Espressioni di pace

<<Il titolo era di un altro componimento che avevo cominciato prima di notizie dalla Turchia.

Ci sono due ‘tu’ tra i tanti ‘io’ nel ‘minimo’ scritto che segue. C’è un ‘tu’ che potrebbe essere un mio fratello (quello in senso ‘stretto’). L’altro ‘tu’ potrebbe essere uno di quei bei personaggi che continuano a ripetere “qui siamo tranquilli; non succede niente; tutto sotto controllo”. Mettiamo pure sia così, cosa cambia?

Quanto segue l’ho scritto stamattina alla Stazione Centrale di Napoli. C’era un pianoforte ‘all’improvvisa’… e dei passanti in sosta a cantare o a sentire. Ti chiedi, mi chiedo, che utilità abbia un canto, a cosa serve mentre da secoli tutto si ripete uguale e diverso. Bene. Non lo so dire a cosa serve. Mi pare anche colpevole ‘cantare’, tanto di gioia quanto di dolore, mentre come non s’arresta la vita, non s’arresta manco la morte: quella d’un certo tipo che più che scandalizzare, fa notizia, poi fa dolore, certo, fa l’acqua sporca, la terra sporca, striscia la faccia, e silenzio… silenzio. Io parlo troppo e a cosa serve? >>

 

….

Sopravvivremo anche stavolta;

siamo sopravvissuti; io che non

mi muovo; tu che sei tornato,

cinque mesi fa da Istanbul: tempo

di guerra, mio caro, tempi; quando

passeranno i secoli contati a dita?

M’inginocchio all’origine dei templi,

incolpevoli di tanto umano; ‘inumano’

tu dici? No, mio caro, umanissimo, senza

compassione, come dirlo? Per quel cristo

in croce o per la solitudine fronte allo

specchio di te stesso, su bene e male

ciclico, per le sue madonne laiche di

madreperla tra città sommerse, per il

profumo arabico, solo caffè nostrano

tra Napoli e Sicilia, per i piedi scalzi

della danzatrice rivoluzionaria contro

ogni rivoluzione, per me come lavo la

faccia ed è fuoco che non brucia e non

leva viscerale cratere senza sonno.

 

Stazione Centrale. Un pianoforte e

voci, mani corpi piedi organi, voci di

gente che ha deciso di cantare: prima

che venga l’ora e sia campana al mezzo

giorno senz’amore “e quel bambino

che/ giocava in un cortile [..] Vagabondo

[…] lassù mi è rimasto Dio” ?

Tu che ti chiedi il mondo

perché cada così a terra;

tu che ti chiedi i corpi,

i corpi così a terra, sfigurati ad

ogni orma, d’ogni orma tregua e

carne; il silenzio che non scese

manco dopo Apocalisse. Ma il

tuo coppo di ‘cerase’, se verrà

la primavera, rosse proprio

come sangue, quale sangue?

Se nemmeno più le mani

ci sporchiamo, fronte al porto;

c’era il porto, ecco il porto, hai

cenato ad Istanbùl. Quei bambini

che correvano, felici sul pontile;

sai, la prima ferrovia? Qui in Italia

stiam sicuri, queste cose non ci

accade, quelle cose, qui. Sicura

leva e lavati le mani, lavati il

fucile se riesci qui a dormire,

qui stasera con la bella, con

il bello, con la copia, mascherina;

io non dormo. E se canto, e canto, è

in ginocchio, lì, al mio letto, verso

il lume e il davanzale, con la cenere

sul viso, con il pube china al basso

come sale la parola: canto pure

per te.

….

 

d°’

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32 thoughts on “Espressioni di pace

  1. la gente e strana ed il contrasto che denunci ne è prova ulteriore…nonn so se fosse un canto idiota e immemore o un canto per scacciare il panico e la paura…la musica non è mai un solo segno…non so…ma leggo il tuo sdegno fondato in questa illusoria tranquillità alle soglie della catastrofe, anzi “dentro e in fondo” alla catastrofe…Dora…

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    1. era solo il canto di una giornata come altre, franz, perché la vita non si arresta certo. Non m’interessava porre a contrasto due situazioni, ma proprio ripropormi e riproporre la domanda ” a cosa serve ‘cantare’? ”
      Catastrofe.. pure su quello, dici bene, ma ci sarebbe tanto da riflettere su parole come ‘crisi’, ‘catastrofe’, non so se t’arriva che questione intendo porre. Non riesco ad essere molto chiara stasera. Non me ne volere e non me ne voglia nessuno che passerà in questo spazio.
      buona serata, franz e grazie per le riflessioni che stai lasciando. Ho problemi col sito se salto qualche commento. Anche per scrivere gli articoli devo fare tutto un giro. Non so se sia un problema solo mio

      Liked by 3 people

    2. Per Dora e Franz

      come è vivo il tuo commento, Franz.
      lo lo sto rileggendo ora e ne colgo ancora tutta la portata.
      “la gente e strana ed il contrasto che denunci ne è prova ulteriore…nonn so se fosse un canto idiota e immemore o un canto per scacciare il panico e la paura…”

      Dora ha chiuso il suo canto con
      “canto pure
      per te.”

      io ora sto legando le vostre emozioni e… tutto si incastra, sì.
      tutto ha un senso profondo in me così, di conforto anche.

      allora mi spunta un sorriso.
      per la tua sensibilità, Dora
      per la tua sensibilità, Franz

      gb

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  2. ” a cosa serve ‘cantare’? ”
    ti chiedi, Dora cara.

    e io trovo una “risposta” qui
    “con la cenere
    sul viso, con il pube china al basso
    come sale la parola: canto pure
    per te.”
    “canto pure per te”, ecco.

    **mie primissime sensazioni**

    come stai, Dora cara?
    gb
    buona serata!

    “per i piedi scalzi

    della danzatrice rivoluzionaria contro

    ogni rivoluzione”

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    1. Nel “cantare” si trovano tanti segni anche contradditori.
      E non è detto che chi “canta” non colga il precipitare e la conseguente paura grandissima.
      Può anche non farlo certo.
      Se vuoi, ne possiamo parlare in un altro momento…
      gb

      Ho colto il tuo denunciare un qualcosa che mi piacerebbe chiarire con te.

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        1. la nostra “comprensione” può allargarsi e approfondirsi con l’apporto reciproco.
          credo in questo, sì sì.

          vai al caldo ora e riposa!
          **sottocoperta sottocopert-e** 😉

          buona notte buona per te 🙂
          un abbraccio caro
          a.

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    2. Qui erano espresse le mie primissime sensazioni che… non sono cambiate poi molto.
      A presto, D cara
      A.
      Questa notte la mia danza continua a fermarsi… 😉

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  3. Io vagabondo canto per le strade e osservo la gente, osservo una giornata tranquilla, apparentemente normale,mentre un cuneo, una punta, un’aculeo rimane sospeso sopra gli innocenti e i meno innocenti. Versi che fanno riflettere.

    Liked by 2 people

  4. Essere in piena emergenza e non saperlo? O, meglio, far finta di niente, glissare per sopravvivere? Continuare a pensare dico io. A leggere, riflettere con la propria testa, fuori dalle ideologie di comodo ( ce ne sono una pletora) fuori dalle necessità di parte., Non serve ma… cosa serve a chi? Io aprii il mio blog molti anni fa con la precisa sensazione che “non servisse” a nulla: continuo così.
    Almeno qui possiamo uscire dalla condanna all’utilità, sorridendo più o meno mestamente alla concretezza altrui.
    Hai uno spazio veramente notevole, me lo ero segnato mesi fa mentre ristrutturavo i miei blog per questa nuova stagione di communicazione e espressività in rete. Ci torno e trovo conferme alla mia prima impressione. Buona giornata dalla Sicilia.

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  5. “Nel “cantare” si trovano tanti segni anche contradditori.
    E non è detto che chi “canta” non colga il precipitare e la conseguente paura grandissima.
    Può anche non farlo certo.
    Se vuoi, ne possiamo parlare in un altro momento…
    gb”

    Ti avevo scritto, cara.

    Sono sempre disponibile con grande piacere, Dora, a esprimerti ciò che io sento e ad ac_cogliere quello che tu mi fai giungere.
    Lo faccio con poche parole in genere, condensando quello che provo.
    **Con vivo vivo interesse**

    Questa notte è una notte un po’ così per me… una notte in cui solo la Musica riesce a scorrere, Acqua di Armonia.
    Poi ci saranno momenti più semplici in cui comunicare.

    Mi auguro tu sia già sottocoperta e sottocopert-e al caldo e tra le braccia di Morfeo.
    A presto, D cara.
    Ti sorrido co un abbraccio
    gb

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