23/10/2018.

Sfiorirono le viole, sul mare caldo della sera

(col consueto dei fiori, canto un motivo

irragionevole) Chi fuga l’anima dimentica: è corpo,

e nessun dio conta a memoria

(variando il canto) le lampare[  – Jazz

 

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nel mio destino sono: sempre di passaggio. ma al

destino non credo. così ogni giorno

conto i passi, e tutta notte. mai s’avvicinano

ma.

 

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22/10/2018.

Il diluvio è già passato, spargendo vivi e

un risorto d’universali premurosi verso

la cautela dei fondamenti incerti

nelle colpe di città. tutto cade,

se non ci si affida più al divino degli

accadimenti o ai prestanome per

costruzioni lasciate all’anonimato dei

fatti, e a quello dei dispersi. Il diluvio può

sempre passare e non bussare alla porta; se

qualche cardine resta a origliare i venti […]

Le voci sparse confondono solo le foglie

mentre accavallano le stagioni. la certezza

è un festivo in più, a prevenire meglio di

curare ciò che altri giorni si tralascia;

compreso il senso di perdita e la vincibilità di

premure a incontri finiti come cenere spenta

sotto ai tappeti. Celeste continua a soffiare

nella ruota bucata poi si mette a correre

con tutto il fiato che resta nelle mie gambe

[   ]

21/10/2018.

Di questa strada ricordo il percorso e

chi la percorreva. per fare una strada devi metterci

i piedi, l’acutezza di tornare, e un ripasso di cancelli

per ogni sorte di dolore. La parlata fa le genti locali, e di due:

stranieri, finché morte non li separi [- lascia stare le fedi

tu che leggi -]. Devi fare la stessa strada,

ogni volta che resti, con affine impronta e diseguale presenza.

Ciò che torna uguale è: solo. La parola non sempre

lascia codici decifrabili dalle

simbiosi.

20/10/2018. smetterà mai?

Sembra l’ultima. forse è così. smetterà mai

quest’eternità? […] Guardarli è sorridere e non guardare

insegna, lo strabismo ed altri sensi. ma non ballarmi i

filosofi. Dividere l’anima è farsi un corpo di

circostanze dimenticabili. ma pure lui

moltiplicò di carne i pesci. non parlo divino. avrò bevuto

troppo, da sdoppiare pure il corpo

per la solitudine apparente. In tanto

sembrava l’ultima e questa è già un’altra. smetterà mai?

 

19/10/2018.

Torneranno. Dicono

sono già qui. non li trovo. Forse anche

i morti non tornano [messaggi]. Alcuni passano a

salvarti [vivi] e se lo sanno resta un mistero

che non necessita fede. Sono sempre di

passaggio. ferma nei nudi di doppia pelle. la voce

altrove, rapace, bagnata a sangue di sopravvivenza

[…]

18/10/2018. “ma sette diversi” (annotazione)

Lo stesso posto non fa persona. pure

cristo s’è spostato d’un millimetro e

dic’è niente. […] L’istinto già affeziona al: sette volte

picchiati, ma sette diversi; e ambulante se

cantare; non cedere il rap all’agente; (mio) braccialetto,

lo stesso, lasciato al battito di mia sorella (sua) che

non c’è; più

un’ammissione di sostegno confidenziale; E non

fa niente, siam sempre tutti un po’ in ritardo, ma

poi il ritardo cos’è? Metti una mano sul fuoco

e lasciala scottare

17/10/2018.

[…] mi mettono il sogno di radio

nel diaframma caldo e il soffuso

notturno – siamo al pomeriggio – d’una gola graffiata, dedicata

al lavoro. i passanti qui già occhiellano

allusioni in rosso, mentre è un cip

rubino: fa segno d’annata sotto

lo smunto di donna. le labbra feriscono

l’aria a furia d’esser vento per ordinarie

parole, ma risanare la voglia

d’ascoltarsi. Così, nel dopolavoro la stanchezza

irradia e non il luogo porta

dove ti trovi