella di anima, per una specie di mio pudore verso ciò che la mia mente non riesce a comprendere nel senso dello spiegare, nel concepire l’esistere, non so.

Segue…>>

….

A dismisura

apparentemente

eppure è tutto lì

in una cavità che

l’accoglie, ospitale.

Ma abitare basta?

La forza dirompe il cerchio

sfrangiando l’argine; a stille

piattaforme comunicano, o

vagano, come zattere disposte ad

annegare senza corde da appendere

nell’aperta superficie a pali comuni di

riferimento, o ad autonome colonne

fatte a impronte dell’umano troppo

chiuso a convivenze, forse inetto

anche al dominio. Voglio partire;

verso ciò che non comprendo, non

posso comprendere, come non si

comprende l’immane, immensa

forza naturale. Voglio partire

con queste mani, affondate a

strette dita sulle mie esili braccia

fortissime nel viaggio, credici, con

la fiducia dello sguardo interiore e

d’altri sensi, come ogni presa di spalle

richiede. Mi fido di te, fratello, mi fido

di te, m’affido, tutte le volte che non

mi basta definire con la vista

il tuo orizzonte. Danzare fra corpi è

trasmettersi certi movimenti sottili

per le distanze che appartengono a

ogni strato da scoprire, mai scoprire

finito, pena la vita, quando spinge,

traversa, sbatte, sovrasta, la quiete

al fondo; ed essere pronti non è tutto,

nel mistero selvatico, per il più esperto

navigante, figlio di terra, frutto di ventri,

corteccia esposta a mutazioni d’anfibio,

teso nel volo a planare, oltre le creste

a capo scoperto

[…]

….

 

d°’

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...