fronte a me; a bordo muro

“ogni tanto m’incanto a guardare, a sentire, la vita come m’accade, come accade.   Ieri mi sono messa fronte al muro, senza castigo, a lungo; era verso il tramonto; mi sono messa a camminare, a bordo muro, plano su due piedi, ancora oggi”

….

Hai messo i tuoi occhi nei miei occhi

il tuo corpo fronte al mio corpo, di schiena,

ho alzato un muro di vetro per non sciuparti,

la luce acceca, ogni passione splende, l’opaco

è solo il sale che brucia quando distesi al sole

cominciamo a chiederci quanta protezione

dobbiamo alle più delicate creature, io che sono fuoco

incontrollabile, che brucio presto e brucio ancora,

fiamma senza cenere, alimento continuo dei miei

pensieri più folli, le mie fluide ragioni, l’ossessione

alla vita, mi chiesi, ti proteggo, ti proteggerò sempre,

dalle croci che porto e non sciolgo, io libera e prigioniera,

donna di mare e albero di terra, barriera di corallo e

frontiera, dove piango un muro da me stessa descritto

in tanti singoli versi: come volano picchio e cadono,

senza replay. Volevo dirtelo che si sta bene sull’orlo a

danzare con la brace di sotto che scalda, ma non cuoce,

avvolge i corpi già pregni di luce propria, volevo dirtela

la luce, oltre il vetro affumicato dal fiato, che fingo corrotto

d’un acido naturale, congenito: alla mia bocca, alla mia carne,

ma non è il mio acido, il mio indigesto stare al mondo, non è

il male del mio tempo, quello che passa e mi fa paura, senza di

me.

Scrivo a ogni alba un sogno sul muro e lo cancello prima che faccia

notte e il corpo si geli quando calano le luci al calore, e l’elettricità

si raffredda senza la nostra biologia, ma poi sento il calore, sotto

che cresce, sotto una lampada o a luci spente, come risale dalla terra,

come s’espande

da quello stesso muro dove segno al passante le mie parole d’amore

e se piove si scancella, e sarà addio ai posteri, un vaffanculo al cuore,

come l’impronta che ho lasciato alla battigia della mia faccia migliore,

come direbbe un comico dalle mie parti, quella faccia che apre la porta

da sola alla conoscenza, lo disse pure Apollinaire, e farà pure ridere, ma

qualche volta è vero, e mi sto prendendo in giro, per farti ridere, vero?,

come mi piglio pe’ culo, che su di un muro, sorella, posso scrivere culo e

benedirlo di piscio, col cane che passa, alza, marca il territorio, col figlio della

signora, quella al piano di sotto, pompiere d’ingegno sui bei ginocchi del

palazzo, “Spegni fuoco, spegni fuoco!”, quale fuoco avea visto, nella testa,

chissà, appena a un passo: dalla stagione d’ogni amore

….

d°’

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6 thoughts on “fronte a me; a bordo muro

  1. Prima sinapsi:
    con autoironia, un po’ a contrasto con il mio scritto, volevo unire il passaggio dal film “Vedo nudo” – episodio “Il guardone” in cui Nino Manfredi si bea della sua stessa immagine allo specchio… Non sono riuscita a trovarla in rete, ma vi ci rimando. Ovviamente la parte di Manfredi la faccio io ; )

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  2. sinapsi 3… scherzo, mi fermo…
    senza presunzioni… nel commentarmi volevo solo condividere con i lettori alcuni (non tutti) gli incroci di questa mia ‘passeggiata’ serale… possiamo anche slegare dal componimento le sinapsi…
    saluti…

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  3. Si, Lila bella, penso sia la vita, tutti gli incontri che facciamo, il danzare tra creature viventi, …un’alba, un tramonto particolare, un piccolo episodio che ci resta nella mente, …, tutto questo ci porta a scrivere, noi forti e fragili, si.
    la seconda sinapsi è una suite di bach suonata da Rostropovich…
    Ti auguro una gioiosa e riposante serata
    Grazie del passaggio
    ps: Ho letto il tuo scritto l’altro giorno, anche se non m’è riuscito di commentarti in quel momento, ma hai una bella penna, una sensibile corporeità, mi piace leggerti, si si
    alla prossima…

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