misuro i miei limiti

 

….

La mia parola non comunica, non comunica il mio corpo,

misuro i limiti della carne, i limiti del suono, i limiti del tatto,

l’elastico che si tende e spezza senza vibrare l’altro, la mia

follia lucida, la mia pretesa che la presenza abbia un peso

anche senza gravità. Vorrei sciogliere l’ambiguità d’ogni

logica che non conosco, io che m’invento in un alfabeto

di geroglifici senza dèi mentre m’illudo che l’orizzonte

non sia solo il limite dello sguardo, e il punto ultimo

dove ogni canto perde il suo nesso tra corpo e cosmo.

L’aveva detto qualcuno picchiando il coltello a ritmo nel legno

come di pazzia pazzi si vive e la scrittura è porcheria con troppi

organi da disinnescare, prima d’esser davvero folli a soffi lucidi

d’amore. E oggi mi girano così, senza astri da misurare in sillabe,

senza un nome da pronunciare, colma d’uno sperma non mio che

si nega alla vita solo perché non crede: quanto in me ha generato.

….

d°’

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