preghiera

“c’è nebbia su Napoli, al buon giorno. Pensavo avrei scritto di me, del passato come scava nei corpi abissi inesplorabili senza affondi di dolore, del presente come distingue le vite su traiettorie diverse, senza incidenze, senza interrogativi, pena la vita stessa che le ha generate; pensavo avrei scritto dei limiti dove ragione finisce i suoi giri a pieno, i campi di battaglia dei propri conflitti,  e si abbandona all’incognita d’ogni apparizione, spiazzando l’idea che il tempo sia solo storia o perda di senso. Ma la scrittura non la governo mai davvero e mi attraversa con corsi che non avevo pensato, anche stamattina, e forse questo andamento che segue non piacerà a molti, non piacerà al dio in cui non pongo fede, eppure credo ci sia una preghiera nel mio corpo, anche oggi, oltre ogni religione, che […] ”

….

In quest’alba mi ricordo

ogni bellezza, ogni abbandono, ogni corpo lasciato al corpo,

il grido, senza voraci gabbiani, il nudo pasto d’un banchetto

vuoto, commensale d’assenze, sui lidi d’un naufragio drammatico

mai tragico al punto da farci eroi, troppo pregni di storia per

eludere la nostra coscienza, il sentimento quando appartiene a

profondissima pietà. Ma non è di Michelangelo la madre che guarda il figlio,

non è mio figlio, non lo sia mai, non lo sarà, non voglio Cristo pensare

quale bestia a sacrificio per peccati che non compie, non voglio più

pensare che il Battesimo sia necessario al bambino appena nato, quale

male avrà mai compiuto solo per nascere al mondo? e gliel’ho detto

l’altro giorno a dio stesso nella sua casa dove nego ogni segno della croce,

io spirito, io sacramento, io demone incarnato senza ribellione, io

braccia di gru stese al tramonto su corpi sfatti dai lunghi giorni per

un solo pane senza pesci, io fuori legge, ma di ragione, io disamore

non manchevole di sentimento per ogni volto mio nemico, io che non

nego la vita all’assassino e ai suoi misfatti, ma condanno ogni limite che

supera il limite senza premura d’esistenza non sua, anche sua, ma chi può

possedere il respiro? chi può decidere dove il limite arrossa di sangue e si

spegne il tramonto? io no, io no, tu no, fratello che sgozzi l’agnello a un sacrificio

presunto per dèi tanto migliori di noi, impastando viscere a venti come un

canto maggiore sotto l’orsa minore e la pelle per veste ristoro d’inverno,

noi no, noi no, non senti le grida prima d’ogni sacrificio, non senti il canto

del gallo come manca al mattino, e cosa c’è nel mattino anche adesso per noi?

te lo chiedi questo passo che poggiamo sulla terra quanta gloria abbia in corpo?

te lo chiedi cosa intendo se io stessa non so come sorge questo canto senza versi

e senza suono, mentre cercavo soltanto parole d’amore, il personale condiviso e

mi ritrovo col volto puntato a misteri più grandi di me, d’ogni nome, ogni intelletto,

ogni croce che sciolgo nel mio corpo al buon giorno. Una preghiera

faccio, stamane, anche per me.

….

d°’

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4 thoughts on “preghiera

  1. Grande mistero o grande grazia, la fede… una suora me l’ha spiegata tempo fa semplicemente così: affidarsi. Per niente facile… e senza la fede ogni religione appare come una sovrastruttura o invenzione umana, se non superstizione, come mi disse una volta un collega russo evidentemente meno frequentante di me da bambino di chiese e oratori. Bellissime riflessioni… ma non disperiamoci. Io mi regolo cercando di vivere come se qualcosa esistesse. Una preghiera poi, non fa mai male! Un abbraccio, Giorgio

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  2. forse può sorprendere, ma sono cresciuta profondamente cattolica, affidata a questa religione nella visione del vangelo, e avvertendo la possibilità che il divino fosse una certezza a cui affidarsi non solo nei momenti di sofferenza, ma soprattutto nei momenti d’intensa gioia. A un certo punto le domande che uno si fa sull’esistenza, anche quelle oltre la morte, senza bisogno di trascorrere grandi e tragici eventi, mi hanno spiazzata, al punto di abbandonare quella stessa religione cattolica, ma anche ogni altra religione come alternativa. Oggi posso dire che dei 10 comandamenti ne rispetto quotidianamente, solo 4, se ho ben contato. Oggi dico che abbandonare da un giorno all’altro la religione, fu come quando non riesci più ad affidarti pienamente a un amato/a perché non riesci più a farci l’amore con lo slancio che l’amore richiede. Una fede anche quella, delle più stupende e sottili. Sarà che oggi è giornata di riflessioni e io rifletto. La religione si… penso a mio modo di essere profondamente fedele, fedele non tanto sull’incognita del dopo morte, quello mi impedisce di abbracciare qualunque patto di fede. Ma la fede che avverti nella vita mentre accade. Ho quella fede. E non è scontato, è una delle cose forse più difficili da maturare in sé. Poi: fede come devozione e affidamento: calore di una ‘casa’ che può essere anche un’amica, un passante, lo straniero. Non so se riesco a spiegare cosa intendo, Per me questa è fede, fede nella vita e in ogni suo proseguimento. Fede negli atti vitali, o quale senso avremmo a stare ancora qui, quale senso avremmo anche a pensare di farla finita? Non so se riesco a esprimermi.
    Posso aggiungere, sia o meno convenzione, credo che chi abbracci una religione e non ne viva la ritualità, non abbia ragione di quella sua scelta. Se mi sento cattolico io lo sono se ho la gioia ogni domenica di vivere la comunione tra i miei fratelli, se quei canti mi fanno vibrare e non posso fare a meno di cantarli tutti i giorni, non so se mi spiego. E detta da me credo abbia più forza questa cosa.
    Poi certo ci sono dei momenti in cui anche io creatura terrestre, cosmica, senza religione, posso avvertire come una carezza divina, per una musica che si diffonde in una chiesa di pietra, gotica, o non so, la natura quando canta o piange discreta, ma forte.
    e qui mi fermo
    saluto Giorgio e chiunque passerà di qua.
    Non mi dispiace se si accodassero altri commenti su una questione, a mio avviso, particolarmente rilevante nella vita, si sia o meno religiosi in qualche senso stetto.
    Saluti, dora.

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  3. Così complesso e nudo ciò che dici che proporti riflessioni mi appare una scorciatoia che il tuo dire non merita…e poi non lo impongo a nessuno, ma credo che il divino sia il nostro stesso respiro, il miracolo di una comunità specie che è singolarità e collettività al tempo stesso, parte di un tutto che può dissolversi in nulla, fievole e fragile. Blaise Pascàl diceva che siamo come canne al vento e aggiungeva si, canne, ma pensanti. Ecco il nostro soffio, respiro di Dio, è dio stesso, noi carne, noi gioia noi dolore, noi nulla. e in questo nulla ci incontriamo e apprendiamo varietà e calore d’ogni essere vivente. E’ un’oscillazione tra buio e luce che non può avere alcuna illuminazione trascendente. Io trovo tutto questo, al tempo stesso, splendido e terribile. Un abbraccio , Dora

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