Ginestre piangevano ridenti nature

<<Sono decenni, almeno un decennio, che non salgo sul ‘monte’. Ognuno ha le sue ragioni per cui si sottrae a certe bellezze. Poi un richiamo, qualche giorno fa: quella natura ha trovato il suo modo di riemergere in me fuori da ogni legame, e ho capito che al mio ritorno posso salire sul ‘monte’ in pace con me stessa e ridente, come ogni mattino l’osservo dalla mia finestra.

(una debole poesiola, lo so, lo so, per un luogo intenso)>>

 

….

Era di rosso arrossato

come un fuoco stordito

era di nero condito,

ma così vivo, ‘sì vivo,

della materia ricordo

incandescente, fondente

nel sole spalmato sul

corpo cocente, spugnoso

di pietra, l’avresti mai

detto? spugnoso era il corpo,

levato il merletto, ma

flebile il letto strapiombo

di giugno.

Ginestre piangevano viventi nature

ricordo di tempi radiati d’arsure,

ginestre ridevano suadenti nature,

intenso l’odore nel sole ‘morente’:

l’avresti mai detto del sole calante?

E moriva l’amore, senza fare il suo giro,

io piangevo al burrone completato il mio

giro, senz’alcun equilibrio

via al tuo corpo il mio corpo

impietrito all’amore, era quello

l’amore? Ginestre piangevano

viventi nature, ginestre piangevano

ridenti

….

d°’

(1 dicembre 2015)

 

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