Certi giorni

….

Certi giorni,

è come perdere il canto del passerotto al davanzale,

la sua paura quando a un soffio di suono vola via

quasi il peggior rumore potesse dire al cuore

crudeli verità; è come perdere il pianto e il canto

mentre piango e rido e rido, di me che rido e mi

dici solare, che sono solare, come se fosse vero,

ed è vero, mia ragazza da poco appena conosciuta,

quattro anni fa, tra tagli buoni di macelleria,

povere bestie toccate in sorte a noi umani, ma

mangiarci l’un l’altro non mi pare il caso;

anche se accade, ogni giorno, e facciam finta

che sia solo un velo negli occhi di chi ha la guerra

addosso. Poi trema la terra, un maremoto, ed è

colpa sua, della natura che non ci vede se poi

piangiamo i nostri morti in battaglia con lei

che fa e tutto strugge tra un tramonto e un

crollo, di diversa emozione. M’è parso strano

ora scrivere della mia vita catastrofe e delle

morti catastrofi e delle guerre pensare la

tremenda fauce come ghigna ai posteri

 

perché pure in fine d’ogni lotta armata

non ci pensi tu alla natura malata?, non

ci pensi a Hiroshima [ad esempio] e all’ecopalle

dei governi, non ci pensi al siderurgico e

quelle spiagge che pretendi costruire in

sol due anni da lì a Bagnoli e: farci i megli’

bagni dove già le genti: ci fanno i megli’

bagni, pur sapendo i pori quanti anni

può strapparci dalla pelle il cupo mare,

quella sabbia assai conciata che s’annulla

pure il puzzo per odore sull’odore d’ogni

chimica reazione. E mio nonno scampò a

guerra, non poté a quest’altra guerra;

suo fratello resse il pianto, ma non

poté, manco lui, lo scampo. Alla fine

siam tutti fratelli: a un confine dove

posso e non posso ci sfugge di mano

e… nun saccio cantà’, signuri belli,

stasera, n’è sera, non mi chiedete

bandiera, rossa, paunazza, verdura,

perché nun saccio cantà, vi posso

prestare, se volete, solidale,

‘na bella, ‘ncurniciata, sigaretta

Nazionale, “ca m”e fummo mo ca

sto bbuono“. Ne so’ rimaste 30, o

20, non ricordo; quel cassetto, per ora,

non l’apro più […]

 

Certi giorni,

è come perdere il canto del passerotto al davanzale,

la sua paura quando a un soffio di suono vola via…

[…]

 

….

d°’

 

 

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23 thoughts on “Certi giorni

  1. “anche se accade, ogni giorno, e facciam finta
    che sia solo un velo negli occhi di chi ha la guerra
    addosso. Poi trema la terra, un maremoto, ed è
    colpa sua, della natura che non ci vede se”

    Ho letto questo tuo canto questa mattina e mi sono segnata i versi che sopra ti posto ora.
    E’ tutto il giorno che sento in me ciò che tu mi fai giungere.

    Fragile e forte creatura tu capace di scrivere questo
    “Certi giorni,

    è come perdere il canto del passerotto al davanzale,

    la sua paura quando a un soffio di suono vola via…”

    Certi giorni tu, ancora di più, hai in te questo tuo cantare bello che ha un potere grande.

    Oh Dora, grazie.

    gb

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    1. grazie a te che sei sempre così buona e sai cogliere e ricordare a me stessa come passano le parole nel corpo, dove si soffermano nell’intensità le vite che si ‘ascoltano’
      non so se mi riesco a spiegare. Mi ripeto, certo, mi sto ripetendo, ma magari mi spiego…
      d.

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      1. Ti spieghi benissimo.
        …come passano le parole nel corpo, dove si fermano le vite che si “ascoltano” perché è proprio un “ascolto”… “vite” come note musicali in tante scale con tonalità e modalità diverse…

        gb

        Liked by 1 persona

                    1. sì, allora è come pensavo 🙂
                      totalmente senza
                      mai mai si ferma la danza delle onde
                      è una danza che totalmente si propaga, va e viene, va e viene, va e viene…
                      gb

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                    2. è bello chiedere per sentirsi di più
                      talvolta le parole hanno limiti
                      e a me interessa molto “sentirti”, Dora
                      🙂
                      gb

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                    3. è un andare andare andare
                      chiedere è aprire le porte della conoscenza che hanno chiavi che non finiscono mai

                      la penso anche io così.
                      e reputo importantissimo chiedere chiedere chiedere e ascoltare ascoltare ascoltare

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  2. Be’, sì. Certi giorni è come perdere il canto del passerotto, come perdere un pezzo di vita, lasciarlo indietro e cercarlo invano sentendomi privo di un pezzo di me. Non fumo da anni (troppe bronchiti) ma fumavo le Nazionali semplici (che chiamavamo Napoleone) ancora senza le scritte di pericolo. Non nuocevano perciò alla salute e fumare sembrava qualcosa di ganzo. Quanti ricordi (sempre notevoli le tue quasi rime e assonanze: solidale/Nazionale; pianto/manco/scampo; pori/pelle/cupo; armata/malata)

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  3. Mi vien da fare un caldo omaggio al bel nonno compagno la tua anima in versi seppe richiamarlo con amore non sdolcinato con il rude sapore delle sigarette abbandonate dopo il male siderurgico che ne succhio via la vita…amore per gli avi cari è amore bello e struggente…

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      1. che vuoi? mi hai commosso…stasera sto fragile e facile alla lacrima…e più poroso mi faccio partecipe e ti dovevo dire sta cosa, vedo che ne hai avvertito il senso pieno col tuo grazie..Dora

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