La Strada

[LA Strada] Perfezione il giro: della mia bici: mai a vuoto: io con lui. Tu bambino: mi hai insegnato il linguaggio cifrato. Si vive d’una sola vita e non è eterna. Hai sorriso del tuo sorriso cifrato. Anch’io bambino sai: nascondevo tra gli alberi i sogni. Popolazioni si passano i geni: di voci in voci: come falò sotto la luna: anche d’inverno: segnali morse. Salvando ‘nomi’ cifrati all’eccidio dei corpi. Tu bambino: mi mostri: il linguaggio cifrato. C’è un poeta ancora, Israele o Palestina non ricordo, ma che importa? Importa alla storia d’incroci senza cifre, l’oscuro oblio. C’è un poeta che migra permanenze e passaggio: di testimone: senza testimone. Non mi chiedere altro, non so pronunciarlo, dimmelo tu. Tu bambino che m’insegni il linguaggio cifrato. Un tempo, sai, nascondevo seni tra gli alberi, passaggio di testimoni: senza cifre: non necessarie alla natura spontanea. M’aggrappavo ai sogni: come fossero veri: bastoncini di liquirizia purissima: sotto corteccia: ben nascosti. Si vive d’una sola vita e non è eterna. Riposare sul cuore della terra. Ma il cuore della terra è inquieto. Più del mio cuore. Il mio abisso scuro; il suo abisso di fuoco. Insieme piangiamo la superficie delle cose, a larghe scorse spersi i semi. Insieme piangiamo la superficie delle cose. L’affondo senza prego. La mia pelle scalza; la sua pelle rasa. Il suolo. Tu bambino che mi mostri il linguaggio cifrato tra piccoli passi: sui ginocchi d’ulivo: sbucciature del corso…

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28 thoughts on “La Strada

    1. infatti…
      anche se è vero, io lo penso, che lunghe o brevi le nostre vite non si concludano, ma mutino. Lo dico sempre…
      il problema è sentire quanto siamo portatori di vita e in questo senso quanta possibilità abbiamo di preservarla e trasmetterla, tramandarla, ad altri da noi. In alcune situazioni la poesia riesce a fare questo. E non solo come scrittura, ma anche oralmente, quando la scrittura rischia di essere ‘censurata’ o di essere fermata nel percorso
      buona giornata, Giorgio
      e grazie sempre dei tuoi passaggi in questo piccolo spazio

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      1. Passo sempre con grande gioia da te, Dora! Quella frase l’avevo intesa come un invito a non addormentarsi… c’è una urgenza nel vivere, che in fondo della vita non siamo padroni, anche se ci piace crederlo.. la funzione, quasi biologica, che attribuisci alla poesia è molto bella.

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        1. lo è, infatti, un invito a stare nella vita, muoversi passo passo, senza rimandi, perché è una forza questa che abbiamo e una grande possibilità
          un sorrisone, giorgio
          qua ha piovuto
          spero esca un po’ di sole prima del tramonto

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              1. Ah, ah, beata te che eri piccola! Io mica tanto… 1985… ero nel pieno delle mie facoltà psico-fisiche! 🙂 Sono passati trent’anni di vita ridendo e scherzando! Potrei anche tirare in ballo Renato Zero adesso ma lascio stare…

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                1. mi sta venendo tenerezza da sola: avevo 7 anni, ma ricordo come se ne avessi già tanti di più 🙂
                  si, pure lui..uuuuuh… essendo piccina ero ovviamente attratta dai sui travestimenti 😛
                  dai, un po’ di ricordi!
                  ciao, Giorgio

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  1. ma era uno scritto di qualche tempo fa che hai ripreso?…si la strada i segnali cifrati e le ginocchia sbucciate e i sassi sorrisi tenerissimi e segreti…vita..la descrivi col gusto di farlo tra gli interstizi del visibile, tra i segreti del linguaggio infantile…tecnica non banale , e poeticamente decisiva . Mi piace

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    1. ricordo, di certo, che stavo riflettendo su cosa può la poesia anche in certe situazioni difficilissime che vedono genti morire in guerre, privati di libertà d’esprimersi senza rischio della vita stessa, e altro ancora, ricordo
      poi ebbi quest’immagine di bambino, o bambini, che resistono, esistono…

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