che la donna viva nei suoi orgasmi senza spreco

<<…è un periodo che mi interrogo molto, con grande spirito di autocritica. Mi interrogo, non è qui scontato dirlo, sul fatto che io scriva ogni giorno e sulle traiettorie da dare a tutto questo, forse anche a questo spazio (il sito). L’unica cosa certa è che sono sofferente a ogni compiacimento perché scrivere, l’ho detto più volte, è per me un affondo di ‘ascolto’ e pensiero tra la carne; e autocompiacersi o piacere non basta, non mi basta; è come stare a “cantare sui morti”. Scusate la durezza. Duro, forse, o semplicemente fastidioso il componimento che segue; incomprensibile, non so? Ma non conosco le buone maniere quando scrivo sia pur nel rispetto d’ogni creatura che mi leggerà; penso sia chiaro da  tempo. 

Non è un componimento ‘personale’ o rivolto a persone specifiche, sia chiaro; lo premetto per scansare equivoci, visto che mi è capitato bellamente (in senso della bellezza e anche della ‘guerrezza’ pacifica) di confrontarmi con alcuni di voi in questi giorni proprio sui miei interrogativi sull’utilità o meno di questo modo di scrivere, di gestire la scrittura in tale spazio pubblico, e del ‘canto’ (pure se io son ‘minima’ e spesso ‘stonata’).

Segue…>>

 

….

Ve lo chiedo senza mezze parole,

senza voglia di risposte, te lo chiedo,

come a dirtelo, fuori d’ogni tua retorica o

se ti piace, mia persuasione, ve lo chiedo,

ascolta e taci se d’urlarmi fai paura

contro e contro i primi passi che so

fare come sempre reimparassi a

camminare io e il mio rischio ad

agio, adagio, con la fretta d’ogni

slancio teso a corde sotto il ramo.

Ve lo chiedo con amore, tu lettore,

io l’esposta concezione d’ogni mio

non so, ma sto, qua a de/scriverti la vita

come ascolto d’altre vite, come sciolgo

tra le dita, anche adesso che vi chiedo:

 

Credi sia bello cantare sui morti, sui

morti vivi, sui nati stanchi, e i torti,

i torti di collo per soddisfar la fame,

torti di collo per togliergli il cantare;

credi sia bello cantare luna e sole,

sui morti, i vivi, i deportati e il mare,

sui finti liberi adattati alla morale

 

dei buoni padri, delle buone madri,

della donna accanto, figlia matrona moglie,

dell’uomo accanto, fratello amante, poi

solo sposo assai ingombrante con il suo

canto di letto sempre meno lungo di lei,

o il suo pene nel letto lungo oltre ogni lei;

tu credi sia bello dire le convenzioni e stare a

sbaragliarle chiusa nelle prigioni non mie, poi mie,

vero, mie, con le porte sempre aperte e la chiave

in fondo al ventre? Tu credi queste tempeste, bonarie,

passeranno senza alcuna azione che ti veda

esposto

ai venti, solo per i canti così belli dei marinai

ubriacati d’acqua cheta? Tu credi non ci sia colpa

a salvarne solo due per specie, senza chiedersi l’amore

dove vive o dove muore fuori d’ogni generazione?

Tu credi non ci sia peccato a cantare con tenerezza

ogni frutto non mio, come bastasse lo sguardo a

lasciare mio segno nel cosmo questo immobile sorriso

d’una dolcezza che non sa d’eterno. Tu credi sia bello

bello cantare come le catene d’altalena si attorcigliano

su se stesse e si srotolano, senza mai quel rischio di volare

a precipizio nel fiume, e vorresti ridere solo perché un bel

giorno ho volato contro il muro della vasca dove il tunnel

era troppo breve per rivedere tutta la vita in un momento,

ancora troppo giovane, ancora non vissuta. E allora spiegami

perché si può morire a tre anni o non conoscere come corre

la luce negli occhi troppo rapida di lacrime; o le tette cascate

in menopause precoci. Tu pensi sia bello questo canto di

misericordia su tutte le croci non mie, abbracciate come donna

di porto pronta a sbarcare neri lunari ad ore?, tu pensi sia bello

far gorgheggi tra le cosce, a te che passi, e il resto è una carezza che

non mangia mai con me il buon pane d’una pace fraterna prima di

solidale a vicinanze d’amore. Solitudine, tu pensi sia bello quando

canto le solitudini di folle che danno svago alle vostre teste,

arricciandovi le calve teste tra tutti i pubi di donna immaginati e

mai scoperti, e le mie folle sono il cerchio intorno d’un orgia che

mai avviene se non tra sguardi distratti da altri fatti. E nuda

ad ogni avvento, manifestazione, sciopero, presentimento, tu

credi sia facile a squarcia gola rovesciar l’imbuto, farsi a testa

sotto per capovolgere il mondo e accorgersi che a certi bambini

questo riesce meglio, ma non a tutti è data in dotazione tale

possibilità. Tu credi che sia facile cantare l’anarchia dell’uomo

a partecipazione libera in misura etica volontaria e trovare la sua

regola di vita regolata su altra vita fuori misura biologica di se,

fuori impulso, fuori sogno e realtà, scindendo impropriamente

ogni sogno e realtà, fingendo connubi di mani e di corpi che

non si stringono più fuori adeguamento o: compassione, è

meglio, se proprio un imperativo dev’esserci oltre noi.

E quando stanca di cantare, come oggi vi chiedo, e vi chiedo

con amore, vi chiedo come fosse anche al mio giorno

una minima compassione, non vi paia strano, inutile,

lettori, attori in consapevoli, di questo non cantare,

non vi paia inutile quest’ultimo pensiero: “Credete

che la donna viva nei suoi orgasmi senza spreco

come non necessarie le domande sulla genesi:

d’ogni canto e le sue seminazioni?”

….

 

d°’

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17 thoughts on “che la donna viva nei suoi orgasmi senza spreco

  1. Io credo che a scrivere come fai tu si faccia una grande fatica, per gli argomenti, per la profondità delle riflessioni, per l’empatia verso l’universo creato che traspare da tutti i tuoi scritti. Eppure a te viene naturale, e per me è un mistero come sia possibile; patisci l’inutilità dello scrivere rispetto all’azione, se capisco (e non è detto). Non voglio consolarti perché mi sembra che non è questo che tu stia cercando; confesso che non sempre riesco a comprendere appieno quello che vuoi esprimere, forse perché non sono abituato a leggere poesie, è un piacere ma anche una fatica che scopro qui con te, con voi. Inutile lasciare una tua traccia, un tuo pensiero? Io credo di no, ma anche se fosse, finché ti da piacere perché dovresti rinunciarci? Io apprezzo moltissimo anche le tue composizioni più “leggere”… quegli sprazzi di colore con il mare sullo sfondo! Un abbraccio

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  2. sale naturale, ma non credere non ne esca stanchissima. Poi mentre scrivo ho da ‘organizzare’ quanto mi viene. A volte sono immagini forti, a volte solo una frase, un suono, a volte una gran baraonda, a volte una voglia immensa di piangere e inondare tutto, a volte un fresco schioppettare di riso; ma sempre ‘avvertendo’ cose che sono in me, anche fuori di me.
    è come essere attraversati da un flusso forte d’acqua, non so se riesco a spiegarmi così. Dopo c’è la quiete, ma anche tanta sfattezza e tante domande. E’ che la scrittura è un’azione, vogliamo o non vogliamo, ma il problema è: come agirla tra gli altri e con gli altri, come trasmettere negli altri la sensazione e la possibilità concreta del fare; un fare anche sociale. Questo è il nodo dove non mi sciolgo. Ma ce la farò. Si è sempre in viaggio, in fondo. E anche viaggiare tra voi è per me un’apertura magnifica di percorsi da esplorare.
    Grazie Giorgio. I tuoi commenti per me sono meravigliosi, perché con chiarezza riesci a comunicarmi un’energia non banale che è proprio in te, e m’arriva fraterna e paterna; non mi fraintendere. Cerco di dirti una cosa bella; spero t’arrivi in tutta la sua umanità
    Ricambio l’abbraccio con bell’affetto
    buona serata
    dora

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      1. oh! guarisci presto! ma mettila così: si dice l’influenza faccia perdere qualche chilo.. magari si concilia col tuo antico proposito di dieta 😛 Scherzo.. un bel bicchiere di vino e vedrai andrà già meglio 😉

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        1. Aspirina e sudatona, e stamattina in piedi alle 6:20! Trenino e al lavoro. Dura vita quella del consulente senza diritto alla malattia! (facendo il tuo stesso pensiero mi sono pesato: nemmeno un grammo, ma prima avevo mangiato due fette di panettone per tirarmi su… riproverò stasera!) 🙂

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  3. Dora immagino che per scrivere questa cosa tu abbia sofferto molto. Ma una cosa chiesta con amore ai tuoi lettori non può che trovare una risposta. Alcune cose del tuo scrivere mi sfuggono ma percepisco sempre un tuo denunciare, un gridare sulle ingiustizie della vita. Questo a me aiuta, credimi non è vano! Un sorriso dolce Dora 🙂

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    1. quando scriviamo comunque dobbiamo tenere una certa distanza ‘di sicurezza’ (?) dal vissuto o restiamo coinvolti e io, personalmente, trovo difficile a quel punto organizzare la scrittura. Alcune cose sfuggono anche a me, ah! nel senso che non sempre ciò che scriviamo ha una sua intelligenza immediata nemmeno per noi stessi. Cioè: io penso una cosa, sto per scriverla, ne nasce anche un’altra, e magari un’altra, a quel punto tutti si fa plurimo e devi giocare la parola d’intensità. Ovvio il rischio è che diventi oscura. Qua ci vorrebbero i poeti, mi sa… E io sorrido facendo quanto riesco. Eh eh.
      Comunque, scherzi a parte, e mie giochellerie, si: lo sguardo era a tante cose che vorremmo vedere andare per un corso di estremo nitore e benessere sempre in tutte le esistenze che ci circondano, ma non è così. Ingiustizie tante, ma anche una difficile concezione della giustizia che non si può, a mio avviso, sempre e immediatamente rapportare a ciò che è scritto e raccomandato per legge.
      T’abbraccio Liletta
      sei dolce e splendida luminosità s’irradia sempre da te!!!

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  4. È stancante e doloroso ed è uno strappo all’ombelico che cresce e fa radici – ma questo, tutto, immenso, nel suo uscire da ogni regola e vena è attimo in cui senti e quindi sei… bellissimo… Senza perché, ma, come, è che il fuoco quando c’è va esplorato con tutte le fatiche che comporta… Perché se no sì, a mio avviso si muore… parole sfuse le mie ma penso di capire l’intro di questo post, anche se a modo mio, ovviamente.
    Lascia che risuoni in te con te per te. Il resto, è il mare, col suo abbraccio eterno e insonne. Ti stringo

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    1. si, quello che dici, c’è quello che dici e non mi sorprende tu lo ‘legga’.
      Che questo mare, sia pur insonne, porti nel suo flusso onde buone e accoglienti i sogni più dolci anche per te, ‘piccola’ immensa amica, donna
      t’abbraccio
      a presto

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  5. la genesi d’ogni canto sta nel ventre della terra, una vibrazione sorda e continua che chi vuole ascoltare ascolta…siano parole, canto, danza o una mano che stringe un’altra mano con un’energia sconosciuta…

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    1. difficile dire dove sta la genesi a parole, ma penso abbiamo un qualche senso, sensore, che ci permette di ascoltare comunque come agiscono le energie, non so. A quest’ora mi sa che i neuroni alzano bandiera bianca 🙂
      Una serena notte Franz, spero per te

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      1. siamo parte del ventre della terra. Questo è tutto. Tutto sta ad esserne consapevoli …ascoltare…serena notte anche a te, Dora…lasciati andar e cullare dal tuo mare e lascia aperti i tuoi sensori, cosi potrai ascoltare mille e mille ninna nanna notturne…

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  6. Ho vissuto con sofferenza, con affanno, con l’asma che mi impedisce di affondare il respiro e allungare il pensiero concentrato a sopravvivere inspirazione dopo espirazione o ispirazione dopo espiazione. Questa tua poesia (ho letto anche della stanchezza) mi invoglia a pubblicarne una mia molto corta di un antico urlo che in questi giorni risento presente e ti ringrazio Dora perché sai liberarti e non è poco.

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