Madonne. (Come danzan le stelle rapti d’amor)

<<è un po’ di tempo, direi da sempre, che mi autosservo. Cercare di comprendere cosa dico, talvolta mi viene fatto notare per la scrittura e per la vita, può essere un salto nel vuoto. Me ne rendo conto. Forse, lo lascio per consiglio, affidarsi senza interrogazioni è il miglior modo per esorcizzare i voli, gli slanci, di colei che scrive e le sue dimensioni di semplice vitalità quotidiana. Mi basta davvero poco per sentirmi felice, per sentirsi felici. Se questo non accade, se non riuscite ad affidarvi, non preoccupatevi, c’è un antidoto: la ‘solitudine’ dell’autore (il suo tenersi in un raggio preciso, a un passo da voi, silenzioso e consapevole che la comprensione è difficile perché l’autore stesso è uno mutevole, anche troppo sensibile, estremamente timido, eccessivamente invadente, un po’ folle, giusto per essere chiari…). Questa ‘solitudine’, di cui ho parlato già in altri articoli, diventa protettiva rispetto ad ogni suo lettore. Eppure, tanto spesso me lo dico, preferirei non essere mai autore. Ma autori siamo tutti e accade. Accade se mi pongo in ascolto e la realtà si scopre richiamo. Io non ho paura di questo. Avere paura è importante nella vita: avere paura come quella paura che si ha di fronte a una piccola favilla o a un’ombra che si muove, vibra, nella notte più fonda, ‘a bordo letto’, o in pieno giorno lungo una riva stradale o una riva di pensiero o…

Per oggi: “cammino a bordo muro, plano su due piedi”

buona lettura…>>

….

“volevo solo uscire a rivedere

le stelle, dopo il naufragio, ma era

già tardi, ci si voleva già troppo

bene, in quella grotta, nel silenzio”

Mi avete guardato ieri con quegli occhi,

meravigliosi, come a dirmi dove vai?

non vedi quanto amore ci generò?

pensi di essere sola responsabile delle nostre vite

perché donna d’abbandono, donna d’attese senza

parto, donna dal volto colpito in pieno giorno

tra peli già troppo lunghi per sfuggire i legami?

E io sprofondo nuovamente nell’abisso,//

mai a nessuno chiederei di salvarmi,

volevo solo uscire a rivedere le stelle

dopo l’ultimo naufragio, ma era già tardi,

ci si voleva già troppo bene nel silenzio de

la grotta,

umano con umano,

animale con animale,

pianta con pianta,

atomo … atomo

cane … cano

… … …, … … …, ed ogni intreccio,

nel silenzio della grotta, ci si voleva

troppo bene per essere ancora lievi

in assenza di gravità. //

Ma non ci sia tolta danza

su questo orlo al fondo,

senza gonne da sventolare maliziosi,

senza patte da mostrare con orgoglio,

senza bocche da ferire a morsi dolci.

Ci ritroveremo, forse, tutti sotto il noce

o alla campanella stregata, lungo il corso,

fuor di sabba, titillata da un vispo vento.

Ci ritroveremo tutti, sotto la luna vecchia

e un vino nuovo, ebbro ancora di mosto,//

senza fuggire un’altra estate.

(“Come danzan le stelle rapti d’amor

…………………………………………………..

…………………………………………………..”:

le terzine le lascio ai poeti.)

….

d°’

(10 novembre 2015)

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19 thoughts on “Madonne. (Come danzan le stelle rapti d’amor)

  1. faville a bordo lettoin un dormiveglia soporoso…grotte d’uomini e animali…occhi nel buio che cercano stelle in un cosmo di viaggio…solitudine in canto e dunque avvolgente tutti noi…non sei sola, Dora…mi è piaciuta tantissimo…

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    1. certo che vorrei saperlo com’è il dormiveglia. Io ormai se resto incollata al letto per 3 ore (e manco dormendo) già è tanto. E non so come faccio a trovarmi ancora in piedi di giorno senza barcollare e facendo pure la tipa atletica. In compenso ho vuoti di memoria. Forse si scarica tutto li.
      buon sonno a te che ci riesci.
      io ‘sto talento non ce l’ho mai avuto.

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        1. avevo un tono giocoso nel commento, ma mi rendo conto il tono non si sente e devo incorporarlo alla scrittura o metterci emoticons.
          mi spiace. non volevo sminuirti
          ciao
          cospargo il mio capo di cenere: quella che può restare, magari, di faville ‘stutate’ 🙂

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            1. mi sento un po’ stanca, ma se ce la faccio dopo faccio un articolo con un paio di foto che mi han fatto pensare alle faville. Anche se mi piace l’immagine degli occhi della cagnetta. è stata una gran donna anni fa sollevandomi in un momento durissimo: più faville di così 😀

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                    1. la salvezza io penso sia individuale, la bellezza della condivisione è possibile solo a partire da una consapevolezza autonoma del proprio stare bene, anche al di là di altri da se. Questo è un mio pensiero forse sbagliato per molti, ma che ho maturato negli anni

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                    2. Ovvio, il mio plurale era un invito per ciascuno di noi che, da solo deve arrampicarsi per queste erte…se no è dipendenza, una mano che t’aiuta e ti prende ci può pure stare ma se nei dai forza e spinta ai tuoi polpacci la salita si fa impervia e ogni monte invalicabile..uaaa stasera franz è in vena di metafore…che ci vuoi fa?

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                    3. che bella immagine …ah ah ah…mi sembra vederti….l’asino che vola lo si mostrava ai bimbi quando rischiavano d’affogarsi col cibo : gli si dava colpetto dietro la schiena e gli si diceva: guarda guarda, c’è l’asino che vola! ah ah ah

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