Frammento 6. (2012). Io che di politica ci capisco sempre poco…

<<Con poca delicatezza, mi concedo un Frammento 'sballastrato'... 'politicamente scorretto'...
 'teatrologicamente (?) pure scorretto'... il caffé manco lo correggo mai... insomma... nulla da 
ricondurre a giusti termini.. nulla da disinnescare... qualche delirio di troppo, qualcuno di meno, 
qualche predicazione scontata, e...
Il resto mancia. O 'mangia'... se non l'hai ancora fatto.
(se ci sono errori... sputali: è 'semmenta'...>>
d°'


[Discorso...] 
Se ci fosse l’Infinito a salvaguardare le anime saremmo* più tranquilli, ma più propensi a 
rimandare le cose o ad accellerarle, abusando di potere, d'arbitrio, di disperazione, …, devo dire: 
mi sto agitando, qualcosa mi sfugge: non funziona. 
[*nota: “saremmo”? “sarei”.. l’infinito è una condizione troppo personale di questi tempi, 
un concetto assolutamente superato. mi si svende l’anima senza diavolo...]

[riprendiamo...] 
In questo senso (delle cose rimandate o accellerate) assecondare la materia sembrerebbe più 
affidabile; destinata, in casi e corsi di natura senza particolari catastrofi, ovviamente, al causale 
andamento generare/de-generare/rigenerare… ‘a libidinum’… mi pare si dica così.. forse 
no… non importa.  Mi sto agitando di nuovo... anche se il motivo è diverso...

[Ricomponiamoci, signorina!] 
Corporeità, non sono fatta per queste riflessioni d'assoluto... o per le loro relative storiche, o 
per queste previsioni poetiche.. per dialettiche dell'assurdo... per bene o per male, perché? 
Seppure qualcuno deve aver scritto, in un determinato tempo, su un bianco taccuino (vediamo 
se mi tranquillizza questo): "siamo fatti della materia dei sogni"... "il nostro corpo è un ombra": 
"mi pare che cammina.. ogni tanto si mette tra i piedi"... "e pur si move"...  forse " eppur si muove"..
... o "move"... deve averlo detto Galilei..., ma ne sei sicuro? bisognerebbe tradurlo dall'inglese 
per esser certi... Lasciami un margine di dubbio... Almeno un margine d'errore, no: 
d'erranza: mi piace di più.
Ecco.. ora sono proprio a posto... ohi... ohi ohi... insonne... 'a bordo letto'.

Guardo i bambini crescere. Il nostro corpo invecchiare. E già avverto un sollievo in questa 
possibilità che abbiamo ancora d'un nuovo giorno. Il mio corpo; in certe zone già vecchio 
da sempre (lo disse anche quel tipo di passaggio, abbastanza violento, prima che scortese). 
La mia vecchia carcassa; nonostante appaia d'un eternità fanciulla. (Anche a me oggi, sai, 
i bambini chiamano 'zia', pur ignorando il nome. Poi mi sfidano, di gioventù, a chi va più veloce. 
E col fiatone so che gli tengo il giro, ché guardo meno televisione e mangio meno cianfrusaglie 
di loro. Una caramella, prima di dormire. Non per aggiustarmi la bocca, ma per 
il dolce in sé. Che manca alle spalle. Rituale del mio tempo: la caramella. 
Il soffitto è un cono d'ombra. Io un gelato disteso, su il carretto di stelle, senza gelataio; 
mi dà piacere pensare che le stelle danzino da sé.
[Questo scritto è un canto minore, 
tu che mi leggi, 
tra la Storia che avanza.] 
Io che di politica capisco sempre poco. (ma ascolto...; mi c'impegno...)

AULA (edificazione fascista). 15 aprile [anno 2012]. data memorabile: il mio compleanno. 
un regalo inatteso. e inconsapevole, se ricordi. Mi sono seduta a bordo 'tavola'. Che non è 
a bordo vasca. Ch'è più 'a bordo divano'. Ho avuto paura. Per quello che vi aspettavate 
dicessi (la Storia...). 
Tiro fiato, rilascio, ho paura del mare: lì davanti a me: voi 'fanciulli': ed è già una paura diversa. 
Siete le penne posate sul banco. Il taccuino bianco. le penne tese nel pugno. qualcuno comunista, 
tacitamente dichiarato. le penne tese, finché avrò da dire. 
Sono nella distrazione di chi si aspettava un filo di barba colta, ma si ritrova di fronte 
un filo di barba incolta, due tette, a dir il vero timide, gli occhi senza quei 
trucchi 'guardami guardami bambino perbene'. 
Tiro fiato, rilascio, ho paura del mare, lì davanti a me, ed è già una paura diversa. 
Un retrosguardo d'attese; una trincea d'ascolto; resto a bordo divano... 
La responsabilità che hai verso l'altro è la misura di responsabilità che hai verso te stesso, 
ma con una libertà di meno. 
Ogni mestiere ha la sua arte, ogni arte il suo mestiere. 
Io che di politica capisco sempre poco. [“Non parlavamo di teatro? di teatro politico allora? no?”] 

V'ho detto qualcosa, senza nulla sbaragliare, ma a rischio e dubbio. Non fermatevi mai di 
fronte a ciò che vi sembra grande e lontano... non prendere per scontato ciò che ti diranno, 
ti mostreranno, ti persuaderanno. Non credete, anche adesso in quest'aula, che io sia 
più 'grande' e vada più lontano di voi. Non aver paura d'errare. Difenditi, ma non barricarti 
nella sicurezza della paura. Spaventati, ma ad occhi aperti. [Cristo!... Questa si ch'è 
una bella frase, un bel colpo di teatro: “Spaventati, ma ad occhi aperti.”] 
(Ogni mestiere ha la sua arte, ogni arte il suo mestiere. 
Io che di politica capisco sempre poco...) 
! Domande domande domande?!? 
Il potere è cosa buona, ma bada, non distrarti... tieni alta la guardia, distingui i volti che incontri. 
Oggi abbiamo domande, 'fanciulli'! È il mio compleanno. Chiedetemi pure l'età. 
Tiro fiato, rilascio, ho paura del mare, lì davanti a me, ed è già una paura diversa. 
Un retrosguardo d'attese; una trincea d'ascolto; resto a bordo divano. 

Mi chiedo a voce alta. Chiediamoci. 
Domanda 1 e 2 e viceversa: 
> [Politica.] Si può fare politica senza parlare propriamente di politica? 
> [Teatro] Può bastare il giro intorno a una sedia, o una sedia che ti gira intorno, 
o il girare e basta, a raccontarvi, fanciulli - vi chiamo così, di cura, tu lo vedo, hai 60 anni... -,  
a raccontarvi la storia del teatro e le sue rivoluzioni? Pensi sarebbe lo stesso se questa sedia 
fosse un bel trono di Spagna; un seggiolone dalla maestosa foggia tombale in Danimarca; 
una sedia a dondolo per... Signor Yorick, venga giù! E se fosse una sedia a due ruote 
con quello che parla parla parla (hai mai letto J. mentre aspettavi G.?) Aah.. ecco: 
una comoda poltrona... dove le gambe se ciondolano (e ciondolano) è nel rimosso...
...ti raccomando, il naso non va pulito in pubblico, anche se i panni sporchi si lavano in famiglia...  
E se mi sedessi a terra? A bordo vasca? Su un muretto di guardia? Che dico?!: sul grattacielo!! 
Qui non ce ne sono di tanto alti.. il vulcano può andar bene... E se ti sedessi qua, dove sono io? 
? Situatedness... ? 
Non credere anche il mito sia solo eterno.
Ritornello:
ogni mestiere ha la sua arte, ogni arte il suo mestiere. 
Io che di politica capisco sempre poco...
Oggi abbiamo domande, fanciulli. È il mio compleanno. Chiedetemi pure l'età. 
(Vi rispondo. Interrogate la risposta...)

Ritiro fiato, rilascio, ho paura del mare, li davanti a me, ed è già una paura diversa. 

Resto seduta a bordo divano, mentre ti mostro la sedia. Prima siamo mobili, 
poi ci muoviamo. [Osserviamo.] Tu, dal tuo angolo, mi volgi, mi chiedi, 
io ti rispondo "M. toglieva le quinte", ma io non metto la tuta. Siamo in situazione diversa.
Tiriamo fiato, rilasciamo parole, abbiamo paura del mare, li tra noi, ed è già una paura diversa.

[Scocca l'ora... La messa è finita... volevo dire la mensa... il banchetto... il... Scusate: 'la lezione'.

[EXIT... andiamo...
Tu ragazza che mi segui, poi m'accompagni, “Si, alla stazione..”. 
Necessaria la parola, hai la parola necessaria, da vendere, senza svenderla, onesta, a tuo rischio. 
Mi dici. “Io ho un sogno. Noi abbiamo un sogno”. Mi racconti, c'è anche lei, e un altro e 
un altro ancora che non conosco, non è qui, ma mi dai il nome. Hai un sottoscala. 
Un'arsenale d'apparizioni. Il teatro, t'hanno detto, si può mettere su dovunque. Vuoi 
un consiglio, ma: attenta, non fidarti ciecamente di me. 
Ti chiedo ancora. (Spalla a spalla, abbiamo paura del mare, li tra noi, ed è già una paura diversa). 
Tu ragazza che mi segui, poi m'accompagni. Ti dico: immaginare non basta: abbiamo dei corpi 
cui dar conto: spalle da tenere forti perché il bambino possa starci e guardare fino all'orizzonte; 
e ché nessuno possa schiacciarle. C'è verità da preservare (mai assoluta, bada), anche 
nella finzione, se pure fosse finzione, ma io: non credo. Bada; ascolta, discuti, dubbia, 
ti chiederanno cosa fai, dove vai, perché sei li, esponi: a partire da te. Sei già tra le cose, ascolta... 
[Questo è un canto minore, 
tu che mi leggi, 
tra la Storia che avanza.] 
Non credere anche il mito sia solo eterno. 

[...stiamo andando.. passo nel passo... 'lentamente'...] 
Vedi... C'è una cura; una scienza del mestiere, una scienza del fare, una ricerca... 
“Allora? Che state facendo?” (Raccontami, mostrami, precisa; ti prego, precisa, sii precisa, 
focalizza l'ignoto, spiazzami, traccia, dammi tracce sensibili, segni mobili..) E dubbia – ricorda -, 
ma sii forte, abbi le spalle forti, la coerenza dei sogni. Ameresti un uomo che non ti piace? Che 
ti fa male? Faresti la vita ogni giorno con lui? Lo ricercheresti continuamente? E solo perché 
qualcuno t'ha detto, t'ha fatto pensare, che sia la cosa migliore, che qualcosa sia così... 
Bada, non credere, anche il mito sia solo eterno... 
Ogni mestiere ha la sua arte, ogni arte ha il suo mestiere. 
Io che di politica capisco sempre poco.. Ma parlavamo di teatro... 

Tu mi segui, ti sento, alle spalle, t'accosti, ti guardo, m'accompagni, la stazione... 
...i treni... (ho fatto la strada più lunga... potevo prendere il tram...) 
Ritiro fiato, rilascio, mi saluti, ho paura del mare, ma è già una paura diversa...
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2 thoughts on “Frammento 6. (2012). Io che di politica ci capisco sempre poco…

  1. Visualizzato…
    ‘conoscere le nostre potenzialità’ mi fa venire ansia da prestazione ‘accademica’, ma cercherò di rispondervi (e rispondermi)… senza barare sulle sigle… soprattutto
    Una notte serena anche a te Nico

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