la maglia rosa o blu

....

Tu correvi, io correvo 
tu correvi, io correvo 
dietro te, ti perdevo 
nel nulla, credevo, 
salivi a quel piano

il proibito dov'erano: le gonne tese, l'incappucciate 
cecchine del mio sonno forzato, pomeridiano,
sulle sdraio a righe, nel corridoio affilate, ma 
senza sabbia (e senza mare a immaginarlo) e 
la rabbia: di non volere: 
le pelli stese sugli occhi tutto il mese,
 
e i pastelli che mi tiravano 
dalle mani non scrivane, ma: 
già scriventi belle pagine e 
paginette: di “a” e di "o"
(culetto a terra, a dire il vero,
mentr'inventavo di "a" e di "o")

[Siamo all'Asilo]
Troppo grande la parola 
(sulle righe, sulla carta), 
si diceva, già per me. 
[“è troppo piccola, è ancora piccola: DEVE: giocare 
alla sua età” 
(manco vedevano il banco vuoto, solo lo squadro delle sdraio,
pomeridiano: il muso rotto.)

E tu correvi, io correvo, 
ti perdevo, credevo, nel nulla 
delle chiese, distratte sul cortile 
le donne a gonne tese, 
incappucciate in ligio blu,

ma era nero a ben pensarci 
quello che sempre rifiutavo 
di disegnare, solo a colori!, 
nel tempo senza 
le tettine; loro le avevano, 
tenute su

senza mistero, a dire il vero, 
senza  mistero dietro quel velo; 
ma tu sparivi ed io pensavo 
questo miracolo mi stringe il cuor

ed io correvo, ed io correvo 
ed era tondo, ché io correvo 
come una “O” ed un'altra e svirgola 
per un cortile senza galline 
rimasta sola, senza preghiere

Ed io correvo, e ti chiamavi “Maria”, 
non lo ricordo, me lo dice mia madre – che si chiama Maria -, 
non lo ricordo: se avevi la tua di madre, 
non c'è pietà, ma crudeltà nella bambina 
rimasta sola; ti pensavo, dimenticavo, lassù.

...e tu correvi, io correvo. Lui correva: 
ti chiamavi Enzo: si chiamava Enzo 
(o a dirlo tutto: Vincenzo): 
tu mi sfottevi, io volevo

solo afferrarti e tacerti 
quella canzone di detersivo 
con il mio nome come solvente; 
ed io correvo tra la canzone 
e ti correvo dietro il mio nome 
e lui correva lo stesso nome:

Enzo: tu bambino, 
il maestro: Enzino 
[siamo alla Prima-ina]

che m'insegnava a scrivere 
con un'età d'anticipo 
senza badare al tempo, 
la maglia rosa o blu

C'era una chiesa 
c'era una(ltra) volta, 
ma era un'altra chiesa, 
e m'insegnava a scrivere 
senza badare al tempo, 
la maglia rosa o blu


....
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2 thoughts on “la maglia rosa o blu

    1. si. spero del bene, allora, per te.
      non sempre riesco a risvegliare bei ricordi e colorati. mi fa piacere quando con la scrittura accade. Mi dispiace, invece, quando scrivo ‘favole’ grigie, da autrice sgradevole e saccente, nulla conoscendo, tra l’altro, delle trame delle vite. In fondo le vite non sono favole o avremmo tutte le chiavi per disinnescare e innescare. La scrittura mi aiuta a perdere e ritrovare saggezza e umanità allo stesso tempo. A volte non bastano scuse. I caratteri burrascosi come quelli dei personaggi che mi rispecchiano mi insegnano anche che il confine tra far bene e far male si gioca su cortili insondabili dove la delicatezza sta nell’aiutare i compagni con le ginocchia sbucciate a rialzarsi e non strofinare ancor più sulle ferite. Questo aggiungo sul ricordare di quando si è bambini e adulti al tempo stesso. Dei bambini va conservata la meraviglia, e ci si guarda, invece, dal ‘piccolo’ sberleffo dei bambini che negli adulti frena la corsa piuttosto che slanciarla in un gioco di rincorse.
      grazie del passaggio
      non so se mi sono espressa, ma ci provo sempre

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