Il verso del tacchino

<<ho domattina una convocazione per un lavoro che, so, non avrò. Andando in bici ho rivisto la mia vita, passata presente futura, me vivente, tu vivente, loro… tutti loro… noi…

Ho promesso di partire, allora. L’ho promesso alla mia terra. (Tornerò.)>>

 

….

Ci siamo messi faccia a faccia

senza nemmeno guardarci;

ci morderemo carne a carne, senza

toccare i nostri corpi, soltanto occhi,

forse parole di: buongiorno, stammi

bene, sopravviverò. Ci morderemo

carne a carne, ma mi auguro: tu

non ci sia alla battaglia finale

di una legge senza legge, ogni

diritto altrove, vorrei sapere

dove. Ti auguro ogni male quella

mattina, domani, o ogni bene: che

sia sostanza alla tua assenza. Io che

sono e sarò sempre obiettore di

coscienza, obiettore oltre ogni

coscienza, rivoluzione senza

lotta. Io sono un numero con la sua

storia; tu sei un numero con la tua

storia; che non dipende dall’altezza

del numero. Vinsi nel sistema,

rifiutai il sistema. Un atto anarchico

forse. Di chi, si dice, non si para

il culo: e non c’è volgarità o

pregiudizio in questo: solo un proverbio

che da peso al mio corpo esposto ad ogni

carezza e ad ogni violenza d’un paese

dove espatrio ogni giorno senza patria,

restando nuda al desiderio d’una

terra dov’è la mia terra. Dov’è.

Peccai al buonsenso non generando

frutti, ma come potevo accettare

di sfamarli e reggerli con bocca e

braccia non mie?

 

Ho visto gazzelle correre nei suoi occhi neri

profonde braccia oscillare nel verde dei prati

aridi per chi la vita offre a sorsi di sale: è quel

tuo corpo troppo abbondante di sale, troppo

ubriaco d’onde, perso nel sogno natale di un’

altra terra natale per il tuo cucciolo in grembo

con le sue piccole gambe già pronte al nuoto,

ma l’affondo, tu e l’affondo, orrore, orrore e

non prego in questo giorno migliore solo a chi

dona pensando basti l’amore a far l’acqua buona,

buona la vita, apparente, di morte non parente.

Siamo tutti fratelli e sorelle, ricorda, cuccioli

di madre diversa, di madre e padre, ricorda;

e la tua gazzella negli occhi, e le tue corse

tra i giochi in deserti, prima e dopo il dolore.

 

Voglio vedere i miei figli sgambettare ancora

sul mare, non importa se non sono i miei

figli, di ventre e bacino generati. Voglio

vedere il mio cane mordicchiare altro cane

giocando battaglie di sangue senza strappi

d’avorio. Non importa se non è proprio il mio

cane e mia madre conserva di te questa paura;

mentre non teme se cammina il fratello tra

galline, o se mangia un fagiolo e gli va

di traverso. Voglio vedere i ragazzini baciarsi e

tenersi le mani, sognanti d’un sogno loro

pienamente mio: perché sul mio pontile

ogni sogno resta mio, anche senza l’incarnato

rossore sul viso, senza memoria e senza storia

a venire. Voglio sentire il tacchino urlare

inconsapevole del macello, perché è il suo verso

e non si discute. Voglio capire il pavone come

esplode di colori naturali le naturali regioni

della presenza nel mondo; non ci saranno morti

a tutti questi colori. Non ci saranno. Voglio

andare nei campi di grano, immergermi e

urlare il nome di tutti gli amori che voglio

amare coi loro sorrisi spigati di sole e uno

sguardo certo; fosse solo un momento a

sentirsi piedi sui loro piedi, perché danzare

non sia un lusso fatto solo di convenzioni.

 

Voglio vedere i miei figli,

questa volta: i nostri figli;

per tutti i padri che vorrò.

Voglio tenere i miei figli,

i nostri figli, saranno padri

e madri, l’unico sogno che

conservo; anche oggi.

….

 

d°’

 

 

 

 

 

 

 

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23 thoughts on “Il verso del tacchino

  1. io non ricordo il verso del tacchino, ma vedo il sapore intenso dei tuoi versi che sono un percorso d’emozioni che entrano e escono in te e da te, oltre te…come è giusto che sia…si muove qualcosa nel lavoro? bene…comunque vada l’importante è che tu sia in movimento con tutta la dignità che si legge e si avverte in te…Dora cara

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    1. il tacchino, credo in un particolare momento suo che cercherò domani di studiare scientificamente, emette un ‘grido’ animale molto forte per la nostra sensibilità acustica. Me ne sono ricordata. Accanto a lui mi sono ricordata questo pavone che muto parlava con la coda. Nella mia mente li ho rivisti tutti e due insieme nello stesso luogo (era in una pizzeria/agriturismo anni fa), ma non sono certa che anche il pavone fosse li, lo avessi visto li.
      so che domani è quasi impossibile vada, ma vediamo, dopodomani ci penserò.
      grazie franz

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      1. si vividi pennuti ai bordi della loro esistenza, semplici ed eleganti, comunque animali che attirano e spesso sono oggetto di versioni allegoriche di noi umani…gridare senza essere ascoltati ad esempio…un’urlo silente…domani non è importante, l’importante è che tu sia in movimento come il tuonare fantasmagorico delle emozioni in questi tuoi versi di oggi tra figli che appaiono e scompaiono madri felici e addolorate, grembi offerti e chiusi e comunque palpitanti sempre di vita….e l’emergere di quel “TU”…che apre le braccia della tua poesia a chiunque voglia leggerti con gioia psrtecipe

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        1. ti dirò, ci penso a volte, mi rendo conto che non faccio mai uso di altri animali, diversi dall’uomo intendo, come versioni allegoriche. Anzi, mi interessa proprio che ciò non accada. Grazie per questo commento perché mi fa ritornare a riflettere su questa mia idea, franz
          poi, si, le madri, i padri, i figli, questo vivere che talvolta è andare incontro a viaggi che non ci salvano, che non salvano, che non danno, cioè, la soluzione sperata per una vita dignitosa.
          Io ci penso, ci penso anche ora a questo.

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          1. Sono felice, Dora, che tu dica questo, perché è tutto fortemente vitale…sono d’accordo con te la soluzione verso una vita dignitosa sta nel movimento che riusciamo a costruire, accordandolo, tra il nostro animus e il nostro corpo…è una via difficile che nessuna congiunzione esterna può risolvere la nostro posto…si riflettiamoci…

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            1. non la vedo proprio così. In realtà penso che ogni nostra azione abbia un ‘effetto farfalla’. Non so se riesco a essere lucida nello spiegarmi che è un po’ tardi e mi sa i miei neuroni stanno sbandierando con bandiera senza stemma, ah ah!

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              1. conosco bene l’effetto farfalla..ti sei spiegata benissimo…ma a queste inclinazioni del universo e dei suoi movimenti noi tutti siamo meglio disposti se lavoriamo in concordanza tra anima e corpo, tra Ombra e Sé…certo non per controllare tutto (è impossibile), ma per essere parte del tutto più consapevolmente….(non so se pure i miei neuroni sballano… ah ah ah )

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                1. su anima e corpo, ombra e sé, ho forse una visione non identica alla tua. Penso anche l’anima sia un corpo fisico, in qualche modo. Non so se riesco a spiegarmi scientificamente o filosoficamente ora, magari poi in un’altra occasione ci si ritorna, ora sono annebbiatella.
                  Serena notte Franz
                  ti sento abbastanza sereno quindi avrai un buon sonno

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                    1. è un discorso lungo quello sull’anima, io forse la riporto più a una dimensione biologica, non lo so. Ci devo riflettere.
                      Grazie anche a te per lo scambio di riflessioni che fa sempre bene
                      spero tu abbia un buon sonno
                      dora

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  2. Intensa, da leggere e rileggere. Tutte queste anafore (voglio.. voglio… voglio) mi trasportano in altri luoghi,mi fanno viaggiare in altri tempi e vedere tante immagini che scorrono e scorrono e udire frasi, parole, vedere il sole e la pioggia. E per ritornare al tuo prologo, tanti, molti tentativi, esami e uno che non voglio ricordare… Mi hai trascinato in un mondo e ti ringrazio per questo e ti auguro che tutto vada per il meglio, cara Dora.

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  3. Anche se la leggo oggi colgo cose. La tua forza. Tipica della tua terra ma che è anche tua. La tua determinazione e anche la tua dolcezza nel cercare l’altro guardando oltre.
    Sei speciale Dora. Un sorriso. Lila

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