Come il cuòre riapre un fiore all’amore

<<una poesiola fatta di termini ricorrenti a tante frasette giovanili, forse; non saprei come dire. La lascio ed edito solo come una sorta d’esperimento di parole e frasi che non ricordo usassi da fanciulla. Son poco tenera io, diciamola tutta. In ogni caso non mi sono fatta mancare nemmeno stavolta la parola ‘mare’. Ho tenuto fino alla fine, però. Magari è l’ultimo articolo che sto scrivendo e davvero vado verso un prosciugamento. I poeti restano altrove e io non ne ho l’ambizione, tantomeno ho l’estro d’un linguaggio attuale o inventivo o arcano o non so. Scrivo soltanto perché mi ritrovo a scrivere: me ne sto convincendo.

L’altalena sul fiume è un ricordo d’adolescenza. E come tutte le giostrine della mia vita non era ben impiantata nella terra mettendo nel mio corpo, oltre all’ebrezza dell’oscillazione in volo, una paura della caduta che andava a frenare, devo dire, lo slancio…

Segue componimento…>>

….

Hai cosparso quel mio corpo di neve

col sale del tuo corpo. Ritrovo

la parola cuore dov’era morto

il fiore mentre gelava il flusso,

come acqua, di sangue. Io che disegno

solo stelle, da sempre, e non ricordo

cuore; ma come batte in petto e in ogni

punto in corpo io lo ricordo il cuore;

a ogni getto d’affetto, se non vuoi

dirlo amore, qui come pulsa il cuore

per ogni sogno che accendo di stelle

nei dì vuoti di dolore e passione.

Superai la soglia del dolore,

ma non ho trovato altro dolore

insostenibile o leggerezza,

sol quella carezza dei solitari

cui basta un sospiro a disincarnare

gli umori, d’ogni giorno che non chiede

giorno, giusto tuoni da ascoltare a

distanza, solo pacifica tempesta

prima di farsi in battigia orrore

o passione. Dammi passione se

c’è un buon vento anche per me. Io sono albero,

archeologia del corpo che va in cerchi

e onde; oscillando le corde di un’

altalena dove ridi e ridi e

ridi ancora incosciente di come

scosti lievi tende di fili d’angelo

dagli occhi e mi costringi a desiderar.

 

Ritrovo la parola fiore dov’

era morto il cuore mentre gelava

il flusso, come acqua, di fiume, quando

non torna al mare.

 

 

 

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32 thoughts on “Come il cuòre riapre un fiore all’amore

  1. effettivamente.. non me n’ero accorta… sarà che nelle intenzioni c’era tutta la speranza dell’incontro fiume e mare…
    credo proprio che la mia scrittura sia in balìa senz’onde in questo momento, ah!
    grazie per il commento, Vittorio
    un sorriso 🙂

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    1. se ne avrò cuore, fammici scherzare, magari continuerò a batter parole. Ma mi vedo molto sulla strada dell’aridità. Magari è un vivere anche in questo mio sentimento che mi porta pian piano lontana da ogni capacità di comunicare. Lo so non si vede, sembra il contrario. Finché vi rispondo son segnali di vitalità, è vero.
      Grazie del passaggio
      una serata bella e come la desideri, Silviatico

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      1. Condivido il tuo sentimento, mia cara. Posso soltanto dirti che io lo colgo un po’ come una esigenza di vitale distacco; un po’come l’allontanarsi da un fuoco per non restare scottati… O forse soltanto paura di morire…

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        1. Il confine tra ‘vivere’ e ‘morire’ è forse ingestibile. La scrittura aiuta, magari, a metterti di fronte a te stesso, nel mio caso a me stessa, e interrogarti.
          Grazie per la riflessione, silviatico
          Alla prossima

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  2. Prosciugata tu? Non credo proprio… a me sembri una di quelle fontane che non possono avere rubinetto, altrimenti seccherebbero la vena! E che creano quei fiumi che poi vanno al mare… l’altalena con la bambina inebriata dal volo ma spaventata dalla caduta è bellissima.

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    1. forse, Giorgio, è che vorrei questo fiume di scrittura avesse lo sbocco in mare aperto, verso qualcosa che sia oltre questa pozzangherina che io stessa genero e dove si fermano le parole quando il sasso è caduto al fondo e tutti i cerchi s’ammollano senza più voce, né cuore.
      Grazie per il tuo passaggio, caro come sempre, e per il tuo commento.
      Una cosa è certa: non so se a te succede mai, ma mi ritrovo tutte le notti come con un rubinetto da cui ogni tanto salta insistente una goccia e finisce nel candore del lavello con sordo rumore
      Passa una bellissima serata
      Grazie ancora…

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      1. Hai provato una volta a spiegarmi questa specie di condanna, forse proprio cosi’ l’avevi chiamata, o di bisogno, o di dono direi io… le parole devono uscire, c’e’ poco da fare… non so se ti riferisci al blog come strumento giusto da usare, o mare aperto dove farle finire… io ti leggo sempre volentieri e meravigliato sempre, ma mi rendo conto di essere ad un livello inferiore… capiscimi, non lo dico per falsa modestia, ma e’ come se uno che strimpella la chitarra in chiesa volesse suonare con Zucchero… puoi beccare due o tre accordi per sbaglio ma per il resto stoni! Tu hai bisogno di poeti come te! Un abbraccio Dora!

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        1. ognuno di noi, penso, ha delle potenzialità diverse o ha comunque nella sua vita nutrito alcune capacità rispetto ad altre. Quindi, in questo, anche tu hai i tuoi punti di forza, non c’è dubbio. “inferiore” no, perciò!
          a strimpellare la chitarra sta sicuro che mi batti, allora 🙂
          si, il blog, in realtà io da quando son nata ho nella scrittura come una specie di specchio o laghetto in cui vedo la mia vita come va, e quindi non è il blog, ma mi interrogo sul resto, sul fuori da qui, che qui passa, altrove resta e devo fronteggiarlo, come tutti noi, d’altronde. Sono in un periodo di fragilità umana? forse si. E la scrittura può aiutare? non lo so. Se non scrivo mi manca qualcosa, una misura di me vivente, ma anche scrivere mi è difficoltoso e mi dico che è un problema di me vivente.Ma forse mi rassegnerò che anche queste oscillazioni mi sono proprie. Non so. Non credo di funzionare alla grande tra me, l’alterità mia, e gli altri, da un bel po’ di anni. Vedremo come andrà a seguire. M’impegno
          grazie per l’ascolto e per le parole scambiate che comunque in certi giorni aiutano a confrontarsi e riflettere
          Ti rinnovo il buona cena! ah! sarà un tormentone, giorgio, questa cosa, ora che hai confessato i tuoi propositi di astinenza al cibo! ;P
          vado a farmi un giro di hula hoop io…

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    1. Si, massimo, ho capito quello che dici ed è bello.
      È che capitano momenti in cui non riesci a capire perché non riparti e ti trovi solo stanco per la rincorsa. Mi siedo a bordo del fiume, ma tutto mi sembra scorrere fuori, mentre io sono solo quel corpo seduto che nulla tocca, da nessun corpo è colto, se non come immagine poetica. Allora trovi la vita nella materia di cui è fatta ogni cosa, certo, e ogni cosa specificamente, anche l incontro d un passante a cui stringi la mano. E forse già va meglio, ecco, magari già va meglio, e oggi è solo un altro giorno in cui ti sembra di danzare il pieno fuori da te, ma va così…
      Grazie del bel commento. Aiuta a riflettere
      Una bella serata per te
      Dora

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    1. La chiusa è gelata… Ma il ‘non’ è la voglia che ci sia calore sempre in noi liletta
      Sei sempre troppo buona verso i miei minimi versi…
      Ti auguro un sogno caldo e una foce sulla vita sempre libera di scorrere

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  3. non v’è acqua sia pur in fiume carsico, che non sgorghi in mare, no n n v’è neve che non abbia gioia di donarti il suo gelo vitale…non ci sono lacrime sufficienti alla commozione del laggerti, sonoo un fiume sano e dolcemente salato…

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