16/9/2020.

L’inverno fa un’altra generazione; non ci sono più gli inverni d’una volta. Incerto aspettare, i messaggeri, la natura dei cicli per un cambio d’aria già vissuto. […]

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Lei gli bacia la spalla; volano farfalle […]

I messaggeri torneranno, verranno. Ora lo so.

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L’arsura leva e mette le acque. la natura dei cicli esonda adattamenti, ostinazioni di natura, sciogliendo i cicli. Non ci saranno più gli inverni d’una volta. Le fiamme volano portando via il dolo […] Troppo mimetica fra le righe pure poesia

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ma Lei gli bacia la spalla; volano farfalle

9/9/2020. le stanze fuori

Sono cresciuti, come i creati incommensurabili. Li trovo crescere nei prati non miei, nel viso di passaggio, in quel tocco di spalle che rovescia circostanze. Le stanze fuori, uno qualunque, loro che crescono. I capelli commuovono nel bianco e nero d’un lastrone; volevo dire: l’erba, commuove; l’ecografia di tutto l’incontenibile, in un pugnetto

9/9/2020. qui

quando sento il mare è il mare, acqua salata e tante cose con lei. del sole è il sole. rimproverate? quando sento il sole è il sole, un qualche cosa che somiglia, mia colpa, al bene. e tante stelle con lei; e altre tante. rimproverate la materia? quando alluno sono le spalle, qualcosa di docile, forse un lamento che non soffre. perché romantici se sono qui? messa la musica le cerimonie sono agli assenti. Il sacro un osso da contare a labbra, da scavare a soffio. Perché romantici se quiesisto?

1/9/2020. una risposta

I bambini stanno bene. sono chiusi nell’armadio a giocare con la luna. non sanno è il sole. e luna che prende. I bambini stanno bene. Lei quasi somiglia. Lui la ricorda. Io dimentico. siamo chiusi sotto al cielo: noi bambinedimeno; e il buco nero che smaga l’azzurro profondo blu. Lui somiglia, Lei lo ricorda, io sembro quasi; felice del nulla

29/8/2020.

a diventare esteti del profondo nessuno più accarezza i capelli lunghi delle bambole. ci segnerei una canzone, testimoniando in superficie come abboccano il sole le acque, e la notte di stelle. 

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Manca la pioggia, sudando le

sette vite dei gatti: quasi musica

lamentarsi, piovere, infiorire la

bellezza dell’acqua

pollinata da luce

26/8/2020. lana di roccia

di tutta questa paura mi restano i capelli, pettinati di fretta, fra le dita. gli accostamenti raccontano mezze cose: due spalle di due, qualche centimetro misurato dagli uomini, e una terza frase che ci vorrebbe per lo scandito del pathos. ma di due spalle mi restano le spalle; qualche centimetro per la costruzione che vado misurando. Ecco la terza. Delle mezze cose che si raccontano, per quell’irriducibile fino al silenzio. per la costruzione che faccio misurando, per i miei capelli, pettinati di fretta, rimasti tra le dita, poi il vento, annodato. per la paura. La paura presa di spalle fa meno paura, forse raccolta, quasi d’affetto.

23/8/2020. aeroplano

il mio amore ha cinque anni; s’è perduto in un cortile. il pomeriggio non volevo dormire; mi batterono a sangue; erano le ancille di Cristo; anche Gesù è stato grande; lui mi ha voluto bene. Il mio amore ha perso la conta, il credo e il volo anticulturale. mai preso un aereo. un giorno, forse, correndo in tondo in un cortile, poi le campane, alte, sotto la veste d’un campanaro scomparso per un mistero civile. Il pomeriggio non voglio dormire; mi batte il cuore, il sole, tra le ciglia del corpo. Il mio amore ha cinque anni, aeroplano in un cortile, poi le campane

22/8/2020.

cosa importa del bene e del male. Dobbiamo parlare dei rifiuti; delle malattie; del lavoro e dell’assenza;. Dobbiamo parlare di niente. Dobbiamo niente; toccare. Di tutto il tempo passa l’invenzione. Quanto tempo passa? Non passerà, nemmeno oggi; non passerà. Cosa m’importa del bene e del male, parlando il bene e il male, parlando? Dobbiamo parlare di niente. passatemi l’invenzione. è un tocco, in vero: un taglio di canna in vento messo a cantare senza parole. parliamo di niente. cantiamo, no, soffiamo il tocco dei semplici, senza gloria, tutta grazia. Cosa importa dei rifiuti, del lavoro, dell’assenza? Parliamo di niente: passatemi l’invenzione

17/8/2020. dogane

Ci siamo riconosciuti; riconoscersi è a occhio; s’è fatto la bicicletta. pure lui. tanti oggi si sono fatti la bicicletta. ma la sua ci voleva. L’avrà pensato, occhio a occhio, se m’ero accorta? L’uso sempre il verbo. nella mia lingua, poi, ha qualcosa di cura. In quella del giovane? A voce mai ci siamo riconosciuti. forse a una voce inespressa in voce. avrà parole; saranno pure in disuguaglianza. ma simigliamo in qualcosa. forse in accorgerci, a occhio, a voce, ad accorgerci. di gioventù potrei farne pensieri. Così, faccio lo stesso pensieri di gioventù. Poi mi ricordo l’Indiadovevolevoandarelinfanzia. Ma non avevo pensato lui fosse arabo? Ebbene: se qui, pure in India non hai mai accorto un arabo? […] Dalla Svizzera qualche giorno fa mi fermarono la musica. Ed io che credevo fosse Europa, giusto appena per la vicinanza. Ma a contraddire le distanze vedi l’effetto che fa. Poi la musica è potente; tanto. In questo la coca passa più liscio. non bollicine? Gli imballaggi, alla fine, hanno sempre ragione; prima o poi tocca a tutti. Ma la musica è potente, tanto [ ]