Fuori dal tendone

durante il Natale arriva quasi sempre in città qualche circo, magnifico di bestie, sogni, colori; palpitando guardiamo oscillare i trapezisti e scambiarsi le mani in volo; palpitando, ma certi che nessuno molli mai la presa se non per accidente, se accidente esiste, o è solo pece che non bagnò le punte d’una ballerina per l’ultima danza. Eppure nella vita non va sempre così; dietro quelle ‘mascherine’ magnifiche, quei sorrisi splendenti, i lustrini e le stelle, ci perdiamo le esistenze come soffrono, a volte, come mollano, a volte, come dimenticano lo spazzolino da scena per la fretta di uscire dal tendone e tornare al privato, ai loro bambini lasciati col culetto sporco, all’amante che aspetta di fuori mentre l’altro numero inizia e c’è vita da rubare, ma fuori al tendone può darsi le mani non siano sempre le stesse mani, e mollare la presa diventa una storia che passa per tagli nel ventre; sarà stato sempre quel lanciatore di coltelli, tranquilli, ciarlatano quanto basta per esistere solo nell’immaginazione di qualche film horror, o di qualche comica farsa dalle punte di gomma.”

 

….

A tutti concesso tutto,

a me concesso solo il

morir; e a morire vado

leggermente, sì, planando

sopra il vuoto del tuo fiato,

greve, a tutti il vol concesso,

solo a me, precipitando,

il morir, senza le mani

di figuri  con bretelle

già impegnati con le stelle

per dar retta sull’abisso

a me,

tigre di gabbia lasciata

aperta, affezionata alla

rea prigione tanto da

attendere libagione

nel puzzo suo sempre uguale

a sé. E lo chiamammo amore

anche dopo l’abbandono,

e lo chiamiamo amore

senza bisogno di perdono

per tutti i vivi e tutti i morti,

per le mie spalle ancora forti:

a te, a tutti, tranne per me.

….

 

(11 dicembre)

d°’

 

 

 

 

 

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19 thoughts on “Fuori dal tendone

  1. Non è cosi facile morire, non è facile vivere, non è facile dimenticare non è facile amare…amo la metafora del trapezio e quel condividere col volteggio la paura d’ogni precipizio. Sempre, una qualche mano forte saprà sorprendere, salvandolo, il tuo volteggio spericolato…tutt’è volerlo, tutt’è cercarla sempre e comunque quella mano, senza stizza e rancore e se quella mano di colpo trema, sarà un dolce richiamo a darle forza…non si invoca morte , è cosi occupata altrove, per fortuna potrebbe non darti retta…ciao

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      1. e lasciala sta addò stà allora…pecché a’ vuo sfuculià? …chella già tene che fa’…si va be le ztrizziamo l’occhio ogni tanto e chella se fa na risata e te dice mo’ nun tengo tiempo…e po’ quanne è o’ mumento vengo io a pe’ mme nun me chiammà…e canticchia trallalero trallalà…la vita non aspetta…e corre, vero…ma pure mo parlando stiamo correndo insieme…e statte accorta nun spingere ca me fai inciampecà… 😀

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  2. “tigre di gabbia lasciata
    aperta, affezionata alla
    rea prigione tanto da
    attendere libagione
    nel puzzo suo sempre uguale
    a sé.”
    Questo è quello che, immediatamente, mi ha colpito di più, una punta di spada nella mia carne. Sento la morte qui. Una morte che si “prolunga poi…

    Bello quel darsi la mano nel volare da un trapezio all’altro… C’è vita qui.

    Come è difficile tutto, Dora cara, per tutti.

    I tuoi versi segnano, oh sì, segnano.

    Ti abbraccio forte
    gb

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      1. Buona notte, cara D. (la notte tra domenica e lunedì)
        Ho riletto questa tua poesia e ho colto ancora più colma la sofferenza nei tuoi bei versi.
        Siamo tutti così fragili…

        Che bel ritmo anche in questo tuo componimento!
        Io amo rileggere come amo riascoltare la musica.
        Qualcosa in più entra in me sempre.
        gb:))

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  3. Un ritmo splendido con le tue sempre fresche rime e assonanze e ripetizioni utilizzate per dare il la a un ritmo incantevole dove la sofferenza s’incarna, si evidenzia, s’infonde nella speranza di poter uscire dalla gabbia a cui siamo affezionati, difficile da abbandonare, come una casa amata ma odiata , avvolta nell’identico. Una prigione che conosco bene e a cui m’adagio cercando invano spiagge lontane che so inarrivabili.

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    1. L’abitudine, di certo,non fa mai bene a nessuno, non fa mai bene adagiarsi in realtà che non si desiderano, ma è anche vero che la vita non dipendendo solo dalla nostra unica volontà, ma da tante cose interrelate, non è sempre facile da governare o da risolvere. “Fuori dal tendone” c’è un vivere che spesso non si intuisce nemmeno, tuttavia è interessante aver consapevolezza che si è umani, anche fragili, certo, oltre il bel vestito a festa e un sorriso smagliante

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      1. Certamente. Non possiamo controllare il mondo, anzi (parlo per me) non controlliamo proprio un bel niente. Ma non voglio giustificare ciò per giustificare la mia inerzia.Siamo fragili, è vero ed io mi sento come un vaso di vetro soffiato sul bordo di una mensola.

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        1. forse già avere consapevolezza della fragilità e riuscire a inventarsi modi per fare un passo indietro o gestire un equilibrio che non faccia del bordo una strada verso il precipizio è già una strada. Consapevolezza in ogni caso, questo dico. Può aiutare forse
          Buona notte LuxOr e buona ripresa di settimana , eh eh 🙂

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