Pecco ogni giorno

….

Non starò più a interrogare la figura che s’avvicina

la mattina quando s’alza tardi e io prima di tutto

per ascoltare le assenze e ridargli un posto privato

nella mia mente, fuori mente, nel cantuccio più

oscuro del corpo, invisibile anche a me stessa, via

dalla paura di aprire ogni giorno gli occhi e non

trovare figura, perdere anche quella, il saluto d’

un amico, lo sconosciuto corridore che vorrei

fermare, che ieri fermerei, ma non l’ho fatto

eppure ammiccò un sorriso, sottilissimo, di

saluto, di riconscimento, ecco, fanciulla in bici

ci siamo ancora, alla stessa ora di sempre, come

fosse sempre, e ho meno paura, ritrovo mia madre

anche oggi che continua ad alzarsi prima di noi

adulti, il piccoletto che cresce e dorme, “ancora

un po’, alle otto e mezza, mi chiami alle otto e

mezza”, ma è tra dieci minuti, “si, tra dieci minuti”,

e non sei più piccoletto, ma lo sarai sempre, e

oltre me, perché è preghiera d’ogni giorno:

partire prima di tutti, prima d’ogni dolore, come

lo penso, io senza fede. Anche mia madre aveva

il suo piccoletto, ricordi? sembra ieri, ma è sempre

oggi, il tempo si ferma di fronte al non compreso.

Eppure la porti dentro ogni giorno, come a tenerla

buona, esorcizzarla, col coltello tra le mani, in

difesa, mentre tagli il pane e benedici la tavola

per il possibile pasto, anch’io, mentre taglio il

pane a fette grosse, senza fede. Ho pensato che

oggi non avrei scritto, l’ho pensato ieri, lo penso

per mentire e trasgredire un’altra scritta  sulle

tavole della legge, io latitante senza fuga, io che

pago personalmente la mia taglia sul mio collo

e non posso spiegarvelo cosa si prova nella

persecuzione, non posso spiegarvi come si sviene

senza mistico afflato, sbattendo la testa in pullman

e di beffa la frase “signorina, ma aspetta?”, io non

aspetto, non aspetto, non  m’aspetto più nulla

che sia dentro di me; e volevo un lavoro costante

per un bimbo non mio da scaldare ogni giorno con

la cura discreta, un’intera famiglia nella mia stessa

a casa, che non mi piace da sola; pensieri enormi,

lo so, roba da ricchi, ma non pensare io creda siamo noi

ad aiutare qualcuno che ha fame o patisce la guerra,

non pensarlo, sono io che ho bisogno di te, e non solo

di te, ma del sorriso dei ricchi con la loro onestà,

dell’amico di sempre e del nuovo venuto, di chi resta

nei miei giorni a tirarmi fuori dagli abissi più fondi,

delle mie depressioni, mai confesse, che non credo

a tutti i preti improvvisati tra la gente, eccezionale

o comune, come si dice, sono solo morbosi

compiacimenti nei tuoi racconti personali ed

una predica alla fine per ricordarti che hai infranto

le purissime leggi, senza chiedere permessi, ma è tutta

loro interpretazione,

perché se salgo sul monte, e ogni mattina lo faccio

con lo sguardo rivolto, non ci trovo le tavole imbandite

di medaglie al valore e i morti intorno, quei morti vivi

tanto belli a recitarti brave frasi che non riportano

saggezza a mani vuote o insanguinate a comando.

Perché se salgo sul monte, e ogni mattina lo faccio,

ci trovo solo l’alba, muta e splendida, con le sue leggi.

Infrangerò tutti i comandamenti, anche quest’

oggi, ma non pensare io desideri la roba d’altri,

non l’ho mai fatto, e non pensare che io uccida

quando mi piango anche il microcosmo che non

so riconoscere, troppo spesso, non solo io, anche

tu che cammini passo dopo passo su questo prato

d’asfalto; e non pensare che se bestemmio lo faccio

contro qualcuno, è dio qualcuno? ‘o Pataturco? io

non m’interrogo su queste verità. Si è vero, volevo

andare in India quand’ero bambina, il mio sogno di

viaggio, ma non so ancora cos’è il volo su un aeroplano,

te lo confesso, l’unica confessione che ti faccio, non mi

chiedevo il mezzo, magari a piedi o in treno, oggi andrei

in bici, non so, su un tappeto volante, magari in Turchia,

ma volevo andare in india e non sapevo che anche lì

qualcuno paga per cacare, perché paghiamo sempre certe

necessità,

come se il corpo fosse una colpa, come se il nascere fosse

un di più, e c’è chi deve espiare, mentre tu spurghi la

tua gola su questi corpi purganti, più alto di dio, come

ti credi, più alto dell’uomo, che ha smesso di chiederti

pace o perdono per tutti i crimini che non ha commesso,

per tutta l’aria che respira nonostante le tue persecuzioni,

e abbi pietà di me, per questa rabbia stamane, non sono

Cristo in tempio, ma il sacrificio d’ogni creatura su questa

terra lo vedo anch’io e, fosse poco, fosse poca la mia azione

quotidiana, fosse appena un saluto con sorriso che allevia

l’animo del passante devastato dai più oscuri pensieri,

non starò qui a guardare.

Maledici  il buonismo di queste mie parole,

lo sto facendo anch’io, come cristo nel tempio

per tutte queste belle cose che ho esposto sul

bancone, le maledette parole che sputo fuori

prima d’ogni azione

Pecco ogni giorno che non passo di corpo

….

d°’

 

 

 

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11 thoughts on “Pecco ogni giorno

  1. Dora, ho riletto la tua poesia tre volte, e non ho ancora capito quale sia il peccato… peccato sarebbe se smettessi di scrivere, quello si. Per il resto ci hai donato tante di quelle immagini… tua madre con il piccoletto, la sveglia,

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    1. Tre volte è già molto religioso… e ne sono lusingata.
      Lo so lo so… ogni volta turbo il buon senso di ogni credo 😛 scherzo, ovviamente.
      Ecco mi spiego e ti spiego. Il senso del titolo è plurimo: pecco ogni giorno perché trasgredisco spesso tante regole sociali, di comportamento, e di mal comportamento, che non condivido. Al tempo stesso pecco, pecchiamo ogni giorno, quando non riusciamo a seguire la legge del vivere, l’affermare la nostra presenza e il nostro rivolgerci agli altri con atti vitali, rimandando tutto, o trascurando, o pensando valga a nulla il nostro fare, mentre anche cose semplici e quotidiane possono essere importanti.
      Ti auguro una buona serata, Giorgio
      grazie per la tua sempre carina presenza
      spero di essere riuscita a spiegarmi adesso, eh eh ; )

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  2. Leggo intenso questo tuo lungo attrversamento, tra dolore e pieghe di tenerezza, mi rintano eppure osservo solidale…che il tuo viaggiare tra gli umani, anche qui, tra queste parole gravi e volanti ti impegna a sostenere con forza la tua vita…che sian kille e mille a regalarti un sorriso di conoscenza o di complice attraversamento dell’istante… Un bacio molto sentito, Dora

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    1. è che io, anche quando non mi muovo, sono sempre in ‘viaggio’… ormai s’è capito. Che poi il viaggio può essere sia volo che sosta, sia planare e guardare di sotto cosa accade, o di sopra, come si muovono le nuvole, e immaginare i pianeti e… sono presa dal cosmo serale e mi sa che ho perso di vista il mio stesso scritto mattutino. Ogni tanto, quasi sempre, capita che su certi ‘attraversamenti’ m’è difficoltoso tornare, ne ho paura? non so. A volte bisogna anche un po’ di presa di distanza da se, non so.
      grazie Franz

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        1. non so, io spesso mi sento troppo dentro per starne fuori, poi troppo fuori, e mantengo l’orientamento dimenticando le dimensioni, pensando che comunque la strada è nel passo, quindi non dentro, non fuori, ma proprio nel movimento, e non è mai solo il proprio movimento, ma quello di tutti i passi sulla terra, e tutti i battiti d’ali nel cielo, e tutte le pinne sott’acque, etc…

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