Tenerezza

“bassa marea, la tenerezza scivola a crine d’onda, m’affido all’evidenza, intensità senz’abisso, il calmo fondo riflesso in superficie, il grande senza piccolo, il piccolo senza grande, l’immenso a ogni misura, in egual misura diverso, docile e forte senza cedimenti o violenze, la visione senz’avvento, senza presunzione, il toto corporescente tra delicatezze d’ombra…

Fermati a guardare, un giorno, un corpo, allo stesso modo. Dimmi cosa pensi. Io non penso nulla. Cosa c’è da pensare?”

[Disporsi alla tenerezza, la tenerezza dei corpi, delle cose, sia: l’incrocio d’un passante, il bambino che dorme, gioca, smorfia, la donna nuda, l’uomo nudo, quel vestito del sabato sera solitario tra la folla, la folla, la polvere di luce a un volo d’aria, l’ambulante di turno rauco di voce, il micio distratto a guardare il vento, la briciola sul tavolo segno d’abbondanza, il rifiuto ancora utile tra mani unte, …, …, …, Prova a disarmare lo sguardo, relazioni inermi nella carezza senza scopo, il senso di benessere che scioglie ogni minima pretesa d’afferrare e possedere il reale, la realtà senza veli, il rovescio senza fondo, …, …, …, Disarmo lo sguardo, ogni giorno, teneramente. (“tieneme mente“). Disarmo lo sguardo, mi disarmo, guardo il corpo, guardo un corpo, l’altro corpo, ti dico cosa penso: non penso nulla, cosa c’è da pensare?]

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