bonum est diffusivum sui

….

Esplori te stessa

necessaria situazione

per chi non svende, non elemosina

amore. Forse un vizio, la solitudine,

degli esseri liberi, da fumare a piccole

dosi, ma tu: prendi grandi boccate

d’aria e lasci cerchi di fiato a chi sa

leggere segni oltre i tagli affondati e

cancreniti nel corpo. Non trattieni

malattia d’assenza, ma la bellezza come

passa, tra un sospiro sonoro e i rumori di

gorgheggi utili, abituati a schiarire gole

fuori rapina dei sensi. Furto d’amore? No,

impressione d’ogni viaggio durato un’ora

o una sera o una sera nella sera e altra sera

forse albe tra monti, finché giunga la noia,

perversione sia solo e non più: quel selvatico

naturale che cerchi. Nell’umano accanto;

nella donna forse; purché accada pura origine

tra cellule, accelerate tra membrana e

 

membrana, senza  degeneri

precipizi su soglie di morte, peccati

troppo santi da espiare. “Non

c’è Dio senza io, non c’è io senza tu,

quando il richiamo è ancestrale, magnanima

fondazione d’un cosmo; ma la solitudine

resta un vizio che insiste: la voglia

di trovarti tra me, fuori di me,

fosse il miglio l’unica distanza

masticata tra i denti. Mordimi

le labbra dove sai più rare, le

mie punte di passione e i prepuzi di

piacere, femminile quanto basta nel

maschile stare sola, ermafrodito

non comune: l’immaginazione.

 

Vergine di pietra mai piango, ma se

piango non chiamarmi madonna di

sangue amaro, non ritrarti a premure

e risentimenti, mentre sabbia mi vedi

misurare il tempo fuori clessidra nel

vuotato seno; guardami fragile, lo sono,

lo ammetto nel mio esserci come unico

sesso, oltre ogni sesso creatura

sempre disposta a naufragare

pur di salvare ogni alterità,

dimentica di me,

viva di me

….

d°’

 

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10 thoughts on “bonum est diffusivum sui

  1. Intensa, penetrante. La bellezza del bene che si diffonde mi emoziona. Creo in me questa immagine (che in me è anche affermazione di dolore non perché il bene porti dolore ma perché cresce anche nel dolore). Infatti il verso Vergine di pietra mai piango ma se/ piango non chiamarmi madonna, mi lascia un’immagine nuova capace di passare dalla vista al gusto, un sapore particolare che non riesco a descriverti, la sensazione di non saper naufragare di rallentare il corso pur nel rispetto di ogni alterità. Immaginazione come mia/tua/nostra salvezza o riparo? Altra notevole poesia.

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  2. be’… credo che il dire ‘madonna’, proprio come immagine mi sia venuta in mente anche per alcune edicole incrociate in questi giorni. Ma non mi ci dilungo. ovviamente la m minuscola sposta e moltiplica i significati possibili.
    grazie del commento, ma come sempre ripeto ‘minimi’ versi i miei sia pur ricettivi di tante realtà
    alla prossima
    buondì, Luxor

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  3. solitudine del senso, comunanza di pianto. La vergine delle rocce o la roccia vergine…presenza d’angeli in Leonardo e di senso in D’annunzio…quanto sgorgare di immagini nel tuo laico quanto sacro cantare.

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  4. be’.. diciamo che vi lascio libere associazioni, anche se D’Annunzio ci faccio da sempre a cazzotti. Se proprio dovessi pensare alle rocce mi verrebbe in mente un film di Bergman, ma non mi viene il titolo.. ho un ricordo vaghissimo. Ma in realtà non c’ho pensato mentre scrivevo. Diciamo che ci sono due poli da tenere in considerazione “solitudine”(come la intendo io, e l’ho detto più volte)/magnanimità (anche in alcune prospettive ‘filosofiche’). Poi altre cose sono più evidenti. L’idea di ‘vizio’ non m’appartiene e in questo senso l’affronto per rovesciarla.
    Comunque con questo commento confondo ancora di più chi mi legge, ah!
    Sacro/laico manco me ne frega: è venuta durante come cosa ma molto di sbieco
    Tuttavia ho un mio modo di vivere la sacralità del corpo e del corpo tra se e se, e oltre se
    Insomma: stavolta non ve lo spiego
    😛

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  5. bella associazione in youtube (trovate indicato lì l’artefice) tra una gran voce di donna e un meraviglioso capolavoro di Bergman: “Sommaren med Monika”
    vi consiglio la visione integrale del film se non lo conoscete

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