Lampadine rotte

<<“vulesse avé’ chill’uocchie pe’ me mettere a chiagnere e turnà’ a ridere”…

Sono molti giorni che prendo e lascio questo scritto, e nemmeno giunge come dovrebbe: la musicalità dei versi l’avrò dispersa tra certi vicoli troppo scuri che a volte capitano nelle viscere del corpo, nelle mie viscere; ma qualche luce.. forse qualche ‘pisellino’, poi le lampadine rotte per occhi intensi, perché dalle mie parti sono importanti pure i cocci, “ccà nun se jetta niente”. Il titolo non è a caso: chiedete a uno di quegli artigiani che lavorano tutto l’anno a dar carne, vita, espressione, ai pastori…>>

[ringrazio gli artigiani di San Gregorio Armeno per le foto anche se i miei scatti non sono certo da fotografo…]

….

Mi nutro di te, come infili le dita

tra gusci di lumaca, come sbricioli

gli occhi dell’omino, di paglia, seduto

al bancone delle meraviglie artigiane;

abbiamo rotto lampadine per rifargli

gli occhi, belli di blu cobalto, ma:

azzurro caldo, tra le mani vere,

tra i piedi veri, tra la stoppa vera,

di pescatorello al molo, d’ormeggio

immaginario, galleggiando il pupetto il

pisellino, angioletto, lucernino in mano,

 

tra scorribande lungo il fiume d’argento

comunicante per vasi, senza Pandora,

solo visi e pandori in mercati di pesce

rinfrescato di lucido, tirato a lucido come

le scarpe rinate al lustratore in Toledo, dov’è

finito il lustratore in Toledo? Solo una breve

apparizione nella domestica tv, poi nuove

scarpe da fare nuove, nuovi sorrisi da

predicare, lungo la via che porta al mare

oltre la piazza del plebiscito: d’anime vive,

morte, vaganti, dove parlare agli uccelli

non è: di quelle vesti tessute eleganti, ma

ma degli amanti tubanti a piccione

tra il collonato ritmato a ruggito

in pietra solida ecante stagioni,

randagi, eterni, tellurici suoni

….

(dicembre 2015)

d°’

 

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15 thoughts on “Lampadine rotte

  1. senti tu ste cose le devi pubblicare , non so libri o giornali o riviste…secondo me ti ci vuole un agente, una cosa così io la metterei all’ingresso della viuzza dei presepi tanto è bella ed invitante, la venderei in pergamena in uno coi pastori, ci farei un quadretto tenero da portarmi a parigi o new york o, che so, milano bergamo9 firenzze, quanti son quelli che sciamano pe sti giorni a san gregorio. Credimi è uno spreco se la leggiamo solo noi in WP è proprio una cosa degna delle penne alte di questa città…CREDIMI.

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    1. non ‘vendo’ la vita, sia pure malscritta, Franz, lo sai come la penso. Stimo poco da un punto di vista poetico, letterario, ciò che compongo, non me ne frega più di stimare. Non ce la faccio. E’ difficile per me spiegarmi. Mi son giocata una professione per un disagio simile, un disagio verso certi andamenti. WP è una forma di autogestione del proprio scrivere e del proprio mettersi in circolazione. Perciò mi sta bene, mi fa bene. Scusa, non ti so rispondere, mi rendo conto che davvero rispondo con una forza che è anche fragilità. Ma la parola ‘spreco’, capisci? La parola ‘alte’, capisci? non riesco a ragionare in questi termini. Non sento spreco. Non mi riesco a spiegare, ti comprendo, è bello quello che dici, ma non riesco a ragionare su questo. Il viaggio sento che debbo forse farlo io. Non lo so. Ti credo e ti prometto che rileggo con più calma quello che mi consigli e ci rifletto. Adesso m’è difficile.
      buona serata.
      Grazie.

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        1. “lo so che comunque mi leggi con attenzione, io volevo solo dirti , con entusiasmo la mia convinta approvazione al tuo scritto…mai vorrei forzarti oltreil tuo temperamento che io rispetto molto e lo sai”

          E leggi anche le mie parole, Dora, che sono le stesse di Franz.
          Approvazione convinta e con entusiasmo al tuo scritto.
          La poesia è in te, mia cara.
          Te lo scrivo con tutta la mia sincerità.
          Mai però vorrei forzare il tuo modo di essere…
          Amo il tuo “pudore” che è altro anche, ma, ora, mi viene solo la parola “pudore” (è tardi. sono stanca.)

          Brava Dora cara
          Un sorriso
          gb

          E un caro caro saluto anche a Franz

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  2. Belli di blu cobalto. Ho riflettuto a lungo su questo bello blu cobalto, pieno di b che rimbombano nella mia mente sotto forma di echi lontani di un mio lontano viaggio a (San Gregorio?). Ogni parola ogni verso è un mondo che emerge pieno di stimoli e riflessioni.

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    1. il blu cobalto è tra i colori, cosiddetti, ‘freddi’, e ho giocato con l’idea freddo/caldo, così come ho pensato a un’altro rapporto (anche questo non di separazione nella mia ottica) tra spirituale/corporeo
      L’idea è stata quella, ma non so se sono riuscita a renderla

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