“15”. (Frammento 9. Per un’autobiografia in crossing over)

 

Soltanto una poesia:

 

“M’hanno messo le mani sugli occhi

e non le hanno più tolte. Hanno

provato a farmi credere che

tanta luce acceca e non ti fa

camminare sopra alla terra,

sul crine del mare con le mani

a piattello e la svolta celeste.

Mi hanno detto che un ventre vuoto

non è peccato e io gli ho creduto

perché senza religione qualche

fede vacilla, ogni tanto, nella

presunzione di libera scelta

sulla vita e sulla morte, nei

limiti a noi concessi da qualche

principio ignoto. Io sono contro

l’aborto: non accetto patteggi,

giuste cause, libertà, in questo

considerare; siam responsabili

verso la vita quando scegliamo

la morte e se non è la nostra

vita per me si ferma qualunque

decisione, la natura deve

serbare il suo corpo a permanenza

e genesi anche a costo di doppia

morte, poi, da altre mani non sue.

C’è sempre un filo di speranza

prima d’ogni adempimento di

condanna, voglio pensare ci

sia sempre un filo di speranza,

ma mi rendo conto non è sempre

così. Tre di ‘sempre’ non conferma

la salvezza. Guardo l’impiccato,

il suo ultimo occhio verso il mare

tra la griglia senza pesci, dove

gli hanno tagliato a scacchi il sole,

ché non fosse troppo tondo e

colmo il pensiero d’una possibile

libertà.”

 

Qualcosa dalla mia vita:

<<Io sono contro l’aborto. Contraria all’aborto. Hanno provato a farmi ragionare sulla necessità o l’utilità o l’inevitabilità dell’aborto in alcuni casi. La mia non è una posizione morale, religiosa o, comunque, rispondente a qualche regolamento fuori di me, sia pur incorporato tra le pieghe del mio corpo. No, non è questo o quello, non è. Io resto contro l’aborto, contraria all’aborto: forse unica certezza della vita, unica certezza senza dubbio del mio pensiero, del mio sentimento. Potrei passare in rassegna le molteplici argomentazioni relative alla consistenza d’un embrione, alla sanità o malattia pronosticata alla creatura avveniente, alla sua e altrui vita come sarebbe se…, alla maternità resa maternità per fuga del padre, alla paternità resa maternità con fuga di madre, alle fecondazioni senza amore, ai concepimenti minacciati di assassinio, a…, a…, a…, a com’è triste venire al mondo, al cosa potrei mai offrirti nella mia povertà, al volevo un bel maschietto invece è un coniglietto dal fiocco rosa e non mi va giù, a…, a…, a…, al siam già troppi su questa Terra, a…, a…, a…

C’è un racconto di Hemingway che spesso cito e ci piango tanto…

Ci dev’essere qualcuno tra noi che ricordava la melodia delle acque materne; vorrei ricordare quel ventre, anch’io, ma non mi riesce, guardo mia madre e provo a immaginare, ascoltare, sentire, ma…

C’è anche qualche libro che devo aver letto…

Io sono contro l’aborto; resto contro l’aborto; non posso concepire l’aborto per alcuna ragione che sia fuori o dentro di me, e in nessuna relazione, di durata, d’occasione, d’amore o disamore che sia (all’apatia relazionale credo poco).

So bene che molti non saranno d’accordo con questa mia ostinazione: con questa mia certezza. Non provate a convincermi con sante o laiche questioni; non provateci in alcun modo: sia economia, politica, la ragione vostra o degli altri. (Lo ammetto, se ci penso, forse la paura della morte può scuotermi: può scuotermi, cioè, la minaccia di un qualcuno rispetto a una genesi ritenuta inopportuna, scomoda; l’invito a sbarazzarsi della vita avveniente per salvare la propria vita, ma spero di non cadere su tale pensiero di come la paura può deviare la volontà, e spero ci sia per tante persone una possibilità di sottrarsi a tutto questo).

Non provate, dunque, a convincermi con ipotesi, ragioni, evidenze, siano esse laiche o sante. Ciò non significa che non ascolto, non rispondo, non dialogo, che non sono disposta a dire, a dirmi, a confrontarci; anzi: parliamone. Ma:

Io sono contro l’aborto.

Vi lascio il racconto di un qualcosa che è accaduto nella mia vita. Attenti: non dipende da ciò il fatto che: io sono contro l’aborto. Ma voglio dirvi del mio fratellino più piccolo. L’ho richiamato tra i versi tante volte… Ora ecco: un po’ di noi.

Ricorda la mamma che mio nonno paterno era solito dire (credo fosse un proverbio delle mie parti o suonava per tale): “uno è poco, tre so assaje” riferendosi al numero di figli ideale per una famiglia. Tuttavia anche lui di bambini ne aveva felicemente concepiti con la nonna più di tre.

Era il 1992. Mio padre, mia madre, mio fratello minore, io. Insomma: numero perfetto stando al ‘proverbio’. Ma sarà la fantasia un po’ incosciente di noi bambini (“Mamma mamma perché non ci fai un fratellino o una sorellina, ti aiutamo noi, dai!”), sarà che mio padre una mezza idea pure ce l’aveva, sarà che mia madre qualche mezza idea doveva avercela pure lei e avrà pensato “adesso o mai più”… Insomma: vediamo se questa creatura è d’accordo con noi… Non avevamo ancora pensato a un nome, ma dovette piacerle comunque il richiamo e il quinto ‘si’ non tardò ad arrivare sfatando la regola del “3 so’ assaje”

Mia madre era all’epoca sui 40. Fare un figlio a quell’età oggi è alquanto consueto, ma allora lo era di meno e le preoccupazioni che nascevano in una donna, o comunque che nacquero in mia madre, erano tante e varie. Vista la sua età… mia madre pensò di sottoporsi col ‘piccoletto’ all’amniocentesi, pur tra dubbi e timori legati a quella tipologia d’esame (non sono un’esperta in campo medico, non me ne voglia nessuno per qualche imprecisa prospettiva). Fu lì che, purtroppo, cominciò il nostro dramma. L’esame andò bene, ma il risultato evidenziò la presenza di un frammento di cromosoma in più nella dotazione del piccoletto. Scientificamente i medici ci spiegarono che in quel momento non erano ancora in grado di stabilire a quale numero corrispondesse il frammento; le ricerche su apparecchiature che permettessero tale identificazione erano ancora in corso. Si mise in conto anche quella percentuale di errore possibile nell’esame stesso: magari il frammentuccio non esisteva. A quel punto ci fu posta la questione: portare avanti la gravidanza con tutte le incognite del caso o sospenderla? L’esame fu ripetuto sullo stesso campione prelevato, mentre si ritenne rischioso effettuare l’intera procedura da capo. Il frammentuccio era sempre lì, alquanto muto; noi a interrogarlo e interrogarci. Il piccoletto, per quanto davvero piccoletto, appariva ‘sano’ (diciamo così) nei suoi tre mesi d’esistenza e non sembrava dare segnali di sospensione volontaria del suo viaggio…

Non mi dilungherò molto. Mia madre ancora oggi ricorda che io fui alquanto determinante nella decisione di tenere con noi il piccoletto, anche se io stessa penso lo avrebbero tenuto comunque. Tuttavia… si, sarà stata l’incoscienza dei miei 15 anni, sarà stata la mia avversione alla morte sempre e comunque, sarà stata la mia indole allora ribelle a qualunque buon ragionare, saranno stati i principi e le responsabilità che mi inventavo e sostenevo con forza, ricordo che tra le varie parole dissi: “Perché? Se tu sapessi di che numero è il frammento, se tu sapessi questo bimbo come nasce, se down, deforme o d’altro modo, lo butteresti? Non è una vita comunque? Poi, su un’incognita noi dovremmo decidere? E se questo frammento manco ci fosse? E se lui fosse in grado di decidere? Come possiamo stabilire noi che non vuole vivere comunque? Non sarebbe ugualmente un essere umano? In ogni caso io non sono d’accordo.” Credo per i sei mesi a seguire mia madre abbia ‘pianto’ un giorno si e l’altro pure per la preoccupazione sul piccoletto e sulla nostra vita come sarebbe cambiata (‘come’, perché la vita sarebbe cambiata comunque, già stava cambiando, indipendentemente dal corpicino che ci saremmo trovati davanti). Tant’è che per distrarsi la mamma ebbe la magnifica idea di continuare a far faccende di casa radicali, compreso appendere tende salendo sulla scala, fino a pochi giorni prima della possibile rottura delle acque. Ovvio: non ascoltava i nostri ammonimenti. Così un giorno la corsa in clinica fu precipitosa, l’intervento senza manco starci a pensare… e il piccoletto nacque un po’ trapazzatiello, ma sanissimo  e salvo: lui e mia madre…

Ora vi chiederete: “Ma il frammento?”

Allora… la giovane ricercatrice che seguiva il nostro peculiare caso ci chiamò molti anni dopo per annunciarci la possibilità di svelare finalmente l’enigma grazie alla messa in opera di quel congegno capace di darci informazioni più precise sul patrimonio genetico del piccoletto (intanto un bel po’ più che piccoletto…)

C’era, c’era: “Frammento 15” lo chiamammo, dal numero di cromosoma in cui fu identificato.

Non è vero, ma ci crediamo: il 15 doveva avere una sua magica ragione naturale. Quando il piccoletto nacque io avevo 15 anni. Sono nata, tra l’altro, il giorno 15.  Lui è nato il giorno 3 di un mese diverso dal mio, ma questa è la sua storia e può raccontarcela come gli va…

Termino qui il Frammento 9 della mia “Autobiografia in crossing over”. Sarà un caso anche questo, ma il numero 9 è il preferito dal piccoletto che lo porta da sempre sulla sua maglia da basket…

[Forse in tanti non condivideranno i miei pensieri in merito alla delicata questione: bene: resto in ascolto…

d°’

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53 thoughts on ““15”. (Frammento 9. Per un’autobiografia in crossing over)

  1. Mentre ti leggo mi sono reso conto che il mio cuore ha iniziato a battere più velocemente del solito, gli occhi si sono inumiditi e la mente ha iniziato a correre a perdifiato cercando di immaginare il tutto.
    Grazie di cuore Dora per aver raccontato, grazie per l’umanità e la generosità che custodisci e grazie per aver scelto da che parte stare.
    Questo articolo merita un approfondimento, sicuro. 🙂

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  2. sono storie di vita, io la penso così. Poi ognuno ha, certo, la libertà di pensarla in modo differente. Però penso che condividere dei percorsi sia, con delicatezza, importante.
    Grazie per il passaggio, Nico
    una bella domenica per te

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    1. non è facile, assolutamente non lo è. Importante è mai dare per scontata la vita, mai la morte, e distinguere, forse, la libertà dalla nostra responsabilità nello scegliere liberamente tra strade diverse
      Si, una vita è un delicato equilibrio, ogni vita lo è per l’altra
      Grazie del commento sensibile come tu sei
      Passa una serena serata Liletta 🙂

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    1. si, la scelta è personale e nessuno di noi può, forse, giudicare. Almeno io non mi sento di giudicare pur restando salda nella mia posizione. Tuttavia credo ci si debba sempre interrogare su quale limite può avere la propria libertà di scelta nella responsabilità verso altri da sé.
      Grazie per il tuo commento, Silviatico
      Una bella serata domenicale per te

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      1. Ci si può solo interrogare, poichè la problematica è così antica e profonda da toccare delle corde che sfuggono ad ogni interpretazione. In natura sono troppi gli esempi di madri che abbandonano o uccidono i propri piccoli. Noi non siamo tanto diversi. Però possiamo riconoscere le differenze e il diritto per ognuno di potersi regolare secondo le proprie circostanze e sentire. Come non si può obbligare in un senso, non si può farlo nemmeno nell’altro. Si può solo, come tu dici, cercare di comprendere ed al massimo sostenere per ridurre qualsiasi danno…

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  3. appunto, lo dici, “sostenere per ridurre qualsiasi danno”: questo dovremmo mai dimenticarlo sia come singoli, sia per gli interventi governativi (non solo leggi a tutela, ma effettiva applicazione, contro ogni forma di impossibilità a gestire da soli una situazione, soprattutto situazioni di violenza e imposizione che portano a talune scelte).
    Poi, certo, mi rendo conto che spesso parlare di un dubbio, di una situazione difficile che si sta attraversando, non sempre è facile, anche nei nostri tempi e nel nostro paese dove tanto si parla di emancipazione, di capacità di ascolto delle problematiche. Ci sono donne, ma anche uomini, che hanno paura o vergogna, per motivi vari e circostanze, di parlare, cosa che forse salverebbe tante vite. Io questo mi chiedo spesso.
    Grazie ancora per la riflessione
    Fa sempre bene riflettere in circolarità

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  4. la storia del tuo fratellino è quasi magica nella sua splendida realtà…anch’io Dora, amo la vita in tutte le sue declinazioni e trovo beffarda e ingiusta ogni morte non naturale…l’importante , in questo delicato discorso è non trasformare questa forte determinazione a difendere la vita in una sorta di intolleranza verso chi, per motivi drammatici è costretto a questa dura scelta…io non credo esista un aborto leggero, disinvolto, l’aborto è sempre e comunque un trauma atroce irreversibile e non può e non deve diventare una sorta di contraccezione tardiva e qualcuno ahimè cosi lo adopera…poi non so….certo ricordo uno scritto di Pasolini di una potenza lirica immensa…dove ricordava l’ovattata esistenza nel grembo materno…tutti, in qualche modo ne abbiamo memoria…e non credo che la vita si misuri sulla quantità di cellule che si sono sviluppate o sulle dimensioni della creatura…è davvero difficile Dora…comunque sia alto il tuo discorso e degno di aprire un dibattito…ciao

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  5. non è intolleranza, infatti. Ci si deve comunque trovare in una situazione o nell’altra.
    comprendo quel che dici. E ti dico anche che non è solo di madre il segno di certe scelte, anche se la donna le vive nel proprio stesso corpo in maniera più diretta. Poi dipende dai casi, è vero anche questo. Non amo la leggerezza in ciò, come non amo la forzatura. Come tu dici ci vuole una consapevolezza in ogni caso. Io personalmente mi sento di dire come la penso e come farei, anche se non posso escludere che nella mia vita accada di decidere di fare diversamente, anche se credo ne morirei. E’ vero: troppo facile pensare che un mucchietto di cellule non stia già dicendo qualcosa…
    si, accenno allo scritto di Pasolini. Un uomo le cui idee, siano condivisibili o meno, risalivano con forza da suo stesso corpo, penso fosse così, non so se riesco a spiegarmi. E penso questo sia importante da fare quando si espone un pensiero.
    Grazie del tuo commento, Franz, anche se non riesco forse ad esprimermi bene nella risposta
    Ti auguro una notte bella di sereni sogni

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    1. “…anche se non posso escludere che nella mia vita accada di decidere di fare diversamente, anche se credo ne morirei.”
      La tua sensibilità, Dora, è grandissima.
      Bastano tue poche parole a farmi cogliere te nella tua profondità più vera e nella tua umanità viva e colma.

      Un abbraccio caldo ancora per te
      gb

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  6. “M’hanno messo le mani sugli occhi
    e non le hanno più tolte”
    “Mi hanno detto che un ventre vuoto”

    Dora, tu sai che io sono sincera.
    Questi tuoi versi, oggi, hanno attraversato la mia mente in modo forte forte e continuo…
    Sei riuscita a far giungere la drammaticità di un aborto e di tutto quello che è legato e non solo…

    Ti abbraccio, cara Dora
    Sogni belli e sereni per te
    gb
    Un sorriso

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  7. Ci vuole una delicatezza particolare e attentissima nel trattare questo argomento.
    Ci può essere qualcuno che legge questi nostri pensieri che ha un dolore estremo di cui noi ignoriamo tutto…
    *So che tutti qui hanno mostrato la più grande sensibilità*
    Mi è venuto spontaneo pensare a questo poter far male… e, istintivamente, l’ho scritto.
    Istintivamente
    So che tu mi comprenderai, Dora cara.
    gb

    Con questo non voglio dire che un dibattitto non possa essere aperto su questo tema drammatico e su tutto ciò che è collegato che è tantissimo e tocca più punti.

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    1. Vero è che si può fare anche del bene con questi commenti così sensibili e aiutare qualcuno che sta per affrontare questo trauma a decidere secondo la sua coscienza e con grande consapevolezza
      gb

      Mi piace

    2. la penso come te.
      è delicato e intimo
      delicata la gioia di dare la vita, tanto quanto delicato il dolore di doverla negare per qualche motivo a noi oscuro
      facciamo silenzio…io in questi momenti e su questi argomenti poi arrivo al punto di raccogliermi un silenzio.
      Anche dopo il racconto personale, mi son messa in silenzio e ho pensato, ascoltato, poi ancora silenzio, e mi sono chiesta anche se era corretto esporre con tanta convinzione la mia idea, ma era vita anche questa e l’ho fatto, spero con misura, con una delicatezza comunque
      grazie per il commento importante che hai appena fatto
      t abbraccio
      passa una notte serena, gelso

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      1. grazie, D, grazie anche per quel silenzio in cui anche tu ti raccogli

        ti abbraccio, cara
        notte molto serena per te
        gb

        “ma era vita anche questa”
        sì, Dora, sì. concordo con te.

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  8. Argomento molto delicato, è vero. Amo la vita e piango quando capita l’irreparabile. Piango anche e abbraccio una mia cara amica che (non voglio entrare nel merito delle sue scelte) porta con se il dolore e non è più la donna serena che conoscevo. La abbraccio e piangiamo insieme. La vita è sacra.

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    1. spero non salti commento:
      anche persone a me care hanno compiuto quella scelta e, sia pur non direttamente, comprendo come segna.
      Poi, a rovescio, mi vedo mio fratello ormai uomo adulto che sta qua e tante volte mentre lo guardo penso poteva non esserci, perché potevamo decidere così, e sento che scende silenzio su questo pensiero e proprio in casa. Furono 6 mesi strani. Mesi in cui, tra l’altro, anche la me stessa tanto saggia e motivata sulla vita, sul non negarla, stava facendo alcune ‘cazzate’ che erano più prossime al mandarla via la vita.
      Oggi che ripenso a quei tempi io mi devo per forza mettere sul limite e riflettere ancora. Ci ho pensato a lungo, per mesi, prima di pubblicare questo articolo, ma era per me come una testimonianza di una possibilità. E si: c’è la mia convinzione, ma non mi sentirò mai di imporre questa convinzione che passa per la carne e può passare diversamente in altri corpi.
      Buona notte LuxOr
      buona notte a tutti
      spengo anche telefono, rispondevo da st aggeggio, ah ah, o domattina sarà dura alzarsi

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    1. delicata io… a volte… di solito son di una durezza quando scrivo…
      però è vero: ci sono cose nella vita che ci portano verso la delicatezza e credo sia una cosa bellissima, da salvaguardare
      Sono io che sento ‘delicata’ te ogni volta che riesco a leggere i tuoi articoli
      è delicato per me come porti il lettore tra le nature diverse e stupende
      grazie per questo tuo passaggio
      buon sabato :*

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