Maternità

T’ho chiesto di sederti, qui, davanti a me. Mi hai detto che non potevi affianco a quelle colline come elefanti bianchi. T’ho ricordato che quegli elefantini sono di carta alluminio: li abbiamo fatti io e te, un giorno che non avevamo nulla da fare o forse troppo, forse nulla di meglio (fuori ogni giudizio di valore). Ed eccoci sedute. Ti faccio domande con premura inattesa verso ogni vita nella tua vita, verso te stessa che non mi sono mai spiegata perché con me così inerme e nuda, senza abiti da festa, fuori abitudine. Ed eccoci qui, sedute fronte a fronte, davanti al mare, e quelle colline, di buon mattino. Mi dici “vedi”, mi prometti, il sole sorgerà ancora, sia quest’alba o l’ultima sera, prima di partire. “E festeggeremo”. Io penso che resterai, anche stavolta, ma posso sbagliare.

Abbiamo cominciato, adesso, quello strano rituale di domande che ci scambiamo a ogni mio passaggio. Come dei comandamenti che interroghiamo cercando una soluzione, se nulla si assolve. Ma stavolta mi hai detto “aspetta”, hai chiamato il cameriere chiedendogli già il conto, senza alcuna intenzione di alzarti e andare. La tua penna, quella grafia terribile che non la rileggi nemmeno tu, “aspetta”, un appunto, la tua risposta alla domanda che non avevo ancora formulato:

Mia cara,

Ho chiesto ai miei figli di continuare a danzare, ogni giorno, felici,

anche senza di me, ormai troppo adulti per ogni genesi. Non di sola

madre è il corpo che vedo, non di solo padre, e m’intenerisco, ogni giorno,

d’ogni vita non mia. La personale libertà ha una sua misura che va oltre ogni amore,

ogni pretesa di sentirsi migliore, in diritto di riceve più di quanto si dovrebbe.

E m’intenerisco ancora, con strazio profondo per le urla di madre a un confine che non

comprende, che genera e toglie il frutto fatto d’uomo, lei non vergine quando servirebbe

a trovare una minima ragione nei misteri del corpo, lei solo donna, feconda di speranza

per un eterno che nessuno conosce finché siamo qui. Ti vorrei dire che non piango mai,

che nella bellezza che vedo c’è solo canto, e che se resto a guardare non devi pensare

ci sia, amica, una storia mancata, un errore di troppo, un’imposizione partorita dalla

passione nella sua radice di patimento. Li vedo crescere, tu comprendi, in ogni ramo che

incontro lungo sulla strada, nella polvere quando si stacca dalla terra e si lascia autonoma

al buon vento nei meriggi d’estate; e li vedo cantare: nel pappagallino a cui hanno spezzato

le ali perché si facesse oracolo, lui che non sa oracolare, povero figlio d’un destino sconosciuto.

Ti vorrei dire di come cerco il mare, senza pretendere mi racconti la storia del mio ventre.

Ti vorrei dire quanta vita abbiamo che non si deve spiegare, se non di vela, quando tira un

buon vento e ci lasciamo al viaggio d’esistenze senza scopo, senza decisione, senza pretese,

forse a dirsi tanto più d’ogni corpo nei suoi giri a vuoto, nell’ozio sulla pace d’ogni tregua,

dove conta solo il viaggio, l’andamento …

E adesso voltati, l’unica soluzione che ti do, l’unica assoluzione che ti chiedo: quel sole bianco

sulle nostre colline tra cinerine nuvole d’elefante…”

[….]

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14 thoughts on “Maternità

  1. “dove conta solo il viaggio, l’andamento…” E viaggia Dora, come viaggiano i tuoi versi, che non c’è confine che possa imbrigliare un canto si’ forte…sublime…non posso dire altro.

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    1. be’… si.. non so… forse sono stata troppo personale… ma dopo la settimana scorsa tra i piccoli.. e il contraccolpo di questa settimana vuota… e poi… e niente… silenzio.
      ciao Franz
      e grazie a tutti per il caro passaggio…

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          1. scusami ma rispondevi ame…io so un po’ permaloso…non ho capito i grazie a tutti…se uno ti scrive e tu gli rispondi, anche in una lettera o in un messaggio qualsivoglia…mica chiudi con “grazie a quanti mi scriveranno”?…solo una battuta comunque per estendere il tuo grazie anche ai followers…cosi come faceva totò con i punti e le virgole al termine della famosa lettera…”via che non si dica che siamo tirchi”! ah ah ah

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            1. veramente è una mia abitudine ringraziare chi commenta e a volte aggiungere un grazie anche a chi ha commentato già
              era un segno di circolarità, visto che non sempre seguo tutti i commenti
              mi spiace l’hai letta a quel modo

              Liked by 1 persona

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