oggi è un altro sabato

“tutto opinabile cosa scrivo, non posseggo verità, ignorante quanto basta sui corsi e ricorsi delle cose, ma ho una voce, un corpo anch’io, ancora, stamattina”

….

è difficile accettare che abbiamo tutti una colpa,

io non mi sento colpevole d’ogni corpo che muore,

ma devo avere qualche colpa, anche io, fosse il fatto

di non capire, fosse l’odio che metto contro il vicino,

fosse la paura di chi mi passa accanto sporco e non so

come aiutarlo, tante volte, se lui lo vuole, se io lo voglio,

è difficile accettare che ho una colpa, difficile accettare

di parlare stamattina di queste ed altre storie radicate

nell’umana consuetudine al disamore, è difficile accettare

che l’odio sia origine e non qualcosa che s’apprende, ma può

essere origine e non sono domande da farsi adesso, di fronte

a corpi benedetti dal loro stesso sangue, senza religione,

perché quale dio può mai desiderare d’uccidere i suoi stessi figli?

eppure accade. ed è difficile capire con chi prendersela, fuor di

se stessi. Coi governi che fanno il falso gioco? con i volti che

sparano e vorremmo godere a vederne il viso ancora espressivo

prima di maciullarlo? a cosa serve riconoscere l’identità? in nome

di dio, in nome di me stesso, in nome d’un popolo, in nome di quale

popolo? come dimenticare le morti di fratelli per mano di fratelli

sotto lo stesso dio, in nome d’uno stesso dio, al posto sbagliato

nel momento giusto per tornare al padre? Cosa c’è di così preciso

in un bersaglio? Vuoi tu, adesso io pianga l’occidente, il buon mondo

civile, acculturato d’un educazione alla pace, certo, e la guerra sotto

a incalorare tasche, a mandare bravi guerrieri in false missioni contro

la belva scellerata, contro la belva ubriacata, contro fratelli contro,

ti rendi conto?, in nome d’un altro dio, nostro dio di misericordia, che

abbiamo tutti una colpa prima d’ogni partenza, prima d’ogni salvezza,

ti rendi conto di come girano gli interessi rimandando a un altro giorno

di strage(?), catastrofe(?), ogni riconoscimento di responsabilità? ti rendi conto

che non è la morale, sterile di suo, non è la ragione quanto bene a ragionare,

ti rendi conto che abbiamo tutti una colpa prima d’ogni partenza,

prima d’ogni salvezza, primad’ogni assassinio, qualunque sia il dio

che reclami a lavare ogni lavacro di viscere impastate alle viscere

senza il tempo d’un acqua che bagni la fronte di paura? è difficile accettare

che ogni mia obiezione, ogni rifiuto, è lasciar scorrere tutto al suo infausto

corso, oggi che è sabato e c’è da santificare le feste, oggi che mi

laverò le mani e potrei scrivere anche d’amore, senza privarmi

della vita come continua per noi, come posso oggi io scrivere d’amore?

come posso oggi guardare con pietà? come posso oggi pensare se

un’amica è ancora a Parigi e che la spero salva al nuovo giro di luce come

sale sull’oscuro nitido di tanti umori già in via di condensa, già pronti

alla pagina d’un altro libro scritto e diretto dall’uomo a sua immagine e

interpretazione? come posso dimenticare quanta vita in ogni corpo a me ignoto

nel suo nome, nei suoi figli, nei sui amori, nei suoi peccati e nella sua innocenza,

nel suo andiamo a bere una cosa a finir la giornata, nel suo […]. Scusatemi,

vado a farmi una doccia, adesso non ho più voglia di commentare.

….

d.

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36 thoughts on “oggi è un altro sabato

  1. Quanta lucidità dolorosa in questo tuo dire che condivido e all’unisono leggo nel più profondo…oggi delle due l’una: o il silenzio o ildire alto e civile..tu hai scelto la seconda con forza e pietà…con voce umana. grazie

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    1. volevo stare zitta, come si sta zitti di fronte a tutte quelle morti che manco ci vengono raccontate, quelle migliaia, come minimo, di persone, di corpi, che ci lasciano ogni giorno per dinamiche non meno gravi, ma poi succede di scrivere. Ora il silenzio.
      Buona sabato, Franz.

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  2. Ci provo, purtroppo dalle mie labbra non escono parole ma solo aliti freddi sulla cui onda portante galleggia tutto il mio dolore. Grazie per le tue bellissime parole. Stavolta non vedo assonanze, non vedo rime, né altre figure ma solo un forte dolore. Come già scritto in un altro commento: il mio cuore sta sanguinando. Un abbraccio.

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    1. purtroppo è brutto dover dire che è solo uno dei tanti eventi che non vorremmo vivere, perché il dolore di quelle genti ora è personale, e nessuno può toglierlo, nessuno di noi, ma tutto ciò ci riguarda, sempre e comunque. Abbiamo la responsabilità di non dimenticare domani, dopodomani, o l’altro giorno, anche se ci toccherà continuare sempre a parlare d’amore, vivere d’amore, scrivere d’amore, fraterno, e comunque esso sia. La scrittura non risolve, a mio avviso, l’orrore che noi stessi compiamo o che guardiamo quasi impotenti, impotenti, non lo so, ma la parola ha dei legami con la vita molto forti e delle responsabilità; è un discorso complesso, che le religioni stesse conoscono e affrontano, e ogni manifestazione di integralismo del nostro o altrui pensiero, o giudizio, adesso, scassa, non fa luce, neanche un minimo, fa tutto uguale nello schieramento di buoni e cattivi. E ora va bene, va bene anche a me zittirmi, e in silenzio ripetere continuamente “siate gentili, siate gentili”. Chi uccide sa queste parole cosa sono e come sono importanti per lo stesso popolo di cui si spacciano testimoni, e a me le ha insegnate proprio gente del loro popolo, per questo, forse, ho parlato, anche se era più opportuno non farlo, non lo so, certe cose non sempre si governano.
      un saluto anche a te, LuxOr.
      silenzio…

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  3. E hai fatto benissimo a “parlare” e ho apprezzato i tuoi dolci ma potenti versi, che condivido in pieno. Non sai la rabbia che mi prende, perché purtroppo la mia anima entra sempre nel corpo degli altri e mi sono visto seduto accanto ad amici al Bataclan e ti giuro ieri sera ero con loro e davanti a tanto orrore ho potuto solo piangere e mi sono risollevato dalla poltrona spossato e stanco, stanco. Se penso ad esempio a Valeria di cui non si hanno notizie… Grazie per le tue parole che mi danno coraggio.

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            1. Lo so. Appunto intendevo sottolineare che abbiamo pensato quasi contemporaneamente a Et maintenant. Poi sono venuto da te e sono rimasto a bocca aperta quando ho letto il titolo della canzone di Becaud legato a una tua nuova splendida poesia.

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                    1. Lo stupore più grande fu , una notte che vidi sotto la prima neve uscire cavalli e slitte lungo gli imbiancati viali, in groppa e sui calessi fanciulle sorridenti che baciavano la notte imbiancata…la porterò sempre con me quest’immagine

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                    2. Posso fare una battuta, Franz e LuxOr? ormai state convogliando ogni luogo del mondo in questo bianco spazio. Ma fuor di scherzo penso sia la volontà che qualcosa di vivo resista a tanto strazio che macchia le città e i corpi e la memoria di qualcosa d’incancellabile

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                    3. si, come al solito hai colto in pieno l’effluvio immaginoso e vitale che risponde al senso di morte…grazie di averci ospitato….era , forse il “bianco” più giusto…

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                  1. “…penso sia la volontà che qualcosa di vivo resista a tanto strazio che macchia le città e i corpi e la memoria di qualcosa d’incancellabile”
                    Grazie, Dora, per queste tue parole. Concordo.
                    gb

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                    1. Scusami Dora, commentavamo un po’ da tutte le parti e non mi ero accorto che stavamo ancora dialogando sul tuo blog, Il mio ultimo commento tra l’altro era rivolto al fatto che Franz è rimasto stupito alla vista di cavalli e slitte lungo i viali imbiancati di San Pietroburgo. Mi unisco ai ringraziamenti Franz per averci ospitato.

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                    2. scusatemi voi, potete strafare quanto vi pare nel mio sito, figuratevi, ma forse è che a un certo punto anche io avevo bisogno di ritrovare silenzio
                      tutto qui
                      buonanotte a tutti voi

                      grazie per i vostri ricordi di vita
                      sereno, non era un reclamo
                      ci mancherebbe!

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      1. Sì, cara, almeno questo, sì.
        Ho riletto ogni tua parole e… ancora più silenzio in me, troppo dolente per dire.
        Inizia un’altra settimana…
        Un abbraccio vero, Dora
        gb

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