8/7/2020.

ci si riconosce nelle cose, nelle persone, nei vuoti d’aria, che stanno là. Un soffio in più relaziona sconnessioni. Allora basta: riconoscersi le cose, le persone, i vuoti d aria. Se solo Luce può catturarci senza spegnere l’oscuro necessario a distinguere le nostre galassie. Un bel sorriso è bello. Com’è bello trovare bello fra le parole. E sempre là, le cose, le persone, i gatti neri coi calzini bianchi, i vuoti […]. I vuoti addosso. Si riconosce nella luce, poi, calda.

5/7/2020.

[…], ma il ragazzo: “ma le necessità primarie?”. Io penso all’albero. come fa? poi mi metto a studiare l’albero. capisco l’albero. Un po’ di più comprendevo i fiori. L’umanità non la capisco. […] Ieri la luna mangiava tutto; il sole la luna. e tutto. Il cerchio si chiude in chiarore. […] “ma le necessità primarie”. il giovane ha un’età che avevo alla sua tarda. attardarsi è fino al tramonto. da un lato il sole, dall’altro la luna, a illudere d’ubiquità, immedesimando le distanze sulle spalle d’un medesimo corpo. Si è un po’ più grandi insieme per restare orizzontali; la bambina è in piedi sul muretto a dare “Dai il cattivo esempio”, ma la bambina è in piedi sul muretto; un bambino è sulle spalle; quanti padri ha questa terra fertile. e le necessità primarie? Poi mi torno a studiare l’albero. L’umanità non la capisco, senza fiori.

3/7/2020.

[…]

Andare di là è come incarcerare l’esterno alle mura. andare in un luogo di città. Qualcuno pente e mette in croce, sé con i suoi. quanto destino per mano umana. Andare di là è una parola di troppo. Poi un mural d’altra storia fuori alle mura. Quanto destino, per voce umana.

Altrove, altra storia, slegature, ombra su ombra li riconosci dalla luce unica, dall’argento messo in voce, dal mieto dell’uva, quasi dolce da prevenire settembre.

La bellezza è: di spalle, bambino e panino col vuoto buono. Mangia, che acqua e sale fa la fame. a papà. Mangia; e cresce

 […]

In traversi tramonti d’ubiquità. [I tramonti: perché orizzontali?] In traversi tramonti.

 

……………………………..

Qui non ci sono carezze.

Forse all’esterno: in interiora mura.

29/6/2020.

[…] risponde quasi con fierezza. come fosse debole testimoniare la specie. e non sapere come, farsi deboli, testimoniare. Ora riposa sul sole, l’umanità più accogliente. Risponde quasi con fierezza: è quanto basta; indebolirsi, testimoniare la specie nel singolare oblio. dimenticarono i semi; pure il vento non canta più. ora riposa sul sole, più accogliente. L’umanità dimentica […]

26/6/2020.

Non scrivere, tu dici. te lo ripeto, non scrivo. Il nutrimento incerta ghiandole di materia nera: ecografie d’un cosmo a interiora. – ospedale – […] La superficie batte disarmonie d’uccelli all’alba – casa – : dormire non si può il silenzio. Cormorani tornare nella muta nera. Nero oggi, nera la pietra sopravvissuta, vissuta, superiora interiora pura lei, conta minandosi. – Altri luoghi – Qualcuno spara, questo è per sempre. Disinnescare il tempo ha principi troppo duri a morire. – Mare – Qui oggi registrano canzoni, tra l’altro. c’è anche uno dei cani col microfono: quelli che ingoiano i venti all’abbaiare. la canzone è giovani: sperando invecchi, e giovani. O più non scrivere, te lo ripeto, non scrivo. La ricerca incerta ghiandole di materia incandescente: lattea galassia sperare il puro, l’assoluto organico oltre il bene oltre il male. Stamattina dovevi vederli i corridoi. La mia ossessione dei corridoi, disabitati abitanti. Alcuni dicono tornerà, virulento, altri il ripetere non è mai uguale, in tanto mancano lenzuola di carta su cui segnare in salve corpi d’attesa; le carrozze chi se le cerca da se, ed io avrei messo un altro colore a quel viola orizzontale che non ricorda, non dimentica, non risorge. Eppure le viole, sono belle le viole. Ascolta. Le more, in tanto, ora lo so, non da raccogliere; una ad una nutrirsene, come stella le nutre, arrossendo immemore a vergogne. Non scrive, tu dici, te lo ripeto. sono le more, messe in salve

24/6/2020.

sale di sabbia l’aspetto delle cose. oggi è domenica d’un mercoledì di lavoro. oggi è domenica, d’un vuoi venire, senza impegno. […]
Quel cartello lo volevo, a memoria, ad oggetto, a contatto; un divieto sostituisce un accesso. la
settimana scorsa tutti saggi. Quel giorno, un giorno previdente, salvavo; sempre il cartello, a distanza. Oggi è domenica d’un mercoledì di lavoro, d’un vuoi venire, senza impegno. Loro lavorano, graffiando il silenzio. Alla fine un cartello resta un cartello. [A memoria l’aspetto delle cose perde attesa.] Non lo stesso. […]
Verrà? […] La fissa orizzontale non sempre inquadra e limina le cose. Dicessi “lumina”, come sarebbe?

22/6/2020.

L’ultimo chiuda la porta. potrebbe freddo. l’estate è alle porte. anche d’inverno. Ho inventato l’assenza di dio prima di dio. poi la sua voce, nella mia. dicono una carezza; un altro dogma di solitudine. Non sei felice; ti chiedono mai?

19/6/2020.

verrà l’inverno cadrà il sole, per una terra bruna, messo il fuoco. messo il fuoco. Non porta parole per le cose belle: le cose belle portano, e zitti. l’ultimo chiuda la porta d’ogni casa all’aperto. Il bambino inventa timidezza per l’immortalità accanto a un cavallo, tanto cavallo tanto più cavallo di lui. La grandezza delle cose. Cadrà il sole verrà l’inverno cadrà l’inverno verrà. La luce brucia carezze di spalle fino all’ombra; per una terra bruna messa a fuoco. L’ultimo chiuda la bocca meravigliando i sigilli. e l’improvvisa

17/6/2020.

fare presto, un presto all’alba: sussurrarsi le parole come un canto già cantato, al disarmonico d’uccelli, il cinguettio ostinato inaccordante l’insieme; sanno? il cinguettio, l’insieme, il già cantato, l’alba. Fa Terra l’alba inseminando sole, a volte luna, nel lento azzurro. ]I giornidopo non poetizzano; date di fatto[ […] Un presto all’alba; trovarsi le parole a sussurrati di canto, i semi che mangiano per i fiori; e un giorno assolo. L’erba, grana