Lucciole

….

[CUMA]

Soffiavano le piccole voci nel canneto

sulla città apparente, corpi oscillavano

i segreti battiti tra capanne conchiglie

trecciate mollezze inusitate a chi crede

l’amore sia solo: possesso di carni e

non quella vita che scivola indietro al

capo riverso, con gli occhi socchiusi sull’

altro universo. Non chiedere a una donna

perché piange, se da solo non hai tatto alle

dolcezze del suo corpo, mai sufficiente a se stesso,

quando ha sentito la vita germinare il suo seme e

non potrà rassegnarsi a un selvatico pene

senza ricordo del corpo come fonda nel corpo.//

Sufflavano le piccole luci nel canneto

sulla città apparente, corpi oscillavano

le litanie del cosmo

….

d°’

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14 thoughts on “Lucciole

  1. be’, si, è che in certi posti dove resta un certo ‘abbandono’ del naturale, qui tra le canne, hai l’impressione che quando soffi il vento marino sia possibile ascoltare le voci delle più discrete creature, anche se non le puoi toccare e sai che è giusto così. Il corpo di certe donne che abitano o hanno abitato quei luoghi, ma anche corpi di madri sensibili a quei luoghi, solidali a una precarietà delicata e tragica dell’esistenza fanciulla… e scusate mi fermo..né mi rileggo penso arrivi così…

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  2. grazie Dora, senza saperlo, hai ricordato al mio cuore altre lucciole a me care. Tu non puoi saperlo, ma non era Cuma, non v’erano canne, solo un piccolo laghetto notturno…le mie luccole brillavano come brillano le tue, ma non producevano pianto di donna, solo riso di stupore e meraviglia…quanto ca…sso belli gli ultimi tre versi, però, tanto.

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  3. scusatemi, scusa Franz, sentitamente scusa, ma mi rendo conto che dev’esserci un problema mio pesante nella comunicazione quando scrivo versi, se mi lasci un commento piccato “lucciole… lanterne”.
    Non so che dire, non era mia intenzione controribattere a nessuno, le interpretazioni sono libere.
    Per me la chiave era “le piccole voci”, ma a ‘sto punto, scusate davvero, divento indelicata verso queste stesse creature.
    mi spiace.
    Mi tocca riflettere sulla poesia come ‘esposizione’.

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  4. Soffiavano nel canneto/ tutte le voci dei non nati da donna/ rincorsi in girotondo, prima del tempo,/ dai sogni troppo umani per comprendere l’eterno;/ ma l’immaginazione l’immaginazione,/ ali pulviscose, muta impasta le nubi/ in trame d’agosto, sulla terra battuta,/ battuta dal ricordo:del sorriso mai udito;/ del piedino smarrito dove fu troppo lieve/ gravità per trattenerlo/ … (giugno 2008)

    Franz, giusto per, i versi che ho scritto oggi avevano un legame con questi scritti nel 2008. Quelli di oggi ampliavano in delicatezza il discorso. In delicatezza, perché nel 2008 ero ancora troppo esplicita.
    Scusate, non ho altro da aggiungere.
    Meglio tornare all’animo scherzoso.

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  5. Lascia librare libere le tue creature, Dora, a volte, il narciso si espande e l’ego si gonfia rendendoci ciechi, potessi io ora riavere la vista di rileggere i tuoi versi, trancerei il gioco vero/falso che non è altro che stupido inganno…lascia che quelle canne cantino il suono con voci mai estinte…grazie di tanta attenzione e cura che m’hanno regalato questi altri tuoi versi del 2008…e perdona l’invasione pedestre, se puoi.

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