Sei contenta che sono felice?

“noterete: non è una scrittura mia consueta, ma mi tornano alcuni corpi e voci incrociati negli spostamenti tra le strade e i mezzi di trasporto (bus, treni) a Roma, qualche giorno fa, prendendo forma così. In particolare, le quattro diverse persone di cui rievoco le parole (in un iterarsi, per due di loro, simile a quello ascoltato) avevano, forse, in comune delle domande prossime sulla nostra esistenza qui ed ora…”

….

Siamo fragili creature

fra fraintesi abissali, ma

siamo fragili creature

fra frange abissali, “Sei

contenta che sono felice?” […]

“sei contenta che sono felice?”

[…] “sei contenta, sei contenta,

allora, sei contenta che sono

felice?”, seduto in ATAC

tu glielo hai chiesto,

al cellulare tu glielo hai chiesto;

siamo tenere creature, “contenta,

sei contenta?”, ‘contenta’ parola

misura, misura tenera, e tu sei felice,

sei felice, sei felice! ed è un sussurro

‘contenta’, sussulto ‘felice’, ed è un

tepore, ed è la frangia di quel fiore,

il moscerino nel suo cuore, quasi nel cuore,

ed è il giallino, è il giallo forte, l’arancio e

il giallo, tutto nel blu, sul blu più blu, del mare blu

sotto quel blu, quel cielo blu, sprofondo blu, l’abisso,

blu, siamo creature fragili; forte, forte,

forte aspetto, dimmelo forte ‘felicità’.

“Papà,

tu pensi sbaglio che sono uscito?,

tu pensi sbaglio, papà, ho sbagliato?,

dove ho sbagliato, lavoro tutto il giorno,

non ho diritto, papà, d’uscire, non ho diritto

anch’io? anch’io; cos’ho sbagliato, dimmi non

sbaglio; vero, non sbaglio? dimmi papà, dimmi

lo sbaglio”, in piedi in ATAC tu glielo hai chiesto,

al cellulare tu glielo hai chiesto, “non posso uscire,

papà?, faccio del male, papà?, io tutto il giorno, papà, io,

tutto il giorno; son compatibile, posso donarglielo,

io suo fratello, papà; lo so che è piccolo, papà,

ma è sempre donna, pensa che prova, come

sarà, papà; posso donarglielo, ci penso io,

tu mi capisci papà, è mia sorella, papà, e loro

ridono, papà, le dan fastidio, devo difenderla,

loro non sanno, le tette belle, quant’è terribile, ma:

posso io, papà, e la proteggo, papà, e sono uscito

a passeggio, stasera, pensi che sbaglio?”

Poi fa mattino. Sciopero ATAC. A li mortacci..! Aspetta,

non passa, aspetta, non passa, andiamo, prendiamo

un taxi, a mezzo, metà e metà; aspetta, andiamo, no taxi,

andiamo, andiamo a piedi, se in due fa bello, in fila indiana

giù giù, laggiù, fino a Trastevere. “Io dove vado? vado a Firenze”,

“Perché Firenze, signore mio?”, “Perche si sposa, lo fa domani”

“E’ la sua figlia?”, dammi il silenzio, “Come lo fosse”, dammi

il silenzio, “Ah si, capisco, sì, lo capisco”, “Non si può stare

sempre fermi, parto”, “Non si può stare sempre fermi, vero”

Trastevere, treno, mio treno, tuo treno, “Felici sposi!” ciao

ciao, felice viaggio, ciao ciao, “la Tiburtina?”

“Io vado a Termini”. Termini. E piedi. Averci i piedi,

li metto a ruota, ecco: si va, costeggio il tram,

“Dov’è Lorenzo, il San Lorenzo, lei sa Lorenzo,

signore mio, lei sa Lorenzo, buon vecchio mio?”

“Certo, mi ascolti?, tu vedi, guardi, tu vai di là”,

“Perfetto, eccomi, io vado, ciao! E grazie. E vado…

di grazia vado, e mentre vai:

“stai attenta: che ti rapiscono:

sono affamati di belle ragazze…“, buon vecchio mio,

‘a romanaccio’, di grazia rido, saprò difendermi

dal moscerino, la frangia in fronte perché non sciupi,

di controvoglia nessuno rubi: queste mie voglie

queste mie foglie, ma “sei contento che

sono felice?”

WP_20151203_17_29_58_Pro.jpg

d°’

 

 

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33 thoughts on “Sei contenta che sono felice?

  1. teneramente, porosamente aperta e divertente…un sorriso partecipe in ritmi saltellanti in lemmi colorari che sono, credo variazioni di tono…composizione di attraversamento del quotidiano…come dissi in una mia cosa: sei un angelo d’ascolto…ciao Dora

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        1. in realtà non è avvenuto tutto a una fermata e non tutto in un giorno
          ero in movimento tra bus, treni, strade…
          due uomini li ho incrociati sull’autobus e parlavano ai loro cellulari; il compagno di strada durante lo sciopero era un signore con cui sono scesa a piedi dalla zona gianicolense fino a Trastevere dove ci siamo salutati ognuno per prendere il suo treno metropolitano; l’ultimo signore: gli avevo chiesto un’informazione stradale, e ha aggiunto, mentre andavo via dopo averlo ringraziato, un cambio tono e la frase che riporto… eh eh… mi ha fatto sorridere il tono, che dovete immaginare… eh eh
          Insomma, ho cercato di registrare alcuni incontri… e questi sono riemersi come associati tra loro… tutti, in fondo, manifestavano una meravigliosa voglia di prendersi il loro tempo, quello per la sosta e il riposo, con la consapevolezza, tuttavia, della precarietà …

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    1. infatti la sensazione è di tornare col bagaglio più pieno di come si è partiti: colmo d’umanità, di vite, compreso quel muro, la carezza che ti ha chiesto un cagnone…
      felice che ti sia accesa la memoria sui tuoi viaggi, Lidia!
      t’abbraccio
      notte meravigliosa a te e alle tue cucciole 😉

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                    1. nell’impuro è la purezza delle nostre anime che non sopportano catene
                      io la vedo cosi, Lidia
                      no c’è bene o male, c’è vivo o non vivo, comunque sia, sia pur un granello che splende tra un manto di sabbia uniforme, apparentemente uniforme

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                    2. realtá che calzo,che tengo ben strette…un rifugio dove lecco le mie ferite dell’andare contro questo stato di “adattamento_appartenenza”
                      sono contenta…di essere cosi
                      una smorfia di un sorriso abbozzato

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                    1. vivere è, forse, anche accettare il nostro splendere tra cambi di pelle, bellezze precarie, ma perfette nella pienezza di certi momenti. non so… è pur sempre una smorfia d’immensità

                      Liked by 1 persona

  2. In questa mi ci sono proprio identificato se non altro perché viaggio in autobus (ATAF) tutti i giorni e ne vedo tante. Gli scioperi poi… più di una volta me la sono fatta a piedi… e una di queste volte sono stato sorpreso da un forte temporale con annesso ombrello rotto e ritorno a casa bagnato sin negli indumenti intimi. Non sto a evidenziare anche in questa poesia tutte le rime, assonanze, ecc, che la rendono fluida e molto ritmata. Sempre bello leggerti.

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    1. uuuuh… non parliamo di tutte le volte che benedico le gambe! Qua si chiama ANM… l’altro giorno ho attraversato la città a piedi senza manco lo sciopero! prossimo anno m’iscrivo alla maratona più lunga del mondo! potrei anche fare il giro intero della circonferenza terrestre per l’allenamento che ho!
      delle inzuppate poi! quelle odiose auto che mirano alle pozze più grosse per farti il gavettone… non mi ci fa pensare! pure l’intestino m’hanno inondato: di ‘tuosseco’… liquido avvelenato per stizza in questi casi.. ah ah!
      felice serata LuxOr
      ps: meglio affidarsi a un impermeabile o una sacca da spazzatura. Gli ombrelli: apriamo un altra vicenda: sempre più difficile acquistare un ombrello che sia in grado di fare l’ombrello 😦
      Tengo gelosamente quello che era di mio nonno…

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  3. se intendi l’ologramma che ti trovi impresso in faccia al saltare delle stecchette malefiche… ohi!
    data l’ora mattutina ricambio l’augurio con “buongiorno” 🙂
    ps: non so da te, qua ci sarebbe un ombrellaio con ombrelli ‘veri’; il prezzo ha la sua consistenza per le mie tasche, ma il vero problema è che mi toccherebbe acquistare anche una catena per tenere l’ombrello sempre legato al mio polso in stile ‘antifurto’, visto che quando piove gli ombrelli, spesso, oleogrammatici o meno, diventano di chi passa! anche quelli da 1 euro… e anche in luoghi inaspettati (biblioteca)… manco i portafogli spariscono così! tant’è che non ricordo nella mia vita un solo furto di portafoglio)

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    1. Certo, ne perdo tanti, un po’ abbandonati in ogni dove, un po’ fregati da qualcuno. A volte me li porto dietro anche gocciolanti (dove mi è possibile farlo). Un ombrello “buono” sarebbe per me un disastro: perderlo.

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