mio amore, mio amore, mio amore, mio cuore, mio

ascoltando una conferenza su come virtuale/reale ci stanno nei corpi danzanti senza essere antitetici, non ne può che uscire tra le pieghe del mio corpo un canto possibile, no: questo è un canto impossibile, un non canto, non sa di canto, mentre potrebbe, ma anche le possibilità nascono talvolta impedite. In vero, realmente, sono io che non le concepisco mai. Dev’esserci qualcosa che non mi funziona, ci avrò capito poco della conferenza, può essere… ”

 

….

Non sento più parole nel mio cuore,

il tuo orecchio posato sul cuore,

non sento più parole d’amore,

non sento più il cuore il mio cuore come

pulsa al passaggio del tuo basso

profilo, come pulsa al passaggio

il tuo basso profilo tra mani

consuete a solitarie carezze

sul corpo: di femminee sembianze,

il mio corpo di femminee sembianze

solitario all’amore; non senti

come pulsa il mio cuore parole

consuete, parole d’amore, tu

che accordi il tuo canto a altro canto,

tu che togli al mio corpo l’incanto

d’un potere virtuale, nel sogno,

reale, nel sogno, inconsapevole

sentito: ogni viso, cosa distingui

nei tuoi sensi parziali?, nelle loro

ragioni posteriori a un contatto?,

cos’è potente ai tuoi sensi totali?,

nelle loro impressioni precedenti

un contatto?, cosa senti, cosa

pensi?, cosa senti? immaginando

gli avventi di ogni strana realtà già

vissuta dai corpi, prima che senti,

fidati, prima che senti, di quell’

ombra già sospesa in figura tra

la spalla e l’orecchio col suo canto

lamento di fonemi sensori;

catturano di cosa nemmeno

vedevi, ma già conosceva la

tua pelle, il tuo sangue, il neurone

volante, potenziale realtà.

 

Non sento più parole nel mio cuore,

non sento più immaginazione, non

sento più che sente il mio corpo tanto

più percipiente di me, lui sente,

che sente? Lo senti il mio cuore, amore?

Sono tutte consuete parole,

sono tutte inconsuete all’amore,

mio amore, mio amore, mio amore, mio cuore, mio

….

 

d°’

 

 

 

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15 thoughts on “mio amore, mio amore, mio amore, mio cuore, mio

  1. orecchiabile questa canzone…cosa abbiamo in comune? mmm non saprei di certo non i silenzi,quelli sono la tua corazza…il tuo freno a mano. Io percepisco un distacco,sento scalfire e picchiettare il cuore…tu percepisci questo lieve battito d’ali

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  2. Eh… Lidia lidia cara. . L ho scritto mentre mi annoiavo a una conferenza su argomenti interessanti..
    Eeeh..
    Un abbraccio di buon mattino
    Io staffetto tra bus romani…
    Siamo fragili corpi sognanti su abissi di realtà? Chissà

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  3. prima dei sensi…oltre i sensi…cos’è memoria? memoria del futuro? amplesso mai sazio?…gioco doloroso della distanza?…rivalsa contro ogni quiescenza dei sensi? Quante domande inneschi coi tuoi versi pieni di disperata bellezza…

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  4. Ah… Guarda… Ho scritto proprio in uno scenario di noia culturale, ah! Ma alla fine, mi sa, e arrivata comunque una valanga di inquietudini, eh eh
    Torno alle ultime ore di noia prima di darmi alla fuga da tutti sti belli signuri… Ah ah

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  5. Oh, quanto inquieto chiederti, cara, io colgo.
    E quante domande poni a chi ti legge.
    Proprio quando non si pensa quasi ai versi immediati che si stanno scrivendo, questi rivelano ancora di più.
    “non
    sento più che sente il mio corpo tanto
    più percipiente di me, lui sente,
    che sente?”
    Lontana dal tuo corpo mi giungi, Pea.
    Sento una frattura…

    Un abbraccio, cara
    Serena bella dolce notte
    gb

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    1. mia cara, ho un po’ lavorato su alcune cose che ascoltavo e riflettevo durante una conferenza sul corpo tra virtuale/reale. Insomma, non proprio uno scritto personale personale, ma abbastanza, ammetto 🙂
      Più che frattura si va talvolta per le ‘pieghe’ del corpo e della propria virtualità, anche, ma intesa come esistenza potenzialmente già in essere, o in esserci, se preferisci.
      Ma è un discorso lungo lungo, e la notte è breve breve, eh eh
      Ricambio l’abbraccio, cara
      dolce sia la tua notte tra tante belle sensazioni cullanti
      provo a riposare anch’io
      d.

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